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	<title>Prealpi Veronesi &#187; E5</title>
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	<description>Baldo - Carega - Lessinia</description>
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		<title>Catenaccio sul sentiero E5 Si chiede aiuto alla Regione</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 22:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[E5]]></category>

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		<description><![CDATA[Hanno chiesto aiuto alla Regione i residenti di Valdonega. L&#8217;inaspettata chiusura, la settimana scorsa, del sentiero europeo conosciuto come E5 li ha lasciati sconcertati. Per accedervi occorre attraversare un tratto di proprietà privata alla fine di via Marsala.
Qui, il cancello è stato chiuso con un catenaccio dai proprietari e quanti provengono dalla passeggiata di San [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno chiesto aiuto alla Regione i residenti di Valdonega. L&#8217;inaspettata chiusura, la settimana scorsa, del sentiero europeo conosciuto come E5 li ha lasciati sconcertati. Per accedervi occorre attraversare un tratto di proprietà privata alla fine di via Marsala.<br />
Qui, il cancello è stato chiuso con un catenaccio dai proprietari e quanti provengono dalla passeggiata di San Mattia si sono trovati la strada sbarrata e sono dovuti tornare indietro percorrendo molta strada.<br />
Lo hanno raccontato ieri all&#8217;assessore regionale Massimo Giorgetti che con il consigliere comunale Stefano Ederle, per altro presidente della commissione sicurezza, sono stati invitati dagli stessi residenti a prendere visione della situazione. Erano presenti anche alcuni rappresentanti del Cai, ente che tutela il sentiero.<br />
Sono proprio i volontari del Cai a vigilare sui sentieri della collina e della montagna veronese e Ezio Etrari, vicepresidente, ha spiegato che il tratto di strada considerato privato è invece da considerarsi l&#8217;allacciante al sentiero europeo. «Ha anche un numero questa allacciante è il 7», spiega Etrari che, cartina alla mano, datata ancora 1980 precisa, «ogni sezione e sottosezione del Cai ha un determinato numero di sentieri da controllare e manutentare». Nella cartina infatti sotto la dicitura «allacciante 7» si legge: «Dalla Valdonega al termine di via Marsala si prosegue per una stradella che si trasforma in un sentiero che sempre in pendio si innesta con la variante alla dorsale. A 100 metri dalla fontana di Sommavalle».<br />
Superato il cancello è un vero spettacolo naturale che sorprende ancora di più se si pensa che è a pochi passi dalla via Mameli, una delle strade a più alta densità di traffico della città. E per questo i residenti chiedono a gran voce che il loro diritto, così come quello di tutti i veronesi, ad entrare non venga più negato. Giorgio Calafà, residente, è tra quelli che alla vista del lucchetto sul cancello ha subito scritto al Comune e si è interessato per capire se davvero si trattasse di proprietà privata o di un abuso.<br />
«È risaputo che alla fine della via Marsala esiste a favore del Comune un&#8217;area detta di servitù su area privata. E il fascicolo 3883 delle mappe catastali me ne ha dato conferma», dice rivolgendosi a Giorgetti e a Ederle affinché facciano chiarezza. «Al di là delle carte credo ci sia da valutare i perché abbiano portato ad una presa di posizione così forte da sbarrare l&#8217;entrata, tanto più se consapevoli del fatto che tanti camminatori si sono trovati a dover tornare indietro». Precisa Giorgetti: «c&#8217;è una competenza anche della Regione in questo generi di sentieri, e ora valuterò e cercherò di capire il da farsi». Ederle ha già pronta una mozione che presenterà in consiglio comunale dove puntualizzerà la questione sicurezza «Questo accesso è l&#8217;unico possibile nel caso qualcuno possa trovarsi in pericolo o sentirsi male».</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 22 Febbraio 2010]</p>
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		<title>Al Comune la scelta per salvare le colline</title>
		<link>http://www.prealpiveronesi.it/2008/05/al-comune-la-scelta-per-salvare-le-colline/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 May 2008 17:57:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa (L'Arena)]]></category>
		<category><![CDATA[E5]]></category>
		<category><![CDATA[negrar]]></category>
