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	<title>Prealpi Veronesi &#187; revolto</title>
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	<description>Baldo - Carega - Lessinia</description>
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		<title>Rinnovata la chiesetta al Revolto</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 14:09:21 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha un nuovo altare ed è completamente rinnovata la chiesetta che sorge a pochi passi dal rifugio Revolto, sopra Giazza, e che è dedicata a san Giovanni Battista. Domani alle 16.30 il vescovo monsignor Giuseppe Zenti, durante la celebrazione della messa festiva, consacrerà il nuovo altare in una cerimonia che sarà accompagnata da don Flavio Gelmetti, responsabile dell&#8217;Opera chiesette alpine e animata dai cori Piccole Dolomiti di Illasi, diretto dal maestro Zeno Castagnini e Tre Torri di Tregnago con il maestro Leonello Dal Molin. Agli stessi cori è affidata la preparazione del clima di festa, con un concerto che precederà di un&#8217;ora la celebrazione, seguita poi, al termine, da un rinfresco festoso.<br />
Per tutta la giornata, con corse potenziate nel pomeriggio, il Comune di Selva di Progno ha organizzato un servizio di bus navetta che farà la spola dalla località Giare e Lago Secco fino al rifugio, per evitare l&#8217;ingorgo delle auto lungo la stretta via di collegamento.<br />
La chiesetta, pur essendo per pochi metri in territorio trentino, è molto cara agli alpinisti veronesi, perché ospita incastonate nei suoi muri numerose targhe ricordo di caduti in montagna o di persone che con la montagna hanno avuto un rapporto intenso e riconosciuto: per questo è considerata memoria di risurrezione e luogo di incontro e di comunione tra le province e le diocesi di Trento e Verona.<br />
Fu costruita nel 1951 per ricordare don Giovanni Battista Trida, scomparso tre anni prima, omaggio al sacerdote e professore del seminario vescovile, voluto dai suoi allievi e da alcuni confratelli. Da allora è sempre stata officiata nelle domeniche e festività estive da monsignor Luigi Piccoli che avviò l&#8217;Opera chiesette alpine e a cui successe don Germano Paiola e ora don Flavio Gelmetti, entrambi della Pia Società Don Mazza.<br />
«La necessità di ristrutturare la chiesetta di San Giovanni Battista, specie in ordine alla sicurezza e alle esigenze di una dignitosa celebrazione liturgica, stava maturando ormai da qualche anno. Grazie all’interessamento e all’opera generosa di tanti volontari del Veronese e con la partecipazione e il contributo della Provincia di Trento, il sogno coltivato come possibile è divenuto realtà», riconosce don Flavio.<br />
«Nell&#8217;intervento di restauro si è tenuto conto del luogo di preghiera e di devozione, orientato dal messaggio spirituale dei monti e segnato dalla memoria degli affetti più profondi, spezzati dal dolore, che richiedono luce e speranza», aggiunge il sacerdote mazziano, «e a questa speranza sono ispirati i bassorilievi, significativi per arte ed espressività, posti sull’altare e sull’ambone, opera dello scultore Matteo Cavaioni. Le opere sono scolpite in marmo nembro rosato e comprendono, oltre l’altare e l’ambone, la sede per il celebrante e un simbolo della veglia pasquale, che valorizza i segni d’acqua e fuoco, collegati dal Vangelo alla figura di Giovanni il battezzatore».<br />
Dei nuovi cancelletti in ferro battuto, opera dell&#8217;artista di Cogollo Gino Bonamini, completano e racchiudono il recinto sacro. Bonamini ha ripreso, 58 anni dopo, elementi di fantasia su cui aveva già lavorato quand&#8217;era appena quattordicenne alla bottega di Berto da Cogollo: quasi miracolosamente tornano quindi le stesse mani a ricostruire e dare unità a quell&#8217;elemento di allora che le ha composte nuove, secondo un&#8217;originale fantasia, o restaurate dopo averle lui stesso lavorate quand’era ancora ragazzo nella bottega di Berto da Cogollo.<br />
