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	<title>Prealpi Veronesi &#187; fiori del baldo</title>
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	<description>Baldo - Carega - Lessinia</description>
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		<title>Verso i rifugi del Baldo sulla strada senza neve</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 15:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rifugio «Fiori del Baldo» incassa la sua vittoria: lo sgombero della neve dalla strada di Naole, dalle località Cason a Due Pozze.
Il sindaco, Graziella Finotti, ha garantito che farà eseguire quest’operazione e ne ha già data prova il 5 dicembre, facendola pulire la via alla vigilia del ponte dell’Immacolata, proprio all’indomani della prima nevicata. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il rifugio «Fiori del Baldo» incassa la sua vittoria: lo sgombero della neve dalla strada di Naole, dalle località Cason a Due Pozze.<br />
Il sindaco, Graziella Finotti, ha garantito che farà eseguire quest’operazione e ne ha già data prova il 5 dicembre, facendola pulire la via alla vigilia del ponte dell’Immacolata, proprio all’indomani della prima nevicata. Così Moreno Oliboni, gestore e proprietario con i genitori di questa struttura, a 1850 metri di quota sul Baldo, ha vinto la sua battaglia. Una battaglia che va avanti da anni, sempre a suon di lettere ogni volta protocollate in Comune, ma senza esito pratico.<br />
L’ultima risale al 23 settembre, ed è sulla falsariga di quella spedita nel novembre 2007 e nell’ottobre 2008, quando ancora non si prevedeva l’inverno nevoso che seguì. «Già da alcuni anni», scriveva, «in caso di neve, il Comune fa sgomberare la strada comunale di Naole fino alla località Cason poiché vi risiede stabilmente una famiglia. Voglio precisare», incalzava, «che anche al Rifugio Fiori del Baldo, oltre ad esistere un’attività commerciale aperta tutto l’anno, risiedono stabilmente i miei genitori. Chiedo quindi gentilmente che la strada sia sgomberata perlomeno fino alla località Due Pozze».<br />
Ricordava quindi che, oltre a beneficiare dello sgombero i rifugi, il suo e quelli di Malga Prada (quota 1500) e Chierego (quota 1911), ne avrebbe tratto vantaggio qualche turista, che meglio potrebbe approfittare delle strutture ricettive del paese nel periodo invernale.<br />
Un sogno sarebbe stato lo sgombero più avanti: «Ma va bene così», dice, «anche per prevenire pericoli».<br />
Precisa il sindaco Finotti: «Ho ritenuto accettabili le richieste del signor Oliboni. Condivido infatti l’idea che sia positivo tenere aperta la strada che conduce alla località Due Pozze, dove si trova anche una baita gestita dall’associazione Sci Nordico di S. Zeno di Montagna. Ciò permette ai turisti che amano la montagna di arrivare in quota per godere le bellezze del Baldo e praticare sport invernali, come passeggiate e uso di ciaspole, non essendovi qui piste da sci. Sarà un’opportunità in più», prosegue, «tenendo conto che difficilmente quest’anno, per motivi tecnici, gli impianti funiviari saranno aperti, essendo previste nuove strutture da realizzarsi nel prossimo futuro».<br />
La pulizia sarà fatta fino alle Due Pozze spargendo sale: «Oltre sussiste invece un divieto di transito. Tuttavia», prosegue, «anche da Prada (a quota 1000) fino alle Due Pozze è sin da ora obbligatorio viaggiare con le catene poiché la strada può essere pericolosa a causa del ghiaccio».<br />
L’intervento non è economicamente quantificabile: «I costi dipenderanno dalla quantità di neve che cadrà nelle prossime settimane», ragguaglia Gabriella Finotti ricordando che finora s’è provveduto allo sgombero il 5 dicembre, quando la situazione era stata anche monitorata dai volontari della protezione civile comunale. I Fiori del Baldo accoglie ospiti nei fine settimana e sarà aperto nelle festività natalizie (info. : 04568624 77).<br />
(Barbara Bertasi)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 02 Gennaio 2010]</p>