		<category><![CDATA[valpolicella]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel futuro della Valpolicella, e non ci vuole la sfera di cristallo, ci saranno altre urbanizzazioni: difficile che l’ex acciaieria Lonardi o l’ex istituto dei Padri Monfortiani si trasformino in vigneti. Salvare il salvabile è la strategia possibile, se si vuole che Valpolicella resti il nome di un vino collegato a un territorio, non a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel futuro della Valpolicella, e non ci vuole la sfera di cristallo, ci saranno altre urbanizzazioni: difficile che l’ex acciaieria Lonardi o l’ex istituto dei Padri Monfortiani si trasformino in vigneti. Salvare il salvabile è la strategia possibile, se si vuole che Valpolicella resti il nome di un vino collegato a un territorio, non a una zona industriale. È la strategia proposta al Comune di Negrar, che sta per varare il suo piano di assetto territoriale (PAT), dall’associazione Lessinia Europa: vietare anche le pseudocostruzioni «rurali», che hanno massacrato tanta campagna veneta, vincolando come inedificabili le zone verdi superstiti della collina (850 ettari, il 20 per cento del territorio comunale negrarese). Niente di straordinario: si tratta di adeguare le regole urbanistiche di Negrar a quelle già in vigore per le confinanti colline di Verona. Ora potrebbe aderire, con il nuovo PAT, l’amministrazione del sindaco Alberto Mion. Poi, coinvolgendo anche Grezzana, nascerebbe un’oasi naturalistica lungo il sentiero europeo E5, che va da Avesa al Lago di Costanza.<br />
Un appello è stato inviato al Comune di Negrar con le firme di Emanuele Napolitano (Lessinia Europa), Averardo Amadio (WWF, fondo mondiale per la natura) e Giorgio Massignan (Italia Nostra). «Verona», si legge, «ha posto un vincolo di non edificabilità su un’area di 3700 ettari la quale raggiunge i colli di Montecchio, al confine con Negrar. Su tale area nascerà il parco delle colline, al quale un gruppo di lavoro attivato dall’assessore all’urbanistica del Comune di Verona, Vito Giacino, sta lavorando da alcuni mesi». Il Comune di Negrar è stato invitato da quello di Verona a unirsi al lavoro e i firmatari dell’appello auspicano che venga realizato così «un asse naturalistico nord-sud in grado di connettere la città storica con il cuore verde della Lessinia, così come avviene nelle grandi metropoli europee (Monaco, Berlino, Stoccolma), nelle quali grandi polmoni verdi si proiettano direttamente al centro delle aree urbane consolidate». La giunta di centrosinistra negrarese farà meno di quella leghista veronese? Mion voleva far perdere al suo Comune una certa nomea. Se non ci riuscirà, il seguito della storia si può immaginare, senza sfera di cristallo: «Continua la negrarizzazione del territorio, anche Montecchio come Monterico».<br />
(Giuseppe Anti)</p>
<p>[Fonte : L'Arena]</p>
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		<title>Sentiero Europeo E5</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 16:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Stampa (L'Arena)]]></category>
		<category><![CDATA[carega]]></category>
		<category><![CDATA[E5]]></category>
		<category><![CDATA[lessinia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il famoso Sentiero Europeo E5, che partendo dal Lago di Costanza attraversa le zone montagnose della Germania meridionale e dell&#8217;Austria, entra in Italia al Passo del Rombo per concludersi validamente sul Gruppo del Carega e sulla Lessinia fino alle porte di Verona (Avesa). Vengono qui descritte le sette tappe partendo dal Passo Coe e fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il famoso Sentiero Europeo E5, che partendo dal Lago di Costanza attraversa le zone montagnose della Germania meridionale e dell&#8217;Austria, entra in Italia al Passo del Rombo per concludersi validamente sul Gruppo del Carega e sulla Lessinia fino alle porte di Verona (Avesa). Vengono qui descritte le sette tappe partendo dal Passo Coe e fino a Verona.</p>
<h3>Passo Coe &#8211; Passo della Borcola &#8211; Rif. Lancia</h3>
<ul>
<li>Itinerario: Passo Coe &#8211; Monte Maggio &#8211; Monte Borcoletta &#8211; Passo della Borcola  ore 2.45<br />
Passo della Borcola &#8211; Rif. Lancia  ore 4.30</li>
<li>Tempo totale : ore 7.15 </li>
<li>Punti di appoggio : Malga Borcola &#8211; Zoreri (discesa di emergenza)- Rif. Lancia </li>
</ul>
<p>Le prospettive sono per una tappa particolarmenle solitaria. Partendo dal Passo Coe si va trasversalmente al pendio seguendo la segnalazione SAT n. 124 per pascoli e boschi di mughi radi verso Sud, in direzione del Monte Maggio, la cui croce sulla sommità è visibile già dal Passo. Si raggiunge abbastanza presto, sulla sinistra, la vecchia strada militare che conduce senza alcuna fatica alla cima del Monte Maggio (m 1853).<br />
Resti della grande guerra annunciano l&#8217;approssimarsi della zona del Monte Pasubio dove si è maggiormente combattuto.<br />
Partendo dal Monte Maggio si continua sul crinale, molto interessante, seguendo essenzialmente la strada di guerra fino al Coston di Laghi (m 1873) e Monte Borcoletta (m 1759). A circa 300 m a Sud la segnalazione SAT indica una deviazione verso destra.<br />