Una semplice ringhiera, in ferro battuto, lavoro del giovane allievo di Gino, Giovanni Battista Sauro, di Bosco Chiesanuova, è fissata attorno ai gradoni, a garantire la sicurezza e a definire e ricordare ai passanti lo spazio sacro e celebrativo, oltre a dare continuità all&#8217;opera che passa da maestro ad allievo per tre generazioni. </p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.caregaweb.it/?pagina=467">CaregaWeb.it</a>]</p>
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		<title>Cavi telefonici annodati per parlare col Revolto</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 12:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se può far piacere non sentire squillare il cellulare nel fresco della Foresta di Giazza o sulle rocce delle Piccole Dolomiti, è tutt’altro che tranquillizzante sapere che se dovesse succedere qualcosa di grave, non solo non ci sarà il segnale via etere di nessuna compagnia telefonica che ci permetterebbe di lanciare l’allarme, ma che rischia di mancare anche la più elementare e tradizionale comunicazione via cavo del normale telefono.<br />
Parlare di cavo è forse un eufemismo, perché quello che mostra Giorgio Annechini, gestore del rifugio Revolto, sopra Giazza, tradizionale punto di partenza per le escursioni verso il Carega, è piuttosto una matassa informe di fili, scotch e saldature. Ma è anche il cavo con il quale Telecom porta il servizio telefonico a Revolto e dal quale dipendono i ponti radio con gli altri rifugi di quota maggiore, Pertica e Scalorbi, escluso Fraccaroli che dipende da un ponte radio con Ala di Trento.<br />
«Tutto è cominciato con la prima nevicata dello scorso novembre. I rami degli alberi, carichi di neve pesante si sono abbattuti sulla linea aerea interrompendola in più punti», racconta Annechini.<br />
Pronta la chiamata di soccorso del gestore al 187, naturalmente scendendo fino a Giazza dove con un cellulare ha potuto comunicare. Telecom prende atto della situazione, ma risponde che i tecnici non sono attrezzati con mezzi provvisti di catene e non possono salire a Revolto a riparare il guasto. Annechini decide di far da sé e collega la linea provvisoriamente annodando i fili nei punti di rottura. Spera che la neve sparisca presto dalla strada e permetta ai tecnici di salire fino al rifugio. Capita invece nell’inverno più nevoso degli ultimi vent’anni e deve affrontare altre emergenze, con diverse interruzioni sulla linea, almeno sette, tutte riparate sempre con lo stesso sistema artigianale, nella speranza che con la buona stagione chi ha mezzi e competenza provveda come sarebbe suo dovere.<br />
Le riparazioni le fa, ma il ripristino del cavo all’altezza originaria è impossibile senza le opportune attrezzature e misure di sicurezza. A quelle dovrebbe pensare Telecom che finalmente a metà giugno, a neve completamente sciolta, invia i tecnici i quali si limitano a fotografare il cavo a terra, le riparazioni artigianali di Annechini e a stendere una relazione. Quando d’estate capita che, nonostante il cavo intero, la comunicazione sia interrotta, i tecnici finalmente escono e trovano che una delle saldature fatte da Annechini era finita in una pozzanghera. Si limitano a sollevare il cavo e ad avvertire che la comunicazione è ripresa.<br />
La linea è tuttora molto disturbata e durante le telefonate i fruscii di fondo coprono le parole dell’interlocutore.<br />
«Siamo alla fine dell’estate e ancora nella stessa situazione. Se capita di non poter telefonare, dal 187 mi rispondono che sanno dei fili a terra e di seguire la linea finché trovo il guasto ed è sottinteso che devo anche ripararlo. Ma fino a quando?», si chiede Annechini.<br />
(Vittorio Zambaldo)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 17 Settembre 2009]</p>
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		<title>Apre la stagione in montagna, chilometri di auto parcheggiate</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 10:03:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una giornata di sole ha portato sul Carega il flusso turistico dei giorni migliori: già nella mattinata di ieri c’erano quattro chilometri di auto parcheggiate sul ciglio della stretta strada che sale nella Foresta di Giazza verso il rifugio Revolto e il via vai, nelle prime ore del pomeriggio, non accennava a diminuire.
