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	<title>Prealpi Veronesi &#187; telegrafo</title>
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	<description>Baldo - Carega - Lessinia</description>
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		<title>Rifugio Telegrafo chiuso per malattia</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 12:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>È un autunno meraviglioso però il Rifugio Barana al Telegrafo Monte Baldo, a quota 2200 nel Comune di Brenzone, nel fine settimana rimane chiuso come è stato anche in quello scorso. Un incidente accaduto alla titolare Franca Bellabarba a metà settembre ha costretto la famiglia Arcangeli a mettersi a riposo e rientrare a Caprino dove abita. Per avvertire chi sale, in accordo con il Cai, il Club alpino italiano Verona che ne è proprietario, sono stati posti avvisi all’inizio dei vari sentieri che salgono da Novezza e da Prada e si sono avvertiti gli impianti di risalita Malcesine Monte Baldo e Prada Costabella.<br />
«È un vero peccato», commenta Piero Bresaola presidente del Cai Verona, «ed è anche una perdita economica per i gestori i quali, per regolamento, tengono il Telegrafo aperto dal 15 maggio a metà settembre con facoltà di renderlo disponibile anche nei fine settimana di maggio, settembre e, volendo, anche ottobre se il tempo lo consente», dice.<br />
La signora Bellabarba, costretta al massimo riposo fa sapere: «Sono scivolata il 18 settembre dalla scala esterna che porta in entrata e mi sono rotta cinque costole e la spalla sinistra». Per quel fine settimana si sono arrangiati: «Abbiamo tenuto aperto avendo chiamato in soccorso alcuni amici di mio figlio, ma il week end dopo abbiamo dato forfait come faremo nei prossimi». La signora Franca Bellabarba è la cuoca per cui senza di lei non si può far nulla. «Ci spiace molto», commenta ancora, «avevamo vari appuntamenti e molte prenotazioni che abbiamo dovuto disdire, per fortuna avevamo i vari nominativi e recapiti. Invece per avvertire gli altri abbiamo messo i cartelli», ribadisce. La signora ne avrà per 40 giorni almeno. «Si ricomincerà nei fine settimana di maggio, se non ci sarà tanta neve come quest’anno, e in ogni caso a metà giugno», assicura. Il rifugio è a conduzione familiare, ci sono 69 posti letto e almeno 150 coperti, suddivisi tra due sale, senza contare quelli che si creano sulla magnifica terrazza che guarda sul lago di Garda. Per contatti telefonare allo 045 724153.<br />
(B.B.)</p>
<p>[Fonte : <a href=""http://www.larena.it">L'Arena</a> del 3 Ottobre 2009]</p>
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		<title>Traversata del monte Baldo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 12:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima tappa : Da Caprino Veronese al rifugio Telegrafo

Altimetria : Salita m. 1894
Tempo : ore 6.10
Segnavia : 662 &#8211; 658
Difficolta&#8217; : E (Percorso tranquillo, ma visto il dislivello si consiglia ad escursionisti allenati).

Tappa che ci porta in quota, con un dislivello non indifferente. Fino alle Bocche di Navene si cammina in un ambiente solitario, poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Prima tappa : Da Caprino Veronese al rifugio Telegrafo</h3>
<ul>
<li>Altimetria : Salita m. 1894</li>
<li>Tempo : ore 6.10</li>
<li>Segnavia : 662 &#8211; 658</li>
<li>Difficolta&#8217; : E (Percorso tranquillo, ma visto il dislivello si consiglia ad escursionisti allenati).</li>
</ul>
<p>Tappa che ci porta in quota, con un dislivello non indifferente. Fino alle Bocche di Navene si cammina in un ambiente solitario, poi i sentieri si fanno piu&#8217; affollati tra il rifugio Fiori del Baldo e il rifugio Telegrafo (ovvio, c&#8217;&egrave; la seggiovia&#8230;).<br />
Si parte da Caprino Veronese (m. 253) con il sentiero 662, si passa per Gaon e poco sopra l&#8217;abitato di Rubiana prendiamo la mulattiera a destra che sale le pendici del Monte Creta.<br />
Si raggiunge il bel terrazzo prativo di Piore nei pressi della malga &#8220;La Fabbrica&#8221; (m.902 &#8211; ore 1.40), dove si interseca il sentiero segnato n. 53, dopodiche&#8217; si entra nel bosco, si passa nei pressi del baito di Gro e giungiamo a quota 1300 ad unirci al sentiero n.64 (ore 1.00 &#8211; 2.40).<br />