(Al di là del Passo della Barcola, che sta sotto ma non è direttamente visibile, si vede la continuazione del sentiero verso il Rif. Lancia sul pendio<br />
opposto che sale zigzagando ad Ovest in direzione della Malga Costa e più in là oltre la grande conca della Malga Buse Bisorte sotta la cima del Monte Buso. E&#8217; molto utile fissarsi nella mente il percorso).<br />
Si scende, sempre seguendo i segnavia su un sentiero di guerra, per un tratto ricoperto d&#8217;erba (regolamente tagliata dai respoosabili del GAO di Verona), e poco dopo si giunge ai margini superiori di una cava in disuso. Attenzione! Passando di fianco alla casa abbandonata ad uso degli addetti si arriva sulla ripida strada &#8220;carrozzabile&#8221;, al Passo della Borcola m 1207.<br />
Poco sotto il Passo, sul lato Sud, si vede, in un punto del prato recintato, una pietra di confine della Repubblica di Venezia con il Leone di S.Marco e l&#8217;incisione dell&#8217;anno 1472. Qui era il confine tra la potente città lagunare e Trento.<br />
Nella Malga Barcola (a Nord del Passo) solo ristoro.<br />
Dal Passo sale il sentiero segnato chiaramente con E 5 e con il 147. Prima lungo i pendii boscosi a Sud-Ovest e poi con molte serpentine ad Ovest, si giunge alla Malga Costa, ora in disuso. Di lì si sale sulla dorsale fino ad un vasto altiplano erboso e continuando per dossi e vallecole si raggiunge un ometto di pietra che si vede, con tempo limpido, da lontano.<br />
Da questo punto il percorso va verso Sud per raggiungere un crinale e poi scendere in circa 20 minuti, in direzione Nord-Ovest, fino ad un valico dove c&#8217;è la grande conca della Malga Buse Bisorte (m 1854). Si sale trasversalmente in direzione Nord fino alla cresta che si oltrepassa a circa 400 m oltre il Monte Buso (2080 m). Anche qui numerosi resti delle postazioni austriache nella zona del Pasubio (1916- 1918).<br />
Dopo circa 15 minuti si raggiunge una strada di guerra, che proviene da Rovereto, e su di essa, verso sinistra, si arriva in una buona mezzzz&#8217;ora al<br />
Rif. Lancia (rn 1802) ai piedi del Col Santo. (Gli esperti del sentiero europeo ritengono il tratto Passo Coe-Rif. Lancia uno dei piu belli. Nonostante la buona segnaletica questo percorso solitario richiede, con nebbia, molta attenzione ed un buon senso d&#8217;orientamento. Si sottolinea che il tratto è pressoché privo d&#8217;ombra e l&#8217;acqua c&#8217;è solo al Passo della Borcola).</p>
<h3>Rifugio Lancia &#8211; C. Palon &#8211; Rifugio Papa &#8211; Passo Pian delle Fugazze</h3>
<ul>
<li>Itinerario: Rif. Lancia &#8211; Rif. Papa  ore 3<br />
Rif. Papa &#8211; Passo Pian delle Fugazze  ore 2</li>
<li>Tempo totale: ore 5</li>
<li>Punti di appoggio: Rif. Papa &#8211; Passo Pian delle Fugazze: Alb. al Passo oppure Alb. Steva a circa 1 km, in direz. Rovereto</li>
</ul>
<p>Il percorso previsto per questa giornata non comporta molte ore di cammino. Si possono godere gli ampi e silenziosi altipiani e arrivare, nel corso della mattinata, seguendo il sentiero n. 105, fino al centro della zona dei combattimenti del Pasubio della prima guerra moodìale.<br />
Attraverso questa zona di gloriosi ma tristi ricordi abbiamo consciamente fatto passare il sentiero europeo &#8220;Lago di Costanza &#8211; Mare Adriatico&#8221; che<br />
è il simbolo della comprensione tra i popoli e che vuole essere un contributo per l&#8217;amicizia tra i paesi europei.<br />
Si passa davanti a trincee, crateri di granate, ricoveri e casematte e si sale verso il termìne della traversata del Pasubio nei pressi del punto di<br />
esplosione nella forcella tra il Dente Austriaco e il Dente Italiano (qui si snodava nel 1916-1918 la prima linea dove si svolsero accesissime lotte<br />
tra le truppe austriache e italiane; nel 1918, qualche mese prima della fine della guerra, alcuni minatori austriaci con pochissimo vantaggio di<br />
tempo, prima dell&#8217;attuazione di un piano di minatori italiani già pronto, riuscirono a far saltar in aria la posizione italiana sul Dente Italiano&#8230; eventi tragici della guerra).<br />
Ancora verso Sud fino alla Cima Palon (m 2232) con il suo vasto panorama e poi a sinistra fino alla Chiesetta votiva ed infine al Rifugio Generale Achille Papa (m 1928, ore 3.00).<br />
(Non si dovrebbe tralasciare di percorrere per un tratto la Strada delle Gallerie, collegamento lungo 6 km fino al passo Xomo. L&#8217;opera è stata<br />
eseguita, in 6 mesi, durante la guerra, dal Genio Militare per evitare la strada degli Scarubbi troppo esposta ai tiri di artiglieria austriaca.)</p>