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		<title>E&#8217; scoppiata la guerra dei due rifugi</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 16:07:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al rifugio Chierego, 1911 metri sul livello del mare in terriroprio comunale di Brenzone, si sta montando una vetrata frangivento; la contesta per presunte irregolarità Moreno Oliboni, che gestisce con la famiglia il vicino rifugio Fiori del Baldo, che sorge più in basso, a quota 1850, in territorio del Comune di San Zeno di Montagna. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al rifugio Chierego, 1911 metri sul livello del mare in terriroprio comunale di Brenzone, si sta montando una vetrata frangivento; la contesta per presunte irregolarità Moreno Oliboni, che gestisce con la famiglia il vicino rifugio Fiori del Baldo, che sorge più in basso, a quota 1850, in territorio del Comune di San Zeno di Montagna. Invece dicono che tutto è regolare sia la Comunità montana del Baldo, che ha rilevato dal Club alpino italiano (Cai) il Chierego, sia gli uffici comunali che hanno dato le autorizzazioni a procedere. Il gestore del Chierego, Massimo Bertoldi, si dice tranquillo e, a breve, monterà le lastre antivento trasparenti sulla terrazza, dalla quale si ammira una delle più spettacolari vedute del Lago di Garda e del Baldo. [FIRMA]In una lettera al Comune di Brenzone, intitolata «Segnalazione di eventuali irregolarità in ambiente montano», Oliboni scrive: «Io, gestore del rifugio Fiori del Baldo, amante della montagna e profondo conoscitore del Monte Baldo, avendo gestito con i miei genitori i rifugi del Cai Chierego e Telegrafo, segnalo con la presente, sentendomi moralmente coinvolto, per il rispetto della nostra montagna, che al rifugio Chierego, da tutta l’estate è aperto un cantiere senza nessun cartello di inizio lavori». Prosegue Oliboni: i lavori «sono svolti in orari strani (come notturni), da chissà quale impresa edile. Nella notte tra domenica 27 e lunedì 28 settembre sono misteriosamente sorti dal nulla cinque pali. A breve salirà al Chierego una ruspa per uno sbancamento di terreno. Sarebbe opportuno che chi di dovere facesse le debite verifiche e controllasse se tutto è in regola con le concessioni comunali e le vigenti normative sul territorio montano in quote particolari».<br />
Oliboni si dice preoccupato «innanzitutto per la sicurezza riguardo i lavori già eseguiti; siamo in zona sismica, il solarium e la terrazza, in certe occasioni, diventano sala da ballo. Hanno l’agibilità?» Poi passa a contestare il tenore dei concerti svoltisi quest’estate: «Anche se è improprio chiamarli concerti», scrive, «visto che si trattava di musica da discoteca a tutto volume, che si sentiva a chilometri di distanza. I turisti amanti della tranquillità montana fuggivano dalla disperazione. I diritti alla Siae sono stati versati?»<br />
Spiega Bertoldi, gestore del Chierego: «Il progetto della terrazza è stato presentato dalla Comunità montana del Baldo, proprietaria del rifugio, e non ha previsto movimentazione del terreno; sono stati solo conficcati, per circa 10 centimetri, dei pali, alti circa 180 centimetri, che dovrebbero sostenere barriere trasparenti in policarbonato, antigrandine, indispensabili per proteggere dal vento il plateatico di legno appena montato». Continua il gestore del Chierego: «Sono stato sommerso dai complimenti di clienti che possono fare la colazione al sacco anche quando il rifugio è chiuso». Costi dei lavori? «È un intervento impegnativo interamente a mio carico», dice Bertoldi. «È stato approvato dal Comune, che ha apportato correzioni al progetto originario che prevedeva una barriera sul balcone superiore. L’opera non comporta squilibrio ambientale e ha ottenuto i pareri positivi anche della Soprintendenza».<br />