Nella chiesetta dedicata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una giornata di sole ha portato sul Carega il flusso turistico dei giorni migliori: già nella mattinata di ieri c’erano quattro chilometri di auto parcheggiate sul ciglio della stretta strada che sale nella Foresta di Giazza verso il rifugio Revolto e il via vai, nelle prime ore del pomeriggio, non accennava a diminuire.<br />
Nella chiesetta dedicata a San Giovanni Battista si è aperta la stagione estiva con la festa degli alpinisti veronesi, presenti i presidenti Piero Bresaola del Cai Verona, Adriano Rancan e Roberto Piccoli, presidente e vice del Cai Tregnago e rappresentati del Cai Lessinia di Boscochiesanuova.<br />
Don Flavio Gelmetti, della Pia Opera don Mazza e responsabile dell’Opera chiesette alpine ha aperto la celebrazione chiedendo il ricordo e il suffragio per Marco Guglielmi ed Enrico Fasoli, gli ultimi veronesi deceduti in incidenti di montagna e per i quali sono state collocate due targhe nella chiesetta, ma anche per Elisabetta e Nicolò Gugliemini e Sara Ravelli, i giovani di Roverè tragicamente scomparsi in Spagna in un incidente stradale. La schola cantorum San Nicolò di Roverè, diretta dal maestro Gianni Scardoni, non ha voluto rinunciare all’appuntamento di animare con i suoi canti la messa degli alpinisti, ma in segno di lutto ha rinunciato al concerto che avrebbe dovuto tenere al rifugio nel pomeriggio.<br />
«Il cuore è pervaso da forti emozioni», ha esordito don Flavio, «dalla giornata di sole, dalla voglia di ricominciare la nostra attività alpinistica, ma anche dal grande dolore per i nostri amici che non ci sono più, chiamati da Dio più in alto. Enrico e Marco erano due persone che avevano fatto dell’altruismo una caratteristica della loro vita, l’uno impegnato nella protezione civile e nel soccorso alpino, l’altro nella ronda della carità. Di Elisabetta, Nicolò e Sara abbiamo visto in questi giorni i volti sorridenti sui giornali che parlano della loro tragica morte e siamo certi che oggi sorridono davanti a Dio».<br />
Al rifugio e sulle montagne vicine sono saliti in tanti, a piedi ma anche in bici, come Mascia e Franco, arrivati da Badia Calavena in sella alle loro mountain bike e decisi a proseguire fino a Scalorbi: «Staremo via tutto il giorno, perché non abbiamo problemi di record o di orari, ma ci piace gustare la montagna, i suoi silenzi e i suoi paesaggi», hanno detto.<br />
Fuggiti dal caos della città anche Federica e Tiziana, colleghe all’ospedale di Borgo Roma, che hanno lasciato a casa mariti e figli e hanno scelto la libertà della montagna. «Qui si scaricano le tensioni e ci si ricarica per tutta la settimana. Visto che loro non amano camminare, lo facciano frequentemente noi da sole, qui, ma anche sul Baldo o sulle Dolomiti, quando riusciamo ad avere qualche giorno in più», hanno rivelato.<br />
Sabato sera in duecento hanno gustato la visione delle stelle con l’aiuto e la competenza dei Gruppo Gastrofili di San Giovanni Ilarione, che ha messo a disposizione nuovi e potenti telescopi: solo le nuvole, verso le due di notte, hanno chiuso l’osservazione che è continuata in amicizia attorno a un piatto di pasta offerto dal rifugio.<br />
(V.Z.)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 30 giugno 2008]</p>
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		<title>Ponte Revolto &#8211; Rif. Scalorbi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 14:20:07 +0000</pubDate>
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<li>Altimetria : m 671</li>
<li>Tempo : ore 2</li>
<li>Segnavia : 185</li>
<li>Difficoltà : E</li>
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<p>Dal Ponte (m 1096) sulla strada per Revollo, si percorre per circa 600 metri la zona di picnic, dove si stacca sulla destra il sent. 276 e perviene dal rif. Boschetto un altro collegamento (sentiero Borghetti). Si continua sempre sulla sinistra idrografica passando per gli Orti Forestali (m 1217. ore 0.30) dove ha inizio il fitto bosco per giungere ad un bivio; sulla destra sale ripido il sent. 190 per il passo delle Tre Croci, mentre si prosegue assieme al Sentiero E5 e lo stesso sent. 190.<br />