<p>Al Rif. Papa ristoro ed anche possibilita di pernottare. Si consiglia però di non terminare qui il tratto dì questa giornata, ma di scendere al Passo<br />
Pian delle Fugazze (m 1162). (Fare attenzione alle scorciatoie e alla segnaletica). Per discendere dal Rif. Papa al Passo non si consiglia la ripida discesa attraverso la Val Canale ma l&#8217;interessante Strada degli Eroi, sent. 399 e 179 (ore 2.00).<br />
Nella parte inferiore al disotto della galleria D&#8217;Havet si possono prendere diverse scorciatoie attraverso i prati. Sulla strada non si è disturbati da<br />
macchine in quanto, ora, c&#8217;è il divieto di transito.</p>
<h3>Passo Pian delle Fugazze &#8211; Campogrosso</h3>
<ul>
<li>Itinerario: Passo Pian delle Fugazze &#8211; Rif. di Campogrosso sulla strada<br />
automobilistica o per il sentiero 170 circa 2 ore<br />
o Passo Pian delle Fugazze &#8211; sentiero di arroccamento Campogrosso  ore 4.00</li>
<li>Tempo totale: ore 2.00 o 4.00</li>
<li>Punti di appoggio: Rifugio di Campogrosso</li>
</ul>
<p>A Sud del Passo si erge la frastagliata catena del Sengio Alto dalla quale si dipartono alcuni contrafforti come il Cornetto, i Tre Apostoli, il Baffelan, il Sengio della Sisilla nel cuore delle Piccole Dolomiti. Dal Passo si segue il segnavia n. 170 attraverso la Malga Morbi, verso Sud in direzione<br />
di un bosco di faggi e con una serie di ampie svolte, si sale su una selletta ad Ovest del Monte Cornetto. Qui si gode una vista incantevole:<br />
a Sud vasti pascoli con la Malga Boffetal e dietro le pareti rocciose del Gruppo del Carega; a sinistra la cima del Cornetto che nasconde il<br />
Monte Baffelan; a Nord gli imponenti dirupi e le gole del Pasubio.<br />
(Dalla selletta parte, verso sinistra (Est), il sent. 175 che tocca la cima del Cornetto e, seguendo poi il sentiero di arroccamento 149, arriva a Campogrosso. Poco dopo la selletta, un altro sentiero a sinistra (Sud-Est) n. 176 porta al sent. 149 di arroccamento e quindi a Campogrosso,<br />
senza però toccare il M. Cornetto. Questi percorsi sono consigliati solo a persone con buona esperienza di montagna).<br />
La via normale E5, dopo aver superato la selletta scende in direzione Sud, per un sentierino prima fra i mughi e poi nel bosco fino a diventare più comodo, dopo aver incontrato il sent. 173 che proviene dalla strada del Passo Pian delle Fugazze aggirando ad Ovest i promontori del Cornetto.<br />
Lo si segue verso Sud sempre leggermente in salita attraverso ampi pascoli fino al rif. di Campogrosso, m 1457, non lontano dalla strada automobilistica dal Passo Pian delle Fugazze a Recoaro.<br />
Con tempo brutto oppure nebbia si consiglia di raggiungere il rif. di Campogrosso dal Pian delle Fugazze seguendo la strada delle Sette<br />
Fontane.</p>
<h3>Campogrosso &#8211; Cima Carega &#8211; Rifugio Scalorbi &#8211; Giazza</h3>
<ul>
<li>Itinerario: Rif. di Campogrosso &#8211; Bocchetta dei Fondi ore 2<br />
Bocccchetta dei Fondi &#8211; Cima Carega ore 1<br />
Cima Carega &#8211; Rif. Scalorbi ore 1<br />
Rif. Scalorbi &#8211; Giazza ore 3</li>
<li>Tempo totale: ore 7</li>
<li>Punti di appoggio: Rif. Fraccaroli &#8211; Rif. Scalorbi &#8211; Rif. Revolto &#8211; Giazza,locande e alloggio presso privati.</li>
</ul>
<p>Sulla strada, circa 300 m ad Ovest del rifugio nei pressi dì un capitello, si prende il sent. 157 a sinistra, poi brevemente a destra alla base dei ghiaioni delle sovrastanti Guglie del Fumante e quindi a sinistra per la ripida salita, con numerose serpentine, fino alla Bocchetta dei Fondi (m 2015, ore 2.00). Dalla Bocchetta si vede a Sud il rif. Scalorbi.<br />
Salire sulla cima Carega, m2259, l&#8217;ultima vetta del sentiero europeo, è una cosa da non tralasciare perché richiede solo un&#8217;ora di tempo. Dopo un percorso in leggera salita dalla Bocchella si scende per un breve tratto e poi su un battuto sentiero si riprende a salire, con ampio giro verso<br />
Ovest in direzione della cima.<br />
Giunti sul colletto dove, poco sopra, sorge il rifugio Fraccaroli, si arriva in pochi minuti sulla cima del Carega che offre un magnifico panorama:<br />
a Sud si estende la Pianura Padana dove si individua Verona; a SudOvest la chiara superficie del lago di Garda; a Sud-Est si può intravvedere l&#8217;Adriatico mentre a Nord si spazia dal gruppo del Brenta al Carè Alto, Adamello, Presanella, alle Dolomiti.<br />
Dopo circa un&#8217;ora si raggiunge in basso il rif. Scalorbi (m 1767).<br />