In quanto ai concerti, replica Bertoldi: «Sono eventi che si svolgono una o due volte l’anno; ho anche organizzato serate di jazz e classica. Non siamo specializzati in rock, abbiamo inserito un concerto di questo genere nell’ambito di una manifestazion per promuovere prodotti locali. Hanno suonato i Lord Byron di Caprino e i Nexus dell’entroterra gardesano. Sono gruppi affermati a livello locale che hanno contribuito a portare in montagna giovani che non c’erano mai stati». Bertoldi non vuole commentare le altre critiche del vicino di rifugio. «Auguro a Moreno ogni bene», conclude. «e credo che nella vita spesso si raccolga quanto si semina». Controreplica di Moreno dai Fiori del Baldo: «Io raccolgo gente tutte le domeniche».<br />
(Barbara Bertasi)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 15 Ottobre 2009]</p>
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		<title>La stazione meteo è salva</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 16:03:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Novità e fondi all’orizzonte per la stazione meteorologica Meteomontebaldo, da cui quest’estate è arrivato un sos con la richiesta di aiuto a Comuni e Provincia. L’appello, lanciato dal presidente Gabriele Lazzarini, era stato colto dal consigliere provinciale di minoranza Giuseppe Campagnari di S. Zeno di Montagna il quale, il 31 agosto, ha presentato un’interrogazione in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Novità e fondi all’orizzonte per la stazione meteorologica Meteomontebaldo, da cui quest’estate è arrivato un sos con la richiesta di aiuto a Comuni e Provincia. L’appello, lanciato dal presidente Gabriele Lazzarini, era stato colto dal consigliere provinciale di minoranza Giuseppe Campagnari di S. Zeno di Montagna il quale, il 31 agosto, ha presentato un’interrogazione in Provincia discussa nei giorni scorsi in Consiglio. Il documento si rivolge al vicepresidente e assessore all’ecologia Luca Coletto e invita l’ente a «garantire il funzionamento di Meteomontebaldo», la stazione che l’associazione ha istallato al Rifugio Fiori del Baldo, a quota 1850, che collegandosi a www.meteomontebaldo.it fornisce gratuitamente in tempo reale informazioni salvavita sulle condizioni atmosferiche locali.<br />
Campagnari, ricordando che Meteomontebaldo ha fatto tutto «sostenendo spese rilevanti», ha chiesto quali iniziative urgenti la Provincia «intenda prendere per garantire una corretta gestione della stazione». Coletto ha fatto sapere che «ritiene utile quest’iniziativa, che la Provincia vede favorevolmente anche se la competenza non sarebbe dell’ecologia ma della protezione civile e dell’Arpav, con cui farò il possibile», ha detto, «affinché la stazione baldense sia inserita nella rete regionale del servizio meteo». Campagnari, ringraziando, ha annunciato che, «in occasione della discussione del bilancio proporrà un emendamento per dare risposta, entro l’anno, alla richiesta di Meteomontebaldo». Per quanto riguarda l’ammontare «vedremo quanto l’associazione chiederà, tenendo conto delle disponibilità della Provincia nel settore contributi».<br />
Meteomontebaldo è stata un’idea di Lazzarini: ha concretizzato la stazione nel 2004 con Moreno Oliboni, tecnico informatico che con la famiglia gestisce i Fiori del Baldo, e Luca Panziera, meteorologo a Meteo Svizzera a Locarno. Permette di conoscere in diretta i valori di direzione e velocità del vento, temperatura, umidità collegandosi a www.meteomontebaldo.it. L’impianto dispone di una centralina e di una telecamera che vede da Tignale sul Garda alla Pianura Padana, dalla Lessinia al Pasubio. La gratuità del servizio potrebbe non essere eterna visto che, ricorda Lazzarini, «la manutenzione è per ora offerta dalla ditta Service Telecommunication di Castelnuovo. Peccato poiché gli accessi al sito sono numerosi», precisa ricordando che «dal 2006 ai primi di luglio sono stati 36mila 400, lievitati a 39mila e 900 in questi giorni».<br />
(Barbara Bertasi)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 14 Ottobre 2009]</p>
