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	<title>Prealpi Veronesi &#187; malga</title>
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	<description>Baldo - Carega - Lessinia</description>
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		<title>A piedi sulle antiche «vie del latte»</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 13:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un libretto ben documentato, voluto dal precedente consiglio di amministrazione della Comunità Montana del Baldo, racconta il Baldo e le sue malghe.
Lo fa proponendo sette itinerari, spiegando vita e strumenti dei pastori di greggi e armenti, le storie e leggende del massiccio legate alla monticazione estiva e i formaggi tipici. La pubblicazione, che può essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un libretto ben documentato, voluto dal precedente consiglio di amministrazione della Comunità Montana del Baldo, racconta il Baldo e le sue malghe.<br />
Lo fa proponendo sette itinerari, spiegando vita e strumenti dei pastori di greggi e armenti, le storie e leggende del massiccio legate alla monticazione estiva e i formaggi tipici. La pubblicazione, che può essere ritirata gratuitamente alla sede della Comunità, in Palazzo Nichesola alla frazione Platano di Caprino, è presentata dall&#8217;assessore provinciale a turismo e sport Ruggero Pozzani e dal commissario della comunità Laura Foscolo.<br />
Sul Baldo, in entrambi i versanti, gardesano ed atesino, oltre a quello a sud, di San Zeno di Montagna e del Caprinese, su 52 malghe 25 sono di proprietà comunale. Ma ce ne sono anche Ferrara di Monte Baldo, Brenzone e Malcesine. Il termine malga è ormai comune, come l’errore di identificarla come l&#8217;edificio isolato dove si lavorava il latte e risiedeva il «casàro».<br />
In 64 pagine con 27 foto «Le vie del latte», curato dallo studio di Promozione Culturale di Verona di Bartolo Fracaroli quanto ai testi e coordinato dal dottore forestale Cristiano Pastorello per un&#8217;edizione in 11 mila copie, si spiega la realtà del «complesso malga», costituito dal grande areale di pascolo e di bosco, dal bàito centrale dove col latte si ottenevano il burro, il formaggio e la ricotta, dalla casàra dove li si stagionava, dagli stabbi dei maiali dove si crescevano i suini con i residui della lavorazione del latte, dal «marès» dove si mungevano le bovine, dalla pozza d&#8217;abbeverata e dalla riserva, un&#8217;abetaia a riparo degli armenti dal solleone meridiano e dai temporali.<br />
Le «Vie del latte» propongono itinerari alla portata di tutti nella buona stagione nell&#8217;arco di una giornata e li illustra con cartine specifiche, tempi di percorrenza, quote, dislivelli, orizzonti geografici, storia dei siti attraversati, risorse quali sorgenti e frutti commestibili, vie di fuga e collegamenti, le difficoltà e i punti d&#8217;appoggio, gli aspetti ambientali prevalenti del territorio e la sua ecologia e le stagioni consigliate, raccomandando la prudenza, l&#8217;allenamento ed un abbigliamento corretto.<br />
Le escursioni proposte si spalmano sui 25mila e 500 ettari del Baldo veronese, fra 9 Comuni e partono poco sopra il lago di Garda per toccare le creste a 2000 metri. Percorsi in sintesi: da Lumini di San Zeno a Zocchi; da Prada Bassa a Ortigara, Ortigaretta e rifugio Mondini; da Pradonego ai Colonèi di Caprino e Pesina, Naole e Valfredda Crocetta; da Zovello per val de le Prè, baito Buse, Valvaccara; da Sommavilla di Brenzone a Brione per Zovello. Ancora: il giro di malga Cerbiolo per il Cavallo di Novezza dal passo Campione e quello da Tratto Spino di Malcesine per Zocchi di Sotto.<br />
Il Cai «Battisti» ha richiesto 1500 copie di «Le vie del Latte per i propri soci all&#8217;atto del rinnovo della quota 2010». Ggià nel 2006 la comunità del Baldo aveva edito un libretto «Itinerari della fede sul monte Baldo», ora ristampato per la Pastorale del Turismo della Diocesi, grazie alla Fondazione Cattolica Assicurazioni, in 25mila copie e destinato alle parrocchie del Triveneto.</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 28 Maggi 2010]</p>
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		<title>Malga sfregiata dagli «ultras» veneti</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 13:19:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un tempo nelle 52 malghe del Baldo veronese e nelle 40 di quello trentino, l&#8217;edificio centrale, il baìto, aveva sempre un vano aperto per l&#8217;emergenza in caso di smarrimento o bufera dei viandanti. Ora questi sono blindati dopo tante cattive esperienze.
