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	<title>Prealpi Veronesi &#187; torrentismo</title>
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		<title>Bloccati di notte nel Vajo dell&#8217;Orsa: salvati</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 16:48:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Magico intervento salvavita del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas), l’altra notte, al Vajo dell’Orsa, tra Ferrara di Monte Baldo e Brentino Belluno, dove due ragazzi veronesi, Michele Colombo di Brentino Belluno e Daniele Massocco di Bussolengo, a causa della propria inesperienza sono rimasti bloccati alla Busa Nera.
I due, entrambi venticinquenni, erano partiti da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Magico intervento salvavita del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas), l’altra notte, al Vajo dell’Orsa, tra Ferrara di Monte Baldo e Brentino Belluno, dove due ragazzi veronesi, Michele Colombo di Brentino Belluno e Daniele Massocco di Bussolengo, a causa della propria inesperienza sono rimasti bloccati alla Busa Nera.<br />
I due, entrambi venticinquenni, erano partiti da Fraine Basse mercoledì verso le 14 con una sola corda, non pensando di portare la seconda come la pratica insegna. La fune ad un certo punto della discesa si è incastrata non lasciando alternative ai ragazzi che, non potendo più proseguire, sono rimasti fermi ad aspettare che qualcuno arrivasse a recuperarli. Nonostante l’inesperienza &#8211; uno aveva fatto torrentismo una sola volta e l’altro da appena un anno &#8211; avevano lasciato detto ad un amico il percorso che avevano intenzione di fare in modo che, qualora dopo una certa ora non li vedesse arrivare, lanciasse un eventuale allarme. Quindi erano scesi lungo il sentiero che conduce verso il rio Bissole e avevano iniziato a scendere il vajo. In uno dei passaggi chiave, la Busa Nera, la corda è rimasta incastrata. Hanno provato a disincastrarla più volte ma alla fine non riuscendoci e non avendo alternative hanno desistito e sono rimasti ad attendere i soccorsi dalle 15,30, quando si sono bloccati, fino a sera. Verso le 21 l’amico che li attendeva e a cui avevano lasciato detto che si sarebbero infilati nel vajo, non vedendoli uscire, ha chiamato il 118.<br />
Il 118 ha attivato il soccorso alpino di Verona (Cnsas), le sezioni speleologica e alpina, che si sono entrambe attivate inviando subito le squadre sul posto alla ricerca dei due dispersi. Si sono mossi venticinque volontari, sempre a filo diretto con la base di Boscomantico. Due squadre hanno battuto i sentieri che vanno dalla Madonna della Corona verso l’ingresso del vajo dell’Orsa mentre altrettante sono entrate partendo da Fraine Basse ripercorrendo il tratto fatto dai ragazzi.<br />
I volontari speleo, prima di raggiungere i dispersi, hanno notato la corda incastrata, hanno capito che i due avevano avuto un problema tecnico ed hanno quindi proseguito la discesa intercettandoli alle 0,40 dove termina la parte acquatica e inizia quella fossile del canyon. Li hanno dunque raggiunti e, assicuratisi che stessero bene, li hanno accompagnati a valle arrivando a Brentino Belluno verso le 2.<br />
Una brutta esperienza che dovrebbe insegnare qualcosa.<br />
«Il vajo dell’Orsa non è un parco acquatico e il torrentismo non è un gioco, bensì una disciplina sportiva alpinistica che prevede preparazione sia tecnica che psicologica, allenamento ed esperienza», avverte Marco Heltai vice delegato del Soccorso alpino tra quelli intervenuti l’altra notte.<br />
«Affrontare questi percorsi improvvisando comporta rischi. Occorre essere bene attrezzati soprattutto per fronteggiare eventuali emergenze. Nel caso dell’altra sera una caviglia rotta sarebbe bastata a trasformare questa brutta esperienza in una vera e propria tragedia». Chi desidera sperimentare tali situazioni «estreme» ma non è esperto, è meglio si appoggi ad una guida. In questa specifica situazione anche l’attrezzatura era inadeguata: «Non si affronta un canyon senza un kit di emergenza né con una sola corda». </p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 11 Giugno 2010]</p>
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		<title>Soccorsi di notte nel canyon</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2009 19:46:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una frattura alle gambe mentre faceva torrentismo nel Vajo dell’Orsa; l’incidente è reale, era accaduto in passato. Questa volta però è stato messo in scena, simulato per l’esercitazione congiunta messa a punto l’altra notte dal Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) di Verona, che ha coinvolto sia la squadra alpina sia quella speleologica.
