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	<title>Prealpi Veronesi &#187; adige</title>
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	<description>Baldo - Carega - Lessinia</description>
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		<title>Linea magica sulle rocce a picco sulla Val d’Adige</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 15:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dolomiti veronesi? Torri, campanili, diedri, fessure, paretoni, spigoli, guglie, creste, strapiombi al limitare della Lessinia Occidentale sulla Val d&#8217;Adige, in Veneto, proprio sopra il versante orientale della sinistra Adige, in comune di Ala, sopra Borghetto. C&#8217;è una bastionata di calcare di falesie sovrapposte, di oltre mille metri di dislivello, interrotta da fasce di cenge boscose, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dolomiti veronesi? Torri, campanili, diedri, fessure, paretoni, spigoli, guglie, creste, strapiombi al limitare della Lessinia Occidentale sulla Val d&#8217;Adige, in Veneto, proprio sopra il versante orientale della sinistra Adige, in comune di Ala, sopra Borghetto. C&#8217;è una bastionata di calcare di falesie sovrapposte, di oltre mille metri di dislivello, interrotta da fasce di cenge boscose, più una che è una semplice linea sugli abissi, leggibilissima dalla vallata: una riga nera fra giallo della roccia e il verde della foresta.<br />
È quella. E per la prima volta quattro alpinisti veronesi l&#8217;hanno percorsa: è lunga quasi 4 chilometri, articolatissima, con tratti larghi 5 metri e altri mezzo, oppure solo la linea nera nel vuoto totale, più ripari, conoidi sezionati, traversate in assoluta esposizione, alcune da percorrere solo in artificiale, con le staffe da arrampicata. Ne parlano come di un ambiente meraviglioso, panoramicissimo, una linea logica di conoscenza di tutto un altro mondo, fantastico com&#8217;è fra la trafficata valle del fiume, la morbidezza del paesaggio alpestre lessinico, isolatissima eppure raggiugibile da almeno sei possibili punti di discesa, anche in corda doppia, silente e mutevole perchè se pare solo un tratto di righello dell&#8217;origine del mondo, in realtà impegna e obbliga su diversi orientamenti cardinali, cambiando vegetazione di continuo, fra passaggi carponi e piena esposizione su anfiteatri e colatoi, terreno misto di roccia saldissima e friabile, da farsi solo con ottima esperienza di roccia e, soprattutto con grande rispetto ambientale.<br />
L&#8217;arboricoltore Bruno Bettio (autore dell&#8217;alta via della Presanella) l&#8217;incisore e stampatore Stefano Tedeschi (che proprio con Bettio tracciò sulla Nord della Presanella nel 1982 un&#8217;ardita, espostissima, via di ghiaccio), il poligrafico Fausto Toninelli con Nadia Pirmati, per un anno, in 20 uscite, si sono impegnati sul tracciato, armandola il meno possibile ma impegnando 400 chiodi a espansione di nuova generazione ( i «multimonti», viti autofilettanti di sei millimetri).<br />
«Andavo spesso in esplorazione in zona con Francesco Bresciani e, recentemente, con Davide Masotto, quella cengia mi attirava, è un sogno romantico, un passaggio lungo almeno un giorno (ma si può bivaccare comodamente), irreale, metafisico ma concreto, che richiede grande attenzione ed emana fascino ad ogni passo», dice Stefano Tedeschi.<br />
L&#8217;itinerario inizia dal Passo della Morte, 1389 metri, sopra malga Borghetto (1280), il villaggio San Michele (1226) e malga Pietà (1310), scende nel bosco alla cengia nera (1033) la percorre tutta fino a collegarsi, dopo un grandioso paretone concavo e aggettante, con il sentiero che sale da Ossenigo di Peri per cima Rocca Pia (1051) e sbocca sui prati delle malghe Preta di Sotto (1527) e Fanta (1496).<br />