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		<title>Acqua assicurata ai rifugi con l’arrivo del serbatoio</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 12:20:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Acqua assicurata per l’inverno a tutti i rifugi del Monte Baldo, in particolare al Chierego e ai Fiori del Baldo che svettano in cresta rispettivamente a quota 1.911 e 1.850 e che quest’estate hanno dovuto fare i conti con i problemi causati a marzo da una valanga che aveva investito e distrutto la sorgente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Acqua assicurata per l’inverno a tutti i rifugi del Monte Baldo, in particolare al Chierego e ai Fiori del Baldo che svettano in cresta rispettivamente a quota 1.911 e 1.850 e che quest’estate hanno dovuto fare i conti con i problemi causati a marzo da una valanga che aveva investito e distrutto la sorgente di Naole, dalla quale arriva acqua anche alle malghe, alla casa di Legambiente, a Malga Prada (stazione intermedia della seggiovia Prada-Costabella) e al rifugio Mondini a quota 1.400 metri, sempre in territorio di San Zeno di Montagna.<br />
Come annunciato da Alberto Ardieli, direttore di Ags, l’Azienda gardesana servizi che da Peschiera gestisce il servizio idrico integrato per 20 comuni dell’area del Garda, i lavori sono iniziati durante la prima settimana di settembre, entro la quale si sarebbero anche conclusi se il maltempo non ci avesse messo lo zampino, posticipando di altri sette giorni l’ultimazione. Le opere non sono state tra le più agevoli da eseguire, vista la dislocazione in montagna, che ha richiesto anche l’uso di un elicottero.<br />
In ogni caso tutto è andato come da progetto, poiché Ags, dopo un primo intervento di emergenza, aveva programmato un lavoro ex novo, visto che la slavina aveva avuto un impatto devastante sulla parte edile della struttura e nulla, a parte la pompa di sollevamento, era risultato recuperabile.<br />
Spiega Andrea Agosti, responsabile dell’area ingegneria di Ags, il quale ha sovrinteso i lavori, mentre sul cantiere è rimasto operativo il tecnico Luigi Faccioli: «Durante la prima settimana di settembre l’elicottero della Lagorair srl di Trento ha portato in quota il nuovo serbatoio, che viene interrato al posto delle cinque vasche messe fuori servizio dalla valanga; ha trasportato inoltre vario materiale edile, come cemento, sabbia e malta necessari a ripristinare le prese e a sistemare i pozzetti e le finiture. «Tutte queste opere», precisa, «le abbiamo appaltate alla Viola scavi Aurelio di Caprino, la medesima ditta che, sei anni fa, aveva realizzato l’impianto per conto della Comunità montana del Baldo su progetto del servizio forestale regionale di Verona».<br />
«A differenza di allora», ribadisce, «abbiamo interrato un unico serbatoio in polietilene, fornitoci dalla ditta Envitec di Merano, della capacità di diecimila litri di acqua, la stessa che prima era equamente suddivisa tra le cinque vasche».<br />
Si è optato per la soluzione unica per evitare al massimo i fuori servizio e per limitare al minimo i tempi di intervento. «Tutto è stato fatto in cinque giorni lavorativi, tre per trasportare il materiale in cantiere e ripristinare la parte edile delle opere di presa e altri due per procedere all’interramento della nuova cisterna e l’attivazione della pompa supportati dalla “Lb Elettroartigiana snc di Lavelli Matteo” che ha seguito l’assistenza per i collegamenti elettrici ed idraulici. Il tutto senza creare disservizi ai rifugi che avevano i serbatoi pieni di acqua».<br />
Il novanta per cento è stato fatto in quei primi cinque giorni e le ultime finiture sono slittate solo a causa del maltempo.<br />
L’intervento è costato sui 35mila euro ed avrà una garanzia di vent’anni almeno: «Ovviamente», sorride, «auspicando che non accadano altri imprevisti simili a quelli dell’inverno scorso, perché nessuno si sarebbe aspettato quant’è successo. Anche le opere fatte in precedenza erano destinate a durare a lungo se non fosse stato per quell’impatto di ghiaccio».<br />
(Barbara Bertasi)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 30 Settembre 2009]</p>