È successo a malga Artillone, 1538 metri, dopo il confine regionale, di proprietà del Comune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un tempo nelle 52 malghe del Baldo veronese e nelle 40 di quello trentino, l&#8217;edificio centrale, il baìto, aveva sempre un vano aperto per l&#8217;emergenza in caso di smarrimento o bufera dei viandanti. Ora questi sono blindati dopo tante cattive esperienze.<br />
È successo a malga Artillone, 1538 metri, dopo il confine regionale, di proprietà del Comune di Avio, con una firma inequivocabilmente veneta. È stata coperta di grandi scritte spray contro i trentini e la loro autonomia. Il fatto, che ha suscitato scalpore, non si ripeteva dagli anni Venti, quando il grande pascolo passò dal Veneto al Trentino. Dicono le scritte: «Ve la togliamo noi la vostra autonomia, parassiti», e altro. Ancora: porte scardinate, suppellettili sparse, sporcizia, deiezioni.<br />
La malga è sotto la strada Graziani, aperta dai militari nel 1926, da Spiazzi di Caprino (841 metri) a Brentonico (701). La scoperta l&#8217;ha fatta l&#8217;allevatore Renzo Creazzi di Sabbionara d&#8217;Avio, salito per preparare la riapertura estiva con la monticazione degli armenti. Dell&#8217;accaduto si stanno occupando i carabinieri di Avio e Caprino.<br />
«Episodio preoccupante», dice Ugo Rossi, assessore provinciale alla sanità e segretario del Partito autonomista Trentino Tirolese, «echi di un presunto federalismo pompato a dismisura che ci indica come utenti di privilegi immeritati, proprio quando la legge Dallai-Galan fa godere ai Comuni di confine iniziative tansregionali. Sono squallide intolleranti provocazioni quando stiamo dimostrando da tempo al resto d&#8217;Italia una garanzia di buon governo e funzionalità».<br />
La minacciosa scritta «Torneremo» lasciata dagli anonimi incursori, con ingiurie alle guardie forestali ed al comune di Avio, fa supporre un intento politico dimostrativo; ma è stato anche rubato il quadro elettrico del baìto: danni per 6mila euro.<br />
Sul versante veronese si erano registrati lo scorso anno furti e vandalismi a malga Zocchi a 1282 di quota di Veneto Agricoltura, in comune di San Zeno di Montagna e ad una malga privata di cavalli, la bellissima Topei a 1270 in comune di Caprino, sul versante atesino sotto quelle dei Colonèi di Pesina e di Caprino. Tutte le malghe visitate dai ladri sono prossime alle strade.</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 14 Maggio 2010]</p>
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		<title>Operazione paesaggio Via i tralicci dell’Enel</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 12:19:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un orizzonte libero e sostenibile per «Malga Natura», il centro studi ambientale che occupa l’ex Casara Malga Valfredda di dentro che sorge sul Baldo nel comune di Ferrara. Ne è proprietario il Comune di Caprino, che l’ha concessa in uso al gruppo micologico «Orti d’Europa Francesco Calzolari».