Ora si dà l&#8217;addio alle montagne per scendere a valle: attraverso i verdi pascoli della Malga Campobrun e costeggiando i fianchi rocciosi dell&#8217;anticima del monte Plische, il sentiero scende per la valle di Revolto fino a Lagosecco, dove si stacca, sulla destra, il raccordo che sale verso il rif. Revolto. Si continua a sinistra e camminando per un bel sentiero nel bosco si oltrepassa una casa forestale. Dopo alcune curve si attraversa il greto del Progno per raggiungere, in località Boschetto, la strada carrozzabile che dal rif. Revolto porta a valle. Su di essa, usando di tanto in tanto le scorciatoie, si arriva al paese di Giazza m759, oppure Ljetzan &#8211; come si dice nell&#8217;antico cimbro che viene parlato ancora oggi. Qui si uniscono le due valli di Revolto e Frasele per dare origine alla Val d&#8217;Illasi.<br />
Se la discesa dal rif. Scalorbi sul lato sinistro della valle, in direzione Giazza, dovesse essere impraticabile per neve o frane (chiedere informazioni<br />
al rif. Scalorbi) si sceglie la strada forestale che si snoda sul lato opposto della valle costeggiando il Passo Pertica (con l&#8217;omonimo rifugio) per giungere con alcune scorciatoie al rif. Revolto (possibilità di ristoro in questi due rifugi).</p>
<h3>Giazza &#8211; Erbezzo</h3>
<ul>
<li>Itinerario: Giazza &#8211; Malga Parparo ore 2<br />
Malga Parparo &#8211; Maregge ore 2.20<br />
Maregge &#8211; Erbezzo ore 3.00</li>
<li>Tempo totale: ore 7.20</li>
<li>Punti di appoggio: Giazza &#8211; Osteria degli Spiazzoi &#8211; Contrada Maregge &#8211; Alb. Croce &#8211; Erbezzo</li>
</ul>
<p>In origine il Sentiero ES terminava a Giazza. Di qui si raggiungeva, in autobus, Verona dove l&#8217;escursionista tornava a casa oppure proseguiva fino a Venezia, quale traguardo ufficiale di questo sentiero europeo &#8220;Lago di Costanza &#8211; Mare Adriatico&#8221;.<br />
Fra il 1981 &#8211; 1982 alcuni volonterosi di Verona che da anni danno grande aiuto con la notevole conoscenza ed esperienza di montagna, su<br />
richiesta delrassociazione escursionisti europei E. V., hanno individuato e provvisto di segnaletica il bellissimo proseguimento da Giazza attraverso i Monti Lessini fino alle porte di Verona.</p>
<p>Dalla Piazza di Giazza (m 759), ove è situata la fontana in marmo donata dal GAO Verona, si scende a sinistra fra la chiesa ed il Bar Trattoria<br />
&#8220;Ljetzao&#8221; fino ad attraversare il ponte sul torrente Revolto. Indi seguendo la mulattiera delle &#8220;Gosse&#8221;, sent. 250, si sale con piacevole e tortuoso tracciato, tutto nel bosco, fino a raggiungere il cippo E5 la Malga Parparo di Sopra (m 1469).<br />
Di qui si può godere la vista dei Monti Lessini con un susseguirsi di verdi vallate, in basso boscose e in allo prative con pascoli e malghe dalle tipiche<br />
coperture di pietra. Più in là emergono le caratteristiche creste del Monte Baldo. (ore 2.00)<br />
Dal cippo, lasciato il segnavia 250, si scende attraverso il prato fino alla strada asfaltata che si attraversa, in vista dell&#8217;Osteria degli Spiazzoi, e<br />
tenendosi a sinistra della stessa, si discende tutto il bosco fino all&#8217;imbocco del Vaio Squaranto, il quale si attraversa per giungere alle prime case di Malga Tòccele, poi tenendosi a destra si sale per una comoda mulattiera fino alla Contrada Merli. Di qui, seguendo una strada bianca, che fiancheggia la chiesetta di S. Anna, si raggiunge attraverso un bosco misto la Contrada Maregge (m 1264) (Bar-Trattoria) (ore 4.20).<br />
Da Maregge si prosegue sulla strada asfaltata che porta ai Tracchi &#8211; San Giorgio e dopo circa 300 m, giunti ad un capitello con una croce, si sale a sinistra fino ad un piccolo valico per poi scendere alla Contrada Tinazzo (Sorgente). Dal Tinazzo si prosegue su una stradina bianca, con una sbarra, fino ad attraversare la Contrada Zamberlini; di qui si prosegue su una carrareccia verso Sud-Ovest fino ad un bivio ove si prende il sentiero di sinistra in breve salita che passa tra due muri di roccia in un bosco per poi sbucare nei pressi di una piccola cappella del Monte Valpiane.<br />
Verso Ovest, seguendo la strada bianca, si attraversano le Malghe Scala e continuando in leggera salita si giunge ad un bivio dove lasciata la strada, si scende fino a raggiungere l&#8217;Albergo Croce (Alloggio-ristorante) (ore 5,40).<br />
Dalla località Croce, attraversando la strada provinciale, si scende alla Contrada Lesi e, passando tra le case, si prosegue verso Ovest percorrendo una stradina campestre fino a raggiungere un bivio. Prendendo il sentiero a destra in discesa si giunge al fondo del Vaio dell&#8217;Anguilla, il quale si percorre in direzione Sud per circa km 1. Aò primo bivio si prende, a destra nel bosco, un bel sentiero che sale tortuosamente, passando per le malghe Scalchi, fino ad uscire nella piazza di Erbezzo (m 1118), una delle principali località dei Lessini con varie possibilità di ristoro e di<br />
pernottamento (ore 7.20).</p>
<h3>Erbezzo &#8211; Costagrande</h3>
<ul>
<li>Itinerario: Erbezzo &#8211; Ponte di Veia ore 2.00<br />
Ponte di Veja &#8211; Dondolo ore 3.00<br />