«È per il Veronese un ambiente unico, eccezionale anche a confronto con altri percorsi alpini, se si consideri che scorre parallelo al letto dell&#8217;Adige (900 metri sotto) e all&#8217;altopiano della Lessinia (450 sopra)», dice Bruno Bettio. «Un terreno assolutamente vergine che già aveva affrontato, desistendo, l&#8217;alpinista veronese Gianni Rizzi, ora scomparso. Prevale la scoperta continua, ci sono alberi enormi ( un maggiociondolo colossale, un abete fatto a pipa che si protende nel vuoto e risale dall&#8217;abisso), l&#8217;arrampicata è assoggettata al luogo, uno scoglio immenso fra due bancate di assoluto contrasto, l&#8217;ambiente domina l&#8217;uomo, lo assoggetta e lo guida, un viaggio unico».<br />
E prosegue: «Vorremmo lo si affrontasse con questo spirito, non è alla portata di molti, e forse è un bene. E&#8217; da percorre solo col tempo perfetto. Vi si trovano tracce di camosci e caprioli (dove riescono a passare), qualche rettile, volano vari rapaci. Abbiano evitato con cura di disturbarne nidificazioni e svezzamento dei pulcini. La vista cambia di continuo: Adamello, Brenta, basso lago di Garda, piana di Rivoli, Baldo e sua bastionata sul fiume e poi: ginepri, carpini, cornioli, flora alpina da non calpestare. Un vero mondo esterno, spettacolare, magico».<br />
Conclude: «Vorremmo arrivare, sempre lungo la traccia della cengia, nella zona sottostante la Spluga della Preta (1497, profonda 877 metri), ora ci impegneremo a completarlo tecnicamente, dobbiamo ancora scrivere la relazione della via e dargli un nome».</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 08 Agosto 2010]</p>
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		<title>Brividi verticali sulla Chiusa</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jun 2008 10:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Senza più treni che passano sotto, ora gli alpinisti in cerca di emozioni scalano le pareti orientali della Chiusa di Ceraino. Oggettivamente il ragionamento non fa una grinza: perché spendere centinaia di euro (visti anche i costi attuali dei carburanti) e macinare un&#8217;infinità di chilometri per andare ad arrampicare in località «esotiche» quando, a due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Senza più treni che passano sotto, ora gli alpinisti in cerca di emozioni scalano le pareti orientali della Chiusa di Ceraino. Oggettivamente il ragionamento non fa una grinza: perché spendere centinaia di euro (visti anche i costi attuali dei carburanti) e macinare un&#8217;infinità di chilometri per andare ad arrampicare in località «esotiche» quando, a due passi da casa, si aprono numerose possibilità per mettere alla prova capacità ed esperienza alpinistiche su terreno vergine?<br />
È senza dubbio questa la molla che ha spinto recentemente un nutrito gruppo di arrampicatori di Caprino veronese ad affrontare le pareti orientali della gola di Ceraino realizzando, negli ultimi mesi, splendidi percorsi di arrampicata. E&#8217; evidente come 32 mila metri di scalate fra Adige e Garda, così recita il sottotitolo della guida alpinistica dell&#8217;entroterra baldense recentemente realizzata proprio da due protagonisti dell&#8217;arrampicata nel caprinese, Sergio Coltri e Beppe Vidali, non sono bastati a saziare la «fame» di roccia che contraddistingue questo manipolo di appassionati.<br />
E così sono nate, a cavallo fra l&#8217;autunno scorso e questa primavera, nuove vie di arrampicata in quella che è una delle zone più suggestive (e non solo sotto il profilo alpinistico) di tutto il Veronese: la gola (o Chiusa) di Ceraino. Per non ingenerare confusione va precisato come a Ceraino si arrampicasse già da decenni. Però sull&#8217;altro lato, quello della sponda occidentale.<br />