Per tutelare il paesaggio e levare dall’orizzonte del Baldo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un orizzonte libero e sostenibile per «Malga Natura», il centro studi ambientale che occupa l’ex Casara Malga Valfredda di dentro che sorge sul Baldo nel comune di Ferrara. Ne è proprietario il Comune di Caprino, che l’ha concessa in uso al gruppo micologico «Orti d’Europa Francesco Calzolari».<br />
Per tutelare il paesaggio e levare dall’orizzonte del Baldo cinque piloni, che con i loro cavi tagliavano il cielo portando corrente, l’amministrazione di Caprino, autorizzata dall’Enel, ha predisposto tutto per interrare la linea. Di fatto i sostegni sono ancora su perché si sta attendendo l’intervento finale dell’Enel che sarà eseguito a giorni non appena arriverà l’«ok» dalla sede regionale.<br />
«Abbiamo pensato di eliminare questi piloni alti 10 metri che tagliavano la visuale facendo uno scavo di circa 200 metri, dove abbiamo sistemato un tubo in cui l’Enel, appena possibile, farà passare i cavi elettrici protetti dall’apposita guaina», spiega Moreno Dal Borgo, assessore ai lavori pubblici e all’ecologia. Il lavoro è stato fatto in agosto a spese del Comune che, in meno di una settimana, ha portato il materiale, scavato i pozzetti, e lavorato seguendo le prescrizioni dell’Enel, «che, la settimana scorsa, ci ha assicurato che, quanto prima, provvederà ad infilare i cavi nel nuovo alloggiamento sotterraneo fatto da noi come richiesto», precisa l’assessore.<br />
Così, senza più impatto ambientale, Malga Natura riceverà l’energia che serve ai normali usi domestici e a eventuali strumentazioni da ufficio usate in quest’antico edificio, che è stato trasformato in un centro didattico culturale dopo che, quattro anni fa, fu dato in concessione d’uso per vent’anni al «Gruppo micologico» con una porzione di terreno.<br />
La richiesta era stata avanzata dal presidente, Paolo Cugildi, grande appassionato ambientale e in particolare di micologia ed erpetologia che, con i soci, ha ristrutturato la storica struttura a spese dell’associazione. «Hanno sistemato tetto, muratura e interni rendendola accogliente e frequentatissimo punto di riferimento per molti appassionati di botanica e fauna del Baldo», dice l’assessore all’ecologia, ricordando che i volontari hanno pure riordinato il cortile creando anche un percorso botanico, d’alberi ed erbe del Baldo, corredato di cartelli esplicativi. Così lassù, periodicamente, si tengono conferenze, visite guidate il cui tema portante è la conoscenza del mondo naturale baldense con particolare riguardo a flora, fauna, micologia e serpenti.<br />
Il tutto grazie soprattutto alla profonda passione di Cugildi, che ha persino studiato e costruito un vivario, probabilmente l’unico in Italia, dove, grazie a camere di svernamento collegate a monitor, si segue l’evoluzione biologica delle vipere del Paterno Monte, pure nel periodo del letargo.<br />
«Anche questo nostro piccolo intervento», commenta Dal Borgo, «contribuisce a migliorare l’ambiente montano in zone di particolare pregio come le nostre malghe. Questa è vicina a Malga Valfredda, che il Comune utilizza per i soggiorni estivi dei ragazzi, che, guidati dai volontari di quest’associazione, possono visitarla imparando qualcosa di utile». Quest’anno sono saliti in 800 almeno, per non parlare degli adulti.<br />
(Barbara Bertasi)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 17 Settembre 2009]</p>
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		<title>Alla scoperta della Lessinia con le lezioni a Malga Derocon</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 12:31:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con la visita di un gruppo di studenti stranieri, tre tedeschi e otto olandesi con un loro insegnante, coinvolti nel progetto di scuole superiore europee Horizon, a cui partecipa anche il liceo scientifico Galileo Galilei di Verona, si è aperta, dopo la lunga pausa invernale, l’attività didattica di Malga Derocon.