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		<title>Rifugi non più a secco È ritornata l’acqua</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 06:33:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente acqua ai rifugi Fiori del Baldo di San Zeno di Montagna e Chierego di Brenzone. Sarà sempre fresca e naturale, anche se un po’ più clorata, disinfettata, visto che arriva direttamente dalla sorgente di Naole, pompata senza passare nelle prime due gallerie di protezione distrutte nei giorni scorsi da una grande slavina che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente acqua ai rifugi Fiori del Baldo di San Zeno di Montagna e Chierego di Brenzone. Sarà sempre fresca e naturale, anche se un po’ più clorata, disinfettata, visto che arriva direttamente dalla sorgente di Naole, pompata senza passare nelle prime due gallerie di protezione distrutte nei giorni scorsi da una grande slavina che ha investito questo acquedotto. Mercoledì l’impianto di sollevamento è stato riattivato subito dopo il sopralluogo tecnico fatto da Alberto Tomei e Ardieli, presidente e direttore dell’Ags, l’Azienda gardesana servizi di Peschiera che gestisce l’acquedotto. Sono saliti in quota con Cipriano Castellani, presidente degli impianti di risalita Prada &#8211; Monte Baldo, hanno controllato la situazione e, verso le 15, la pompa funzionava già, nonostante le strutture mancanti, spingendo l’acqua in cresta, sia ai Fiori del Baldo sia al successivo Chierego, collegato alla medesima condotta.<br />
«Dalla sorgente l’acqua ha sempre continuato ad uscire», precisa Ardieli, «ma il pesante distacco di neve aveva divelto le strutture murarie, in particolare le due gallerie che portavano acqua alla pompa e l’abitacolo in calcestruzzo che la conteneva mentre le vasche si sono salvate. Mercoledì abbiamo attivato la pompa che si era bloccata», ragguaglia, «nei prossimi giorni sistemeremo il resto».<br />
Il direttore precisa che i tempi non saranno quelli amministrativi, ma «tecnici» ossia «veloci, una settimana circa: stiamo facendo un preventivo del materiale necessario per il lavoro, che dovrà essere trasportato in quota o con un elicottero o con il ragno, un mezzo apposito». In questo breve tempo l’acqua, che è usata principalmente per i servizi, sarà sicura perché verrà ulteriormente disinfettata. Quindi chiude: «In quest’operazione terremo i contatti con il Servizio forestale regionale di Verona, che quattro anni fa aveva realizzato l’opera, in modo che possa supportarci se avessimo bisogno di qualcosa, in particolare dell’elicottero per trasportare il materiale che sarà probabilmente eseguito da una ditta locale». «In questa fase», sottolinea Ardieli, «è stato in ogni caso fondamentale che l’elettricista abbia garantito il servizio, poiché i rifugi cominciavano ad avere difficoltà essendo le riserve idriche quasi finite e gli arrivi di turisti ed escursionisti in deciso aumento».<br />
(Barbara Bertasi)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 30 Maggio 2009]</p>
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		<title>Tre «basi» per l’avventura</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 13:09:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se ai laghi di San Giuliano, nel cuore delle Dolomiti di Brenta, trovate a gestire la malga due docenti dell’Accademia di Brera e nell’Ottocento sui ghiacciai svizzeri del Maloja, in Engadina, c’era la baita del pittore Giovanni Segantini, qui sul Baldo eccoti un ingegnere elettonico contitolare di una agenzia di informatica e un editore a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ai laghi di San Giuliano, nel cuore delle Dolomiti di Brenta, trovate a gestire la malga due docenti dell’Accademia di Brera e nell’Ottocento sui ghiacciai svizzeri del Maloja, in Engadina, c’era la baita del pittore Giovanni Segantini, qui sul Baldo eccoti un ingegnere elettonico contitolare di una agenzia di informatica e un editore a gestire i rifugi.<br />