Guidati dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una frattura alle gambe mentre faceva torrentismo nel Vajo dell’Orsa; l’incidente è reale, era accaduto in passato. Questa volta però è stato messo in scena, simulato per l’esercitazione congiunta messa a punto l’altra notte dal Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) di Verona, che ha coinvolto sia la squadra alpina sia quella speleologica.<br />
Guidati dai rispettivi capistazione Marco Vignola e Damiano Federti, 23 volontari hanno iniziato a lavorare venerdì alle 20, incontrandosi a Brentino Belluno dove sono rientrati ieri alle 6,40.<br />
Questa esercitazione fa parte dei programmi d’addestramento annuale del Cnsas, che prevede, per il torrentismo, di testare le tecniche di recupero di un infortunato, simili a quelle d’intervento in grotta: quindi eccezionalmente difficili. L’esercitazione va inoltre a favore di coloro che stanno frequentando i corsi della Scuola nazionale dello Cnsas, di Milano, volti a formare tecnici di forra, moltissime nel Veneto.<br />
«Poiché il Vajo dell’Orsa è frequentatissimo», premette Vignola, «bisogna sempre essere pronti ad intervenire in caso di incidenti, che prevedono l’uso della barella stagna in neoprene per trasportare il ferito in acqua, proteggendolo durante il percorso, operazione da farsi senza esitazioni essendo lunghi i tempi d’intervento in questo vajo». Impossibile, infatti, l’apporto dell’elicottero, che nel «canyon» non può neppure calare il verricello. Simulando infatti il salvataggio s’è verificato che servono almeno 5-6 ore partendo dal punto più stretto. Tutto ciò facendo la simulazione nelle ore più difficili, quelle della notte, per essere pronti al peggio quando l’oscurità laggiù si fa più imperscrutabile.<br />
«In questi casi», aggiunge, «serve pure una buona comunicazione e l’esercitazione ha permesso di testare la copertura radio, cruciale per coordinarsi nelle fasi del recupero. Il risultato è stato buono poiché le squadre esterne alpine e quelle interne speleo hanno constatato che comunicano in modo chiaro anche nei punti più delicati». I casi più gravi accaduti qui sono stati quelli di una ragazza fratturatasi il femore nel 2005 e di un francese che l’anno scorso aveva riportato uno sfondamento toracico: «Ieri abbiamo simulato una frattura agli arti inferiori a metà vajo. La squadra è partita alle 20 da Brentino Belluno, è salita a Ferrara usando le tecniche di progressione di forra con la barella ed è arrivata dal ferito alle 23.40», dice Federti. «Abbiamo impiegato circa mezz’ora a stabilizzarlo e quindi abbiamo trasportato la barella galleggiante lungo il vajo, la fase più dura, il fulcro del soccorso in forra, che permette di spostare l’infortunato in questi ambienti».<br />
I volontari sono sbucati dai meandri dell’Orsa alle 6,30. «In un caso reale avremmo trovato qui un’ambulanza inviata dal 118 per portare il ferito in ospedale o, in altre situazioni, l’elicottero». A chi voglia effettuare questo percorso estremo si consiglia di partire di buon mattino per non farsi cogliere dal buio. Il percorso è a senso unico: non si torna indietro. I non esperti devono, comunque, appoggiarsi alle guide alpine.<br />
(B.B.)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 14 Giugno 2009]</p>
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		<title>Dentro il Vajo dell’Orsa</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 10:08:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>«Dentro il cuore del Vajo dell’Orsa». È la conferenza organizzata dalla consulta culturale per oggi alle 20,30 in municipio. L’alpinista veronese Beppe Pighi, che ha appena ottenuto dal Comune la civica benemerenza per il suo impegno nel promuovere il Monte Baldo e Ferrara, mostrerà diapositive del Vajo dell’Orsa. L’excursus copre 25 anni, dalle prime esplorazioni alla nascita del torrentismo. Pighi ha sempre esortato a fare attenzione, a calarsi tra queste pareti e cascate avendo cura del delicato ecosistema, l’invito sarà rinnovato stasera. «Gli siamo riconoscenti per quanto ha fatto in questi anni per la nostra comunità e grati per quello che potrà ancora fare», commenta il consigliere Eugenio Adamoli, presidente della consulta. «Amante della montagna, difensore dell’ambiente, alpinista, Beppe Pighi non ha mai scordato il Monte Baldo e Ferrara».<br />
Nel 1996 Pighi ha pubblicato con Giuseppe Corrà «La valle glaciale dell’Orsa. Versante orientale del Monte Baldo». Qui si approfondiscono riferimenti geologici dell’area. Info: 335.109.8089.<br />
(B.B.)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 08 Agosto 2008]</p>
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