Si tagliano alcuni piccoli solchi e quindi, al limite Sud del lagosecco, si lascia sulla sinistra il sent. 190 per il rif. Revolto mentre si continua piani ancora pochi minuti verso Nord finché ha inizio la salita entrando presto nella strozzatura dalla quale sfocia il Vallone di Campobrun.<br />
La si rimonta con qualche svolta sempre lungo la sinistra idrografica passando poi sull&#8217;altro lato e giungendo a Malga Campobrun. Contornando sulla destra la pozza-abbeveratoio, ci si riporta sulla sinistra idrografica raggiungendo, infine, il rif. Scalorbi (m 1767, ore 2.00).</p>
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		<title>Alpinisti in festa al Revolto</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jun 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
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L’appuntamento segna l’inizio della stagione alpinistica e l’apertura del servizio religioso nelle chiesette alpine della nostra provincia. Quest’anno l’evento coincide con la festa liturgica di san Giovanni Battista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>elva di Progno. Festa degli alpinisti veronesi, domani al rifugio escursionistico Revolto, organizzata come da tradizione dalle sezioni del Cai «Lessinia» di Boscochiesanuova ed «Ettore Castiglioni» di Tregnago.<br/><br />
L’appuntamento segna l’inizio della stagione alpinistica e l’apertura del servizio religioso nelle chiesette alpine della nostra provincia. Quest’anno l’evento coincide con la festa liturgica di san Giovanni Battista a cui è dedicata la chiesetta attigua al rifugio Revolto.<br />
Lì sarà celebrata la messa alle 10.30, da don Flavio Gelmetti, della Pia Società don Mazza, responsabile dell’Opera chiesette alpine che gestisce il servizio su incarico della diocesi.<br />
La celebrazione sarà animata dal coro Piccola Baita di San Bonifacio, sostituito nel pomeriggio, per la messa delle 16.30, dal gruppo corale Chorus, diretto dal maestro Carlo Bennati.<br/><br />
Le celebrazioni seguiranno poi per tutte le domeniche di luglio e agosto secondo il seguente calendario: sul Carega, alle 11.30 nella chiesetta di Cristo risorto presso il rifugio Scalorbi e alle 16.30 in quella di san Giovanni Battista a Revolto; sul Baldo alle 11.30 nella chiesetta di santa Rosa adiacente al rifugio Telegrafo e occasionalmente a Costabella nella chiesetta dedicata a san Bernardo.<br />
La cerimonia di domani è voluta dalle sezioni Cai della Lessinia, in suffragio di tanti amici che attraverso la montagna si sono avvicinati a Dio: numerose lapidi sulle pareti della cappella li ricordano.<br/><br />
L’appuntamento è tradizionalmente anche occasione per la benedizione dell’attrezzatura alpina usata nelle escursioni e nelle arrampicate, nonché per uno scambio di auguri fra appassionati di montagna e per godere della tranquillità del luogo rinfrancato dalla nuova apertura del rifugio dopo un anno di chiusura.<br/><br />
Un rinfresco concluderà la mattinata, mentre alle 16 è atteso al rifugio l’arrivo degli escursionisti di «Viver Monti 2007», l’iniziativa dei gruppi alpini che in tredici tappe raggiungeranno da Garda la cima dell’Ortigara. Sono trentacinque componenti di diversi gruppi alpini della provincia accompagnati lungo il sentiero da esperti delle sezioni Cai di competenza, con l’intento di tener desto lo spirito del Cammino Italia, riportare gli alpini sulle cime teatro di grandi battaglie e far conoscere il territorio delle Prealpi veronesi e vicentine.<br />
Per ogni tappa sarà raccolto un sasso che al termine del percorso contribuirà alla costruzione di un monumento alla memoria sull’Ortigara, nel novantesimo anniversario della battaglia.<br/><br />
Vittorio Zambaldo<br/>[Fonte: L'Arena]</p>