Dondolo &#8211; Costagrande ore 1.00</li>
<li>Tempo totale: ore 6.00</li>
<li>Punti di appoggio: Erbezzo &#8211; Tratt. Lavarini &#8211; Giare &#8211; Pens. Don Mazza</li>
</ul>
<p>Dalla piazza di Erbezzo si segue verso Sud la strada per Verona, che si abbrevia tenendosi a sinistra sulla strada secondaria, e dopo aver attraversato la provinciale per un paio di volte si continua diritti passando dalle case dei Resti (m 1084).<br />
Qui si continua sul crinale ad Ovesl del Vaio dell&#8217;Anguilla raggiungendo la Contrada Portello. Oltrepassando questa località si segue il sentiero tra le lastre di pietra che gira verso Ovest in direzione della Contrada Rocca.<br />
Qui si attraversa la strada provinciale e passando fra le case si segue il sentiero che aggira il Monte Castello dove poi si scende tortuosamente al Ponte Basaginocchi (m 480) alla cofluenza dei viali Marciora e Falconi. Dopo aver seguito la strada asfaltata in salita per circa 100 m si<br />
prende il sentiero di sinistra che porta con ripida salita direttamente al magnifico arco naturale del Ponte di Veja, dove, nei pressi, è situata la<br />
Trattoria Lavarini (m 611) (ore 2.00).<br />
Di qui si prosegue per una strada ora asfaltata verso Sud, passando a lato delle case del paesino pittoresco di Giare e, seguendo la strada, si<br />
giunge alla località Croce dello Schioppo (ore 2,45).<br />
Qui sulla sinistra si prende una stradina campestre che porta a raggiungere un&#8217;altra strada asfaltata che conduce da Fane a Coda-Stallavena.<br />
Seguendo la medesima per circa km 2 si raggiunge il capitello di Fiamene e si prosegue diritti (Sud) per la strada pianeggiante, che passa per Saline, fino a Chieve, dove si prende a sinistra uno stradella in forte salita che porta, dopo due ampi tornanti, sulla strada militare sul crinale<br />
del M. Comune (m 777).<br />
Questa strada viene seguita in direzione Sud fino ad immettersi su quella per Montecchio. Si continua a sinistra per questa strada fino a prendere il sentiero nel bosco che esce nuovamente sulla strada, che si segue ancora fino al bivio che conduce a sinistra, alla localita Dondolo (gruppo di case) sul Monte Tondo (m 704, ore 5.00).<br />
Proseguendo per la stradina vicinale campestre e attraversando il fitto bosco di castagni si giunge vicino ad una pozza d&#8217;acqua ove si gira verso la villa Carbonara che si aggira seguendo sempre la stradina. Giunti ad un boschetto di robinie si prende una vecchia mulattiera, in direzione Sud, che scende panoramica sul crinale in vista di Montecchio. Si attraversa la lunga piazza, dopo essersi innestati sull&#8217;itinerario Dorsale delle 5 Valli, e si prosegue congiuntamente scendendo in direzione Sud-Est per un sentiero che diventa un po&#8217; scosceso prima di immettersi sul fondo del vaio: Passo della Volpe (attenzione e prudenza).<br />
Si risale il versante opposto del vaio fino a raggiungere la strada forestale in proprietà di Costagrande (ore 6.00).<br />
Si prende a sinistra se si vuole raggiungere la Villa-Pensione dell&#8217;istituto Don N. Mazza dove si può pernottare.</p>
<h3>Costagrande &#8211; Avesa &#8211; Verona</h3>
<ul>
<li>Itinerario: Costagrande &#8211; Avesa ore 2.00</li>
<li>Punti di appoggio: Pensione Don Mazza &#8211; Avesa</li>
</ul>
<p>Si procede invece a destra, calcando a ritroso il sentiero naturalistico n. 1 della Val Borago, per scendere, attraverso il bosco di faggi e castagni, fino ad innestarsi in un&#8217;altra stradella, proveniente da Costagrande, che si abbassa ad ampi tornanti sul fianco orientale del vaio per raggiungere<br />
la Val Borago nei pressi del &#8220;Grande Salto&#8221;: un vasto strapiombo semisferico alto 24 metri, cosiddetto Covolo Tondo.<br />
Per superare questo ostacolo si segue un sentiero, sul versante occidentale del vaio (destra), prima in salita e poi in ripida discesa, agevolata questa da gradini ricavati nel terreno e da rampe di robuste scale in ferro.(Anche se l&#8217;attrezzatura risulta sicura, si raccomanda la dovuta attenzione e prudenza).<br />
Si continua sul greto del vaio passando fra una vegetazione lussureggiante, avvicinandosi di tanto in tanto alle caratteristiche erosioni tondeggianti, sfiorando colonne di verde che scendono dalle rocce strapiombanti, attraversando un limpido ruscello che alternativamente appare e scompare nelle continue serpentine della valle finché si arriva ad una grande briglia che si supera. Si costeggia il vaio prima per un sentiero e poi per uno stradello fino alla località Borago. Si continua su una strada sterrata per raggiungere, dopo circa 600 metri, la strada asfaltata, che proviene da Montecchio, dove si immette anche la variante da Costagrande per la Val Gallina.<br />