Si continua per la mulattiera che risale interamente il fondo della Val di Naole, passa accanto all&#8217;omonima malga e al vicino forte militare per poi giungere alla Bocchetta di Naole (m.1648 &#8211; 1.20 &#8211; 4.00).<br />
Alle Bocchette di Naole si incrociano i i sentieri 655 che parte da Castelletto ( 5 h ) e 656 che parte da Ferrara di Monte Baldo ( 2.15 h ) e da qui comincia il percorso in cresta vero e proprio, con il sentiero 658.<br />
Si raggiunge subito la stazione superiore della seggiovia di Prada, il rifugio Fiori del Baldo e subito dopo il rifugio Chierego (m.1911 &#8211; 0.40 &#8211; 4.40).<br />
Si continua passando il fianco orientale della Cima Costabella per riguadagnare il crinale al Bocchetto del Coal Santo (m. 1993), per arrivare ad un sentierino che raggiunge il rifugio Telegrafo tagliando il fianco ovest della Punta Sascaga (1.30 &#8211; 6.10).</p>
<h3>Seconda tappa : Dal rifugio Telegrafo al rifugio Altissimo</h3>
<ul>
<li>Altimetria : Salita m. 754, Discesa m. 850</li>
<li>Tempo : ore 5.30</li>
<li>Segnavia : 651</li>
<li>Difficolta&#8217; : E (Percorso tranquillo,solo da prestare attenzione ad alcuni tratti tra la forcella Valdritta e Cima delle Pozzette).</li>
</ul>
<p>Tappa interamente in quota , bei passaggi e bei panorami. Molto affollato (ovviamente) nei pressi della stazione superiore della funivia.<br />
Dal rifugio Telegrafo si prende il sentiero 651 che passando sotto le creste della Punta Pettorina ci porta alla forcella Valdritta (m. 2107) dove giunge il sentiero n.5 proveniente da Piombi.<br />
Si procede in leggera salita alla cima Val Finestra, si passa per il versante orientale di Cima del Longino e si arriva alla Cima delle Pozzette.<br />
Per un bel crinale si scende verso Bocca Tratto Spino dove si trova la stazione superiore della funivia e il rifugio-ristorante &#8220;Baita dei Forti&#8221; (m. 1720).<br />
Da qua si prende la comoda mulattiera che in circa 40 minuti porta alla Bocca di Navene, dove (purtroppo) si prosegue per il percorso stradale per alcune centinaia di metri, fino a trovare il sentiero che sulla sinistra si addentra nel bosco (ben segnalato).<br />
Si sale il fianco meridionale del Monte Altissimo e dopo un&#8217;oretta e mezza si raggiunge il rifugio Altissimo.</p>
<h3>Terza tappa : Dal rifugio Altissimo a Torbole</h3>
<ul>
<li>Altimetria : Discesa m. 2011</li>
<li>Tempo : ore 3.45</li>
<li>Segnavia : 632 &#8211; 601</li>
<li>Difficolta&#8217; : E (Come la prima tappa, difficolta&#8217; solo nel dislivello)</li>
</ul>
<p>Tappa di discesa, parecchio lunga e monotona. Consiglio di prenderla con calma e fare qualche tornante piuttosto che i ripidi sentieri che tagliano la strada.<br />
Fare attenzione anche a quei disgraziati che si buttano gi&ugrave; in MTB per i sentieri convinti di essere in una gara downhill (Dai campi di Nago in gi&ugrave;).<br />
Si scende per il largo crestone del Monte Altissimo e si raggiungeono le sorgenti della Malga Campo (m.1635) dove a destra si stacca il sentiero che porta alla Bocca del Creer.<br />
Si continua in discesa fino a raggiungere i campi di Nago, dove comincia (per noi) la strada asfaltata, che noi spesso taglieremo per i sentieri. Come scritto sopra, essendo la discesa molto lunga, consiglio di evitare qualche tratto di sentiero ripido e continuare per la strada.<br />
Arrivati alla casera degli Alpini si prende il sentiero che addesso abbandona per un bel po&#8217; la strada e si arriva ad incrociare ancora la strada alla Madonnina del Faggio (m. 750).<br />
Da questo punto (bivio purtroppo poco segnalato) per chi vuole procedere per Nago continua per la strada asfaltata, per Torbole la si attraversa e si continua per il sentiero che porta fino agli abitati sopra Torbole.</p>
<h3>Alternative</h3>
<p>Il percorso cosi&#8217; com&#8217;e&#8217; strutturato e&#8217; piuttosto duro soprattutto per i dislivelli che si devono affrontare nella prima e terza tappa.<br />
Per rendere piu&#8217; agevole la prima tappa si puo&#8217; partire da Ferrara di Monte Baldo e prendendo il sentiero 656 si arriva alla Bocchetta di Naole in 2 ore e 15, quindi con circa due ore e 600 metri di dislivello in meno.<br />