RIFUGIO MONDINI A 1550 metri sul livello del mare, telefono 045.728.5728, è all’arrivo della prima tratta della funivia da Prada, nei pascoli appena sopra la faggeta di Ortigara e Valvaccara. Lo gestisce Paolo Gamberoni, ingegnere che ha il Baldo nel sangue: è di Caprino e conosce fin da bambino ogni sentiero del versante meridionale; 52 anni, gode dell’aiuto di figli e loro fidanzatine e della moglie, Daniela Grimaldi, sempre in cucina per coniglio al vino rosso, gulasch, polenta salsiccia e crauti, canederli, lasagne ai funghi, torte perfette. Lui serve in tavola, coordina, è sempre esauriente per panorami, itinerari, orizzonti e, se rimanete anche a cena (dopo ci sarà da discendere a piedi con la pila), eccolo diventare astrofilo sul grande terrazzo, od ornitologo a riconoscere stridii di uccelli nel buio. Li assiste Baldo, un botolo bianco simpaticissimo, amico dei bambini. Per il gestore del Mondini il bel tempo ha assestato la montagna di neve, non ci sono rischi dalle Due Pozze, dove però il Comune di San Zeno non ha aperto la strada, quindi si parte dal Casòn, un’ora in più da valle (in tutto saranno quasi tre per la magica foresta di Ortigara). Si può scendere a Ortigaretta e Valvaccara, salire anche da Prada con le ciaspole sotto la funivia, evitando però i canaloni ripidi verso baito Buse. Alle comitive con 15-18 euro dà un pasto completo, caffè compreso. Dice che il Baldo bisogna farlo conoscere anche d’inverno, «la stagione ambasciatrice dell’estate».<br />
RIFUGIO FIORI DEL BALDO A 1815 m, telefono 045.686.2477, è all’arrivo della seggiovia. È gestito dalla famiglia Oliboni (L’Arena, 24 dicembre), si è fatto ha un nome quanto alla ristorazione e ha una clientela affezionata. Se uno dei versanti cui affaccia ha delle nubi, l’altro sarà lindo di panorami sconfinati. Da notare il tradizionale corno di neve creato dal vento sulla cresta appena a valle del rifugio: quest’anno è alto sette metri e mezzo, una meringa di gelo.<br />
RIFUGIO CHIEREGO A 1910 m, sulla cresta di Costabella, telefono 045.803.0555, è gestito dall’editore Massimo Bertoldi, 54 anni, che curò il Mondini negli anni Settanta con il fratello don Flavio, ora parroco di Sona e responsabile diocesano della pastorale per il turismo. Bertoldi è il riferimento per gli alpinisti che affrontano le creste. «Dei tre rifugi lungo l’impianto», dice, «il Chierego è il più alto, quello degli alpinisti. Gli ho dato un’impronta forse fuori moda, da vero rifugio: trattamento fraterno ma spartano, pasta, minestroni di orzo e farro, piatti semplici, genuini, mai cibi in scatola, più la torta Chierego, ben affermata».<br />
I posti letto sono 25, già tutti prenotati per Capodanno da una comitiva di Cremona, più una seconda di 35 persone che poi scenderanno a piedi nella neve a Prada, digerendo di sicuro il cenone. È l’unico rifugio alpino — già del Cai, ora della Comunità montana in via di soppressione — che non ha obbligo di consumazione per chi vi entra, che ospita mostre di fotografia e vanta una biblioteca specializzata sul Baldo. È opportuno telefonare per prenotare. Al ponte dell’Immacolata, spiega il gestore, «si vedevano non solo il Monviso e il Rosa, ma il Cervino e il monte Bianco, mentre, dalle nebbie, spuntavano le ciminiere mantovane di Revere e Ostiglia e rodigine di Porto Tolle; sembrava di essere tornati all&#8217;ultima glaciazione». Bertoldi ha anche aperto nella neve lo stradello per l’adiacente chiesetta degli alpini, ex baita dei conti Albertini di Garda nell’Ottocento, dove fu ospitato anche il loro parente tale Luigi Albertini, il grande direttore del Corriere della Sera dal 1900 al 1925, fatto poi dimettere dal fascismo.<br />
PRADA La nostra Prada, una delle tre località con questo nome del Baldo veronese-trentino, ha sempre avuto fama per la villeggiatura e le trattorie. Alberghi e ristoranti continuano la tradizione: Edelwaiss, Baita Rosa, Sole e Neve, Capriolo, Genziana, Cacciatore, Narciso, Palazzina, monte Baldo. Tutti economici e di buona cucina veneta, qualcuno eccellente. Serena ed Enrico Simonelli del Genziana fanno cucina nazionale e piatti tradizionali del Baldo; Pietro Zamperini dell’Edelwaiss propone pasta fresca, canederli, formaggi con miele del Baldo.<br />
(B.F.)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 02 Gennaio 2009]</p>
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