Il settore orientale della gola o, per usare un terminologia geografica più corretta, le pareti della sinistra idrografica dell&#8217;Adige (sinistra e destra di un fiume, convenzionalmente sono riferiti al senso della corrente) erano infatti interdette agli scalatori per ovvi motivi di sicurezza, legati alla presenza della sottostante linea ferroviaria. Eppure, anche dietro copertura di anonimato, molti hanno confessato il «peccato» di avere sfidato i divieti, effettuando tentativi di salita «fuorilegge» quanto arditi e affascinanti; quelle pareti, dai fatto, vennero «sondate» in più punti anche negli anni Settanta e Ottanta da due o tre cordate locali, ma senza che venisse mai realizzato un itinerario completo dalla base alle cima.<br />
Da alcuni anni, però e, più precisamente in seguito alla realizzazione del traforo ferroviario Volargne-Dolcè e alla conseguente dismissione da parte delle Ferrovie della linea e della massicciata sottostanti le pareti e venuti meno pericoli e divieti, gli occhi degli appassionato hanno cominciato a guardare con rinnovato interesse quelle lisce e verticali muraglie, alte fino a 200 metri. La prima realizzazione completa, dalla base sino all&#8217;uscita sui boschi sommitali, di un itinerario sulla sinistra idrografica risale al 2003 (quindi a ferrovia già rimossa) ad opera della cordata composta dal veronese Eugenio Cipriani e dal trentino Flavio Cainelli che, con arrampicata prevalentemente artificiale, approfittando di un prolungato ed eccezionale periodo di siccità, risalirono integralmente l&#8217;evidente colatoio che scende dal paese di Monte e che incide profondamente la gola. Un colatoio che, in seguito a forti piogge, nella parte bassa presenta una spettacolare cascata. I primi salitori, però, realizzata l&#8217;ascensione ridiscesero per la stessa via di salita schiodandola completamente e lasciando solo le soste in quanto giudicarono pericoloso indurre eventuali ripetitori ad affidarsi a punti di sicurezza che i frequenti, forti getti d&#8217;acqua avrebbero corroso sino a renderli fragili ed inaffidabili<br />
«Caratteristica di questi percorsi», precisa uno degli autori di queste vie, Beppe Vidali, «è di essere ben differenti dalla maggior parte di quelle aperte, per fare un esempio conosciuto, sulle pareti del vicino Monte Cimo. Lì, infatti, i percorsi presentano caratteristiche, diciamo così, sportive e possono essere ripetuti anche da chi non possiede esperienza, capacità e attrezzatura alpinistiche. Su questo lato della gola di Ceraino, invece, le vie sono state salite riducendo al massimo l&#8217;uso delle protezioni fisse piazzate forando la roccia col trapano, mentre grande spazio è stato dato all&#8217;uso dei &#8220;friends&#8221; (assicurazioni con &#8220;dadi&#8221; a incastro, ndr) e dei chiodi. Quindi, chi le voglia ripetere deve fare i conti con protezioni fisse molto distanti le une dalle altre e la necessità di doverle integrare usando protezioni proprie che poi dovrà levare e riportarsi a casa».<br />
Scalatore avvisato, quindi, mezzo salvato. Ma per chi volesse praticare della pura e semplice arrampicata sportiva e quindi scalare senza portarsi chiodi, martello ed altra ferraglia? «Per l&#8217;arrampicata sportiva», continua Vidali, «bisogna aspettare un po’ ma abbiamo un progetto, di cui abbiamo messo al corrente anche il sindaco di Dolcé che si è dimostrato assai interessato. Prevede la realizzazione di una interessante palestra di roccia con monotiri fino a 30 metri sulla fascia bassa della parete adiacente al ristorante».<br />
Se quindi questa zona della gola di Ceraino divenisse un valido centro di arrampicata e se, come in molti si augurano, la massicciata venisse trasformata finalmente in pista ciclabile, le gole di Ceraino non sarebbero più un semplice luogo di transito che si ammira di sfuggita dal finestrino dell&#8217;auto. Al contrario potrebbero diventare invece un&#8217;ottima mèta per trascorrere una giornata a contatto con la natura, tra il fiume e le rocce.<br />
(Eugenio Cipriani)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 07 Giugno 2008]</p>
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