Comunque spesso si incrociano i sentieri che  scendono verso il lago o verso l&#8217;Adige quindi e&#8217; possibile creare parecchie alternative.</p>
<p>Le tre tappe e l&#8217;alternativa Ferrara di Monte Baldo sono indicate anche perche&#8217; permettono di raggiungere i punti di partenza e arrivo usurfruiendo i trasporti pubblici dell&#8217; APT di Verona.</p>
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		<title>Sparite le vecchie lapidi con la storia dei rifugi</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Sep 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’epigrafe storica è sparita. Non è più dove stava, sui muri del rifugio Telegrafo. Forse è in qualche sgabuzzino. La storia: 11 alpinisti veronesi fanno sorgere nel 1963 sulla cresta di Costabella, a 1911 metri di quota sullo spartiacque del massiccio del monte Baldo un rifugio a ricordo di un loro compagno di escursioni, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’epigrafe storica è sparita. Non è più dove stava, sui muri del rifugio Telegrafo. Forse è in qualche sgabuzzino. La storia: 11 alpinisti veronesi fanno sorgere nel 1963 sulla cresta di Costabella, a 1911 metri di quota sullo spartiacque del massiccio del monte Baldo un rifugio a ricordo di un loro compagno di escursioni, il professor Giovanni Chierego (1891-1960), figura storica del Cai di Verona. Lo statuto della Fondazione Chierego prevede che, alla morte dell’ultimo socio, la struttura passerà alla sezione veronese del Cai. I fondatori erano Giuseppe Banterle, Antonio Bonato, Mario Dolci, Sergio Manfredi, Emilio Morandini, Giuseppe Paluani, Luigi Piccoli, Angelo Poiesi, Franco Righetti, Gaetano Ruffo e Vittorio Tosi.<br/><br />
Ma la targa, ora, non c’è più. È toccato proprio al figlio del professor Chierego, Guido, un pilastro del Cai Verona dei tempi d’oro, fare l’amara scoperta. Proprio a lui, che era stato con i fratelli e le sorelle fra i pochi a battersi perché il rifugio dedicato a suo padre non venisse alienato dal Cai cittadino.<br />
Una compita lettera con il racconto dei fatti è giunta alla Comunità montana del Baldo; vi si espongono i fatti e si invita al ripristino. Il presidente dell’ente che comprende i nove Comuni veronesi del Baldo, Cipriano Castellani, si è detto altrettanto indignato: «Provvederò immediatamente all’accertamento dell’accaduto; è certo che quanto di storico permane al Chierego verrà conservato con cura, deve trattarsi di uno sgradevole equivoco causato da motivi logistici nella gestione».<br/><br />
Ma il caso si ripete anche per il rifugio Telegrafo, più avanti verso Nord, lungo le creste. Della sua lapide storica ci resta una foto pubblicata nel 1977 sul volume celebrativo del centenario della sezione Cai di Verona, fondata nel 1875. È un’iscrizione che figurava in facciata al rifugio Telegrafo, a 2147 metri di altitudine, 50 metri sotto la vetta sul versante gardesano. La lunga epigrafe citava i soci fondatori e presidenti Goiran e Nicolis. La foto-documento fu scattata il 31 luglio 1910, quando la lapide venne scoperta nel corso di una cerimonia, presente il naturalista e mecenate scaligero Achille Forti, che lasciò un immenso patrimonio al Comune di Verona. Nell’ultimo dopoguerra la lapide c’era ancora, lo testimoniano i gestori del rifugio dell’epoca. Allora il rifugio si chiamava «Calzolari e Pona», adesso «Gaetano Barana».<br/><br />
I successivi, pesanti interventi edili fecero staccare l’epigrafe che poi finì spezzata nella grande discarica che costituisce il piazzale del rifugio. Nessuno ha mai pensato di recuperare l’iscrizione. Mentre l’adiacente chiesetta di Santa Rosa da Lima (già rudere di una casermetta) è addobbata di vari cimeli e lapidi, il rifugio «Telegrafo», pure del Cai di Verona, ha perso l’unica che aveva. Ricordava il fondatore del Cai di Verona e grande esploratore botanico del Baldo Agostino Goiran (1835-1909), presidente della sezione dal 1875 al 1885 ed Enrico Nicolis (1841-1908), geologo e conservatore di paleontologia del Museo di storia naturale di Verona, che fu presidente della sezione Cai dal 1886 al 1889. Erano tempi nei quali i soci Cai si dedicavano alla ricerca scientifica e al rimboschimento del Baldo. <br/><br />
(Bartolo Fracaroli)<br/>[Fonte: L'Arena]</p>
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