In pochi minuti si raggiunge la ridente località di Avesa dove ha termine il Sentiero Europeo E5 segnalato con apposito cartello posto nel centro<br />
della frazione proprio dove incrocia il sentiero delle colline denominato-Dorsale delle Frazioni-, mollo noto nella zona di Verona (ore 2.00).<br />
(Quando fa brutto tempo si consiglia di seguire la strada asfaltata da Costagrande, oltrepassando l&#8217;ex fattoria Canova per raggiungere la strada che porta verso Verona. Si lascia sulla sinistra il Ristorante Merenghero e, percorrendo verso valle circa km 1,5 si arriva all&#8217;Arena di Avesa, un anfiteatro naturale. Si prende un sentiero a sinistra che scende sul fianco occidentale della Val Gallina. Il sentiero diventa stradello e porta all&#8217;ultimo tornante della strada principale per giungere in venti minuti ad Avesa ore 1.45.)</p>
<p>Avesa dista dal centro di Verona circa 3 km ed è collegata con l&#8217;autobus. Chi infine intende arrivare fino al traguardo lagunare può raggiungere, dopo breve tragitto in treno, Venezia.</p>
<p><em>(Descrizione tratta dalla Guida del Sentiero Europeo E5 edita dai Gruppi Alpinistici Veronesi)</em></p>
<h4>Link</h4>
<ul>
<li><a href="http://www.e5-homepage.de/">Home page del Sentiero Europeo E5</a></li>
</ul>
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		<title>Parco delle colline lungo il sentiero E5</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 12:00:00 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’idea è semplice: conservare anche per le future generazioni una caratteristica del Veronese, la presenza di aree naturalistiche a ridosso della città. Questa realtà, già ridimensionata dal disordinato sviluppo edilizio, deve trovare tutela di legge, se vogliamo salvare il salvabile. Per esempio, la fascia collinare tra Verona e Lessinia. Il momento è questo, perché i Comuni interessati — subito Negrar, tra poco Grezzana — stanno per varare i nuovi piani di assetto territoriale (Pat), le linee-guida dell’urbanistica. Verona ha già approvato il suo Pat e per le colline ha cancellato il parco che era stato previsto dalla precedente giunta. Un ricorso delle associazioni ambientaliste al Tribunale amministrativo regionale è stato respinto, ma la giunta Tosi, pur avendo cancellato il parco («vincoli troppo rigidi»), ha promesso comunque di tutelare il verde e di riallacciare il dialogo con chi vuole difenderlo.<br />
Così, alla prima riunione del comitato pro colline istituito dal Comune, i rappresentanti dell’associazione Lessinia Europa hanno rilanciato una proposta che coinvolge anche Negrar e Grezzana. Spiegano Emanuele Napolitano e Tomaso Bianchini: «Il parco delle colline è stato cancellato dal Pat di Verona, ma sulle Torricelle, fino a Montecchio, al confine con Negrar, resta un vincolo di non edificabilità per un’area di circa 3700 ettari, mantenuto dall’attuale amministrazione comunale di Verona. La proposta è di collegare a questa zona 850 ettari del territorio comunale di Negrar per creare una grande area naturalistica che si proietta direttamente nel cuore verde della Lessinia, nelle zone attraversate dal sentiero Europeo E5».<br/><br />
Il parco, o come lo si voglia chiamare, dovrebbe prevedere la non edificabilità già sancita sulle colline veronesi: una cautela contro gli abusi legalizzati — che la giunta Tosi di Verona ha detto di non voler più tollerare, promettendo anche demolizioni — come quelli fioriti grazie alla legge regionale sugli «annessi rustici»: villette spacciate per case rurali, garage che per la legge sarebbero fienili e via devastando.<br />
«Una percentuale del territorio agricolo di Negrar attorno al 20%, sarebbe così tutelata e preservata nel suo aspetto naturale», concludono Bianchini e Napolitano. «Da 18 mesi lo proponiamo al Comune di Negrar».<br />
Il Comune di Verona ha annunciato di voler invitare quelli di Negrar e di Grezzana al prossimo incontro dedicato al futuro delle colline; il sindaco di Negrar, Alberto Mion, accetta sin d’ora l’invito: «La tutela di quest’area verde, una delle poche rimaste, ci interessa sicuramente». Ma la proposta di Lessinia Europa (vincolo di inedificabilità sul 20 per cento del territorio comunale di Negrar) sarà difficile da mandar giù. Anche se Mion garantisce che eventuali concessioni edilizie in collina saranno «solo per vere aziende agricole, e non indiscriminate». Niente villette spacciate per stalle, insomma, «solo effettivi edifici di aziende agricole, adiacenti a case rurali».<br />
Il sindaco Mion vorrebbe tanto voltar pagina: basta negrarizzazione del territorio. Ma come si fa a negare all’elettore di «costruire la casa del figlio»? Piergiorgio Tombolan, l’urbanista incaricato di stendere il Pat: «Vietare l’edificazione non è il modo di tutelare il territorio. Se c’è qualche famiglia che presidia la campagna va tutelata almeno quanto gli animali e le piante». Questo finora il tenore del dibattito a Negrar. Ma se la salvezza del paesaggio sta a cuore a tutti — dicono così — questo parco delle colline non affossiamolo prima ancora che sia nato .<br />