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		<title>Una vita nuova per Revolto</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2007 12:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Selva di Progno. Non è più in concessione al Cai il Revolto e ha perso le caratteristiche di rifugio alpino: la nuova inaugurazione arrivata dopo un anno di chiusura apre le porte del Rifugio escursionistico Revolto, un alberghetto alpino dove però la vita sarà sempre un po&#8217; spartana e l’accoglienza tipica dei rifugi a conduzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Selva di Progno. Non è più in concessione al Cai il Revolto e ha perso le caratteristiche di rifugio alpino: la nuova inaugurazione arrivata dopo un anno di chiusura apre le porte del Rifugio escursionistico Revolto, un alberghetto alpino dove però la vita sarà sempre un po&#8217; spartana e l’accoglienza tipica dei rifugi a conduzione familiare. Ne hanno dato prova Giorgio Annechini e i suoi collaboratori nella prima domenica di apertura ufficiale, accogliendo centinaia di escursionisti e curiosi venuti a vedere la novità.<br/><br />
Il rifugio si presenta rinnovato all’interno, dove i vecchi mobili intarsiati sono stati ripuliti e riverniciati; è stato ridipinto anche tutto l’interno e sono stati risanati completamente cucina, camere e bagni, nel rispetto della normativa vigente.<br/><br />
I posti letto sono passati a 31 «ma nel sopralluogo dei Vigili del Fuoco ho appreso che se dotassi il rifugio di una scala esterna antincendio potrei aumentare la capienza dei posti letto fino a 70», rivela il gestore. Un bell’impegno che comunque intende affrontare nei prossimi anni: intanto si concentra sull’avviamento della struttura e sul completamento dei lavori esterni, dopo aver già assicurato un nuovo gruppo elettrogeno all’edificio ed essere in trattativa con Veneto Agricoltura, ente regionale proprietario dell’immobile, per la posa di pannelli solari che integrino stufe e caminetto a legna per il riscaldamento delle camere. L’intenzione è infatti quella di tenere aperto il rifugio anche in inverno e la prospettiva è di lavorare durante l’anno scolastico a supporto del laboratorio territoriale di educazione ambientale di Dogana Vecchia, sistemato un paio di chilometri più in basso. È frutto di un protocollo d’intesa tra Veneto Agricoltura, Arpav, Provincia e Comune di Selva di Progno, come centro coordinamento della rete regionale Infea (Informazione, formazione, educazione ambientale). Scolaresche e famiglie troveranno alloggio nei rifugi Boschetto e Revolto, mentre l’attività sarà condotta nei locali di Dogana Vecchia.<br/><br />
Un lungo applauso ha accompagnato la benedizione che don Flavio Gelmetti, ha impartito alla struttura rinnovata e alle persone che la abitano e la frequentano: «Deve essere luogo di amicizia, di incontro, di sollievo al corpo e allo spirito: deve diventare focolare di carità per quanti lo frequentano», è stato l’augurio del sacerdote. Tra la folla c’era anche Franco Cisamolo, gestore del rifugio per 13 anni con il Cai Lessinia, venuto a rivedere «la sua creatura» cresciuta e rinnovata, soddisfatto della trasformazione e del rilancio.<br/><br />
Il sindaco di Selva, Silvano Valcasara ha partecipato alla cerimonia esprimendo la sua soddisfazione: «Era una desolazione vedere il rifugio abbandonato a se stesso per tutta l’estate scorsa», ammette, «ed ho fiducia nell’entusiasmo e nella professionalità dei nuovi gestori. Mi auguro che il loro impegno e lo sforzo economico profuso per riaprire siano ripagati da numerose presenze. Ho anche la speranza», ha concluso il sindaco, «che l’avvio del laboratorio ambientale di Dogana Vecchia porterà lavoro e nuovi stimoli per gli operatori della zona».<br />
In proposito ha già avviato con i gestori dei rifugi del Gruppo del Carega incontri per definire obiettivi e strategie di lavoro insieme, trovando sintonia e spirito di collaborazione da parte di tutti.<br/><br />
Due turisti inglesi sono attratti dall’assembramento di folla: vogliono capire cosa succeda e chiedono se sono possibili cena e pernottamento, ma prima vogliono vedere le camere. Vengono accompagnati nell’ispezione e tornano soddisfatti: si fermeranno per assistere al tramonto e all’alba sul gruppo del Carega.<br/><br />
Vittorio Zambaldo <br/>[Fonte: L'Arena]</p>
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