È l’area floro-faunistica, all’interno del Parco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con la visita di un gruppo di studenti stranieri, tre tedeschi e otto olandesi con un loro insegnante, coinvolti nel progetto di scuole superiore europee Horizon, a cui partecipa anche il liceo scientifico Galileo Galilei di Verona, si è aperta, dopo la lunga pausa invernale, l’attività didattica di Malga Derocon.<br />
È l’area floro-faunistica, all’interno del Parco regionale della Lessinia, in cui vivono allo stato semilibero esemplari di cervo, camoscio, capriolo e marmotte, con punti di avvistamento, percorsi botanici, attività di laboratorio e dove è attiva una stazione fissa di inanellamento e un centro di recupero della fauna selvatica, gestito in collaborazione con il settore faunistico ambientale della Provincia e l’associazione Verdeblù.<br />
«Mi piace che l’apertura avvenga in occasione di una sessione di inanellamento», osserva Diego Lonardoni, direttore del parco, «perché questa è una stazione importante di osservazione e monitoraggio per l’avifauna di passo in una zona di protezione speciale (Zps) del Parco».«Abbiamo ottenuto buoni risultati e dallo scorso anno siamo punto di riferimento nel Progetto Alpi, iniziativa nazionale per lo studio delle migrazioni autunnali», aggiunge l’ornitologa Marilena Perbellini, che nel 2007 ha catturato e inanellato 245 uccelli di 27 specie diverse.<br />
A Malga Derocon è data possibilità alle scolaresche, dalle classi elementari alle superiori, di partecipare alle attività di studio sugli esemplari presi in esame, per capire come si fa ricerca scientifica ornitologica.<br />
La malga è aperta dalle 9 alle 17 tutti i giorni festivi, fino a fine novembre, e tutti i giorni della settimana fino a metà settembre, ma l’attività di inanellamento si fa due giorni al mese. Si possono prenotare visite anche in altre date, telefonando al numero 334.268.9288.<br />
Gli studenti stranieri hanno trascorso una settimana alla scoperta dell’uomo tra passato e presente in Lessinia. Era il tema che Amelio Sabaini, referente del progetto per Verona, ha studiato e sottoposto ai giovani allievi stranieri, ragazzi e ragazze fra il secondo e quarto anno di scuola superiore, ospitati da famiglie di coetanei veronesi.<br />
A Malga Derocon gli studenti hanno osservato con attenzione le fasi di inanellamento e catalogazione, ponendo domande pertinenti e incaricandosi alla fine di liberare gli uccellini che erano stati inanellati e registrati, incuriosendosi al fatto che un regolo del peso di appena cinque grammi sia stato catturato a Malga Derocon con un anello identificativo applicato in Lituania e un’averla piccola, registrata qui, sia invece stata segnalata presente in Egitto.<br />
Barriere e frontiere superate da sempre dalla natura e che le nuove generazioni di giovani europei stanno imparando a imitare.<br />
Le impressioni sulla trasferta in Lessinia sono buone: «Da noi è tutto piatto, qui invece il paesaggio è molto vario e le montagne sono bellissime», ammette l’olandese Alina. Ha mandato un sms alla madre per farle sapere tutto quello che ha visto durante la permanenza.<br />
L’insegnante olandese, professore di tedesco in una scuola superiore, Henk Zaadnoordÿk,, riconosce che i suoi allievi «sono interessati alla vita degli altri e l’importante è quanto possono apprendere dal punto di vista del dialogo e della comprensione fra culture diverse: riconoscono la diversità che incontrano ma anche quanto i giovani di tutto il mondo siano alla fine molto vicini fra loro per ideali e interessi», rivela.<br />
Una decina di studenti del Galilei è già in lista d’attesa, a sua volta,,per un’analoga settimana offerta nell’ambito del progetto Horizon in Olanda: là il tema sarà l’acqua, ma si punterà soprattutto a sviluppare lo scambio di esperienze, a confrontare sistemi culturali e lingue,, con l’inglese che farà da collante.<br />
(Vittorio Zambaldo)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 29 Luglio 2009]</p>