(Giuseppe Anti )<br/>[Fonte: L'Arena]</p>
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		<title>Da Avesa a Costanza camminando nel verde</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 12:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il sentiero Europeo E5, reclamizzato come itinerario a piedi «dal lago di Costanza all’Adriatico», in realtà arriva (o parte) ad Avesa, alla fontana del leone, dove un tabellone ne illustra il tracciato lungo 600 chilometri. I segnali che indicano il cammino sono strisce orizzontali rosso-bianco-rosse con la sigla E5 in nero. Chi le segue risale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il sentiero Europeo E5, reclamizzato come itinerario a piedi «dal lago di Costanza all’Adriatico», in realtà arriva (o parte) ad Avesa, alla fontana del leone, dove un tabellone ne illustra il tracciato lungo 600 chilometri. I segnali che indicano il cammino sono strisce orizzontali rosso-bianco-rosse con la sigla E5 in nero. Chi le segue risale la Val Borago e, avendo gambe e tempo (30 giorni almeno), valica le Alpi e arriva al lago di Costanza attraverso Austria, Germania e Svizzera. Sulle tracce dell’ideatore, Hans Schmidt di Sonthofen, sono migliaia gli escursionisti che hanno percorso per intero il sentiero, dall’inaugurazione avvenuta il 2 luglio 1972. Il tracciato attraversa anche zone rocciose in alta quota, ma non è necessario essere scalatori. Lungo il cammino si può pernottare in rifugi alpini.<br />
IL TRATTO VERONESE da Avesa risale la Val Borago (scale artificiali all’uscita dal canyon) fino a Montecchio, poi prosegue sul crinale fino a Schioppo, scende al Ponte di Veja e al Ponte Basasenoci, risale per le contrade Rocca, Portello e Masselli fino a Erbezzo e si inoltra nel Vajo dell’Anguilla per sbucare a Maregge. Da questa contrada sopra Boscochiesanuova il sentiero si snoda nell’Alta Lessinia fino a Malga Parparo di sopra, scende a Giazza lungo la strada delle Gosse e risale il vallone di Campobrun fino al rifugio Scalorbi. G.A.<br />
<br/>[Fonte: L'Arena]</p>
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		<title>Vandali in quota Spezzato il cippo del sentiero E5</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Oct 2006 12:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Roverè. Neanche il tempo di presentare la nuova carta dei sentieri della Lessinia e del parco, curata dal comitato gruppi alpinistici veronesi, che è raso al suolo il cippo in pietra con le indicazioni del sentiero europeo E5 e del sentiero Cai 250 che collega Giazza con San Giorgio. Il cippo in rosso ammonitico, alto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roverè. Neanche il tempo di presentare la nuova carta dei sentieri della Lessinia e del parco, curata dal comitato gruppi alpinistici veronesi, che è raso al suolo il cippo in pietra con le indicazioni del sentiero europeo E5 e del sentiero Cai 250 che collega Giazza con San Giorgio. Il cippo in rosso ammonitico, alto circa mezzo metro, riportava le indicazioni dei due sentieri e ora giace a terra spezzato in due monconi, con le indicazioni inservibili per chi non sia provvisto di cartina e di bussola.<br />
Già anni fa aveva subito un atto di vandalismo, con la frantumazione della parte sommitale, ma erano rimaste leggibili le indicazioni dei sentieri, poste quasi alla base del cippo. Ora l’opera è stata completata, rasandolo al suolo. Difficile dire se si sia trattato di un atto vandalico o di un’errata manovra di qualche mezzo pesante (trattore o fuoristrada), perché la strada sarebbe chiusa ai mezzi non autorizzati, essendo una delle strade del parco vietate al traffico.<br />
Certo è che non manca lo spazio di manovra, perché il cippo, che era scolpito a mano, con lo spazio per una iscrizione segnaletica antica, da tempo illeggibile, era posto a quota 1469 metri, in uno slargo dove si incrociano il sentiero delle Gosse con la strada bianca che dai Parpari, costeggiando il monte Potteghe, la Cengia Rossa e Castel Malera, raggiunge Malga San Giorgio, mantenendosi per un lungo tratto sul crinale destro della Valle di Revolto.<br />
Il danno al cippo è stato segnalato da alcuni escursionisti ai responsabili per la manutenzione del sentiero E5 che collega il Lago di Costanza con Verona ed è stato verificato dai soci delle sezioni Cai di Bosco e Tregnago, che hanno competenza per la segnaletica dei sentieri del Carega. (v.z.) <br/>[Fonte: L'Arena]</p>
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