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		<title>Allevamenti e latte le armi dei monti</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 10:07:33 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Festa della Comunità montana domani a Podestaria, abbinata alla festa di metà alpeggio e legata alla tradizione della Madonna della neve, ricorrenza liturgica che risale al quarto secolo dell’era cristiana per un miracolo della Vergine che avrebbe segnato con la neve, il 5 agosto, il perimetro dell’erigenda prima basilica della cristianità a lei dedicata a Roma, quella di Santa Maria Maggiore.<br />
La consuetudine raduna a Podestaria, simbolo dell’antico controllo della Nobile Compagnia dei Lessini sulla montagna veronese, tutti gli allevatori che in questo periodo stanno &#8220;caricando&#8221; con il loro bestiame le malghe.<br />
La festa, organizzata in collaborazione con la Provincia, il Bim Adige e l’Apa (Associazione provinciale allevatori) è anche occasione per mettere in mostra i migliori capi presenti all’alpeggio e affrontare i temi legati all’allevamento.<br />
«Purtroppo è il momento di stringere i denti e forzare la mano perché i tagli rischiano di lasciare la montagna senza una sua rappresentanza», commenta Stefano Marcolini, presidente della Comunità della Lessinia e del Parco.<br />
L’ipotesi regionale è di ridurre da 19 a 8 le Comunità montane venete, ma la materia è ancora in discussione: si parla di accorpare le comunità più piccole, o di ridurne i confini per escludere i Comuni di fondovalle. «Quello che importa è che sia garantita la rappresentanza della gente che vive e lavora in montagna», ribadisce Marcolini. Ricorda che se non si interviene con una politica di incentivi, non a pioggia ma mirati, si rischia di perdere il treno dello sviluppo: «Crescono le grandi stalle, che non sono stalle di montagna ma allevamenti intensivi che non portano nulla in più alla montagna, perché chi se ne occupa è troppo preso dall’azienda per interessarsi di prati da sistemare, muretti a secco da ripristinare, strade e carrarecce da tenere aperte, boschi da curare. Visto il lavoro fatto da Comunità e Parco in questi decenni, non vedo chi potrebbe curare gli interessi della montagna, sulla quale le risorse devono essere mantenute», conclude Marcolini.<br />
Di questo si rifletterà, dopo la messa delle 10 nella chiesetta di san Bartolomeo, la rassegna del bestiame in alpeggio e la premiazione dei capi migliori.<br />
A mezzogiorno ci sarà la tradizionale investitura dei nuovi &#8220;bacani&#8221;, sei personaggi che si sono distinti per l’attaccamento alla montagna espresso in campi diversi: da quello istituzionale a quello economico, culturale, sportivo e sociale.<br />
Novità di quest’anno sarà anche la presenza di uno stand con il formaggio Monte Veronese Dop di malga, prodotto da sei aziende con il latte delle vacche in alpeggio e stagionato per circa 12 mesi. Grazie all’appoggio della Regione e del Consorzio di tutela del Monte Veronese Dop, un presidio Slow Food, nato nel 2004, ha riunito i caseifici e le malghe disponibili a produrre Monte Veronese d’allevo con latte d’alpeggio. «In questi dodici anni in cui i miei colleghi mi hanno dato l’incarico di presidente del Consorzio Monte Veronese dop (formaggio ancora oggi a latte crudo)», dichiara Giovanni Roncolato, «ho capito che ci si deve muovere per far conoscere alla gente la nostra grande cultura casearia, che purtroppo ancora oggi è un lavoro che remunera poco. Si deve salvaguardare questo settore importante per le aziende agricole del territorio, ma in particolare, nelle zone montane, con prodotti come questo di malga che possono valorizzare l’ambiente e dare valore aggiunto al lavoro di chi è nel settore».<br />
(V.Z)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 01 Agosto 2008]</p>
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		<title>Torna l’icona di san Michele sulla montagna della badessa</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 10:13:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 1658 Corno della Baessa, cioè «Montagna della badessa», perché dipendeva dal monastero benedettino femminile di San Michele in Campagna di Verona, fu organizzato come malga moderna e per l’occasione una statua di san Michele fu collocata sopra l’architrave della porta d’ingresso. Per rivivere la storia di quell’evento accaduto trecentocinquant’anni fa, domenica l’associazione «San Michele [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1658 Corno della Baessa, cioè «Montagna della badessa», perché dipendeva dal monastero benedettino femminile di San Michele in Campagna di Verona, fu organizzato come malga moderna e per l’occasione una statua di san Michele fu collocata sopra l’architrave della porta d’ingresso. Per rivivere la storia di quell’evento accaduto trecentocinquant’anni fa, domenica l’associazione «San Michele Valpantena-Lessinia» organizza una giornata a Malga Cornesel, come oggi è chiamato il Corno della Baessa, ricollocando sulla casara della malga un bassorilievo dell&#8217;arcangelo realizzato dall&#8217;artista Raffaello Tacchella di Lugo.<br />
La cerimonia è inserita nel programma intitolato «Lessinia: una montagna di storie e di tradizioni» che si svilupperà anche nei prossimi anni con altre iniziative. Per chi desidera partecipare all’evento il ritrovo è alle 9.30 davanti alla chiesetta di località Maregge, sulla strada per San Giorgio, per poi proseguire in auto fino alla vecchia cava e di lì a piedi fino a Malga Cornesel, poco sotto Podestaria. Sul luogo sarà illustrata la storia della malga e dell&#8217;alpeggio sulla montagna veronese e ai presenti sarà regalato un libretto scritto per l&#8217;occasione su questo tema e pubblicato grazie al contributo della Comunità montana e del Parco della Lessinia, prima di procedere alla benedizione e alla posa del bassorilievo. Il tutto si concluderà con un breve rinfresco offerto dall’azienda Redoro con i suoi prodotti tipici.<br />
Lo studioso Bruno Avesani ha svolto un’approfondita ricerca su questa porzione di alta montagna lessinica, trovando che a metà del Seicento era ancora per buona parte ricoperta di ampie zone boschive, ma che il paesaggio venne sconvolto dai grandi proprietari cittadini che ritennero di ottimizzare i profitti riducendo drasticamente gli spazi occupati dai boschi per ampliare le zone pascolive. Il materiale ligneo ottenuto con un feroce e fulmineo disboscamento non venne recuperato per lavori di falegnameria, carpenteria o per riscaldamento, ma bruciato sul posto.<br />
Fu quanto accadde alla montagna Cornesel, una montagna che dal 1180 apparteneva al potente monastero femminile di San Michele in Campagna.<br />
Da giugno ad agosto del 1657, in tre mesi, vennero inceneriti 150 campi veronesi di foresta. L&#8217;anno successivo, durante i sei mesi dell&#8217;autunno e dell&#8217;inverno, scomparvero anche quei non molti alberi presenti su altri 250 campi della montagna.<br />
Malga Cornesel fu totalmente rimodellata per essere in grado di ospitare e nutrire il maggior numero possibile di capi di bestiame. In questa prospettiva vennero eseguiti anche i lavori di scavo per ricavare una grande pozza per l&#8217;abbeveraggio delle mandrie.<br />
Il 22 febbraio 1648 furono versati 20 ducati a Lodovico Fumanello per aver scavato la pozza alla Podestaria. Tale somma era solo la parte che spettava al monastero, perché della pozza si servivano anche altre malghe.<br />
Nel giugno del 1657 ad Andrea Conti di Arzerè fu affidato il compito di svolgere una radicale opera di deforestazione su 150 campi: avrebbe dovuto «tagliar tutti i legni et abbruciarli con prezzo di 100 ducati e otto sacchi di miglio». Ad agosto la ciclopica opera era già finita e infatti il giorno 20 di quel mese il monastero non solo versò il saldo, ma richiese a Conti di disboscare anche gli altri 250 campi della montagna e di sistemare la casara. Il 30 aprile 1658 il disboscamento era finito e i lavori alla casara ultimati. Il libro delle uscite del monastero registrava anche la spesa: «Per un san Michel improntato in pietra viva da meter sopra la porta della casara si sono spesi troni 15 e 10 marchetti».<br />
(V.Z.)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 31 Luglio 2008]</p>
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