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	<title>Prealpi Veronesi</title>
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	<description>Baldo - Carega - Lessinia</description>
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		<title>Un cavalcavia a misura di ciclista</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 14:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una salita a piedi o in bicicletta val bene una sosta. Soprattutto se non ci sono pericoli, perché automobili e camion sfrecciano una volta tanto sotto i piedi, e la vista spazia dalla Valdadige al Monte Baldo, fino alle colline di Pastrengo e alle propaggini della Valpolicella. Sicurezza e bellezza in un colpo solo, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una salita a piedi o in bicicletta val bene una sosta. Soprattutto se non ci sono pericoli, perché automobili e camion sfrecciano una volta tanto sotto i piedi, e la vista spazia dalla Valdadige al Monte Baldo, fino alle colline di Pastrengo e alle propaggini della Valpolicella. Sicurezza e bellezza in un colpo solo, per veronesi e turisti che amano le due ruote.<br />
Sta prendendo forma la passerella rialzata, in località Ragano, a fianco del canale Biffis, sulla ciclopista dell’Adige e del Sole, percorso europeo di pregio turistico e sportivo inserito nel più ampio itinerario Eurovelo 7 che collega Capo Nord a Malta.<br />
Tecnici e amministratori hanno verificato lo stato dei lavori durante la posa di alcune strutture della passerella. Erano presenti l’assessore provinciale alla progettazione e manutenzione viabilistica Andrea Bassi, il dirigente provinciale responsabile dell’area programmazione e sviluppo del territorio Elisabetta Pellegrini, il direttore dei lavori Luca Gherardi, i responsabili del cantiere e i sindaci di Cavaion e Pastrengo Lorenzo Sartori e Mario Rizzi. Uno spettacolo che pure qualche ciclista non si è voluto perdere, assaporando futuri itinerari. Impegnato altrove il sindaco di Rivoli Mirco Campagnari, ma in costante collegamento telefonico.<br />
«È un altro tassello importante per l’autostrada delle biciclette», commenta l’assessore Bassi, «che entro fine 2011 sarà completata col terzo lotto, che collegherà Canale alla provincia di Trento, unendo Verona con il Nord Europa. La Provincia sta pensando ai percorsi ciclabili principali, poi sta ai Comuni di contribuire a intrecciarvi la viabilità ciclopedonale minore».<br />
L’intervento tra Rivoli e Cavaion è parte del secondo lotto previsto dalla Provincia, da Bussolengo alla frazione rivolese di Canale lungo gli argini del Biffis e la campagna. La Italbeton, cui sono stati subappaltati i lavori, è all’opera da un anno e terminerà tra la fine di aprile e i primi di maggio. Poi il tempo per il collaudo e a giugno la passerella sarà disponibile per i cicloamatori, che già percorrono a tratti la ciclopista, «arrangiandosi» dove si è costretti ad attraversare la strada.<br />
Se per gli incroci minori l’amministrazione provinciale ha previsto attraversamenti a raso con obbligo di stop per i ciclisti, ha fatto un’eccezione invece per la strada «provinciale 11» a Ragano e per la «27/a» a Campara, in comune di Pastrengo, dove sorgerà un’altra passerella sopraelevata, la cui costruzione è a buon punto. Traffico e scarsa visibilità hanno reso necessario privilegiare la sicurezza di chi sta sulle due ruote, coniugando funzionalità e bellezza.<br />
Innovativo e di notevole impatto visivo l’impiego di legno lamellare per una sovrastruttura stradale, così come le due terrazze circolari in cui sarà possibile sostare. Il dichiarato intento progettuale degli uffici tecnici della Provincia è di costruire opere utili e pratiche che siano pure di pregio ambientale e architettonico.<br />
(Camilla Madinelli)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 02 Marzo 2010]</p>
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		<title>Tre province si alleano nel segno del Carega</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 14:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quattro Comuni di tre province firmano giovedì alle 11, nel municipio di Recoaro Terme, la convenzione costitutiva dell’Associazione dei Comuni del Carega. Lo faranno i primi cittadini di Recoaro Francesco Angelo Perlotto e di Crespadoro (Vicenza), Alessandro Mecenero; di Vallarsa (Trento) Geremia Gios e di Selva di Progno Aldo Gugole. Avrebbe dovuto esserci anche Giuliana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quattro Comuni di tre province firmano giovedì alle 11, nel municipio di Recoaro Terme, la convenzione costitutiva dell’Associazione dei Comuni del Carega. Lo faranno i primi cittadini di Recoaro Francesco Angelo Perlotto e di Crespadoro (Vicenza), Alessandro Mecenero; di Vallarsa (Trento) Geremia Gios e di Selva di Progno Aldo Gugole. Avrebbe dovuto esserci anche Giuliana Tomasoni, sindaco di Ala, ma il Comune trentino è prossimo alla scadenza amministrativa, nella prossima primavera e il sindaco ha scelto, per correttezza, che sia il neoeletto a sottoscrivere l’eventuale adesione.<br />
L’obiettivo della nuova associazione, che riunisce i Comuni confinanti con il massiccio del Carega, è di privilegiare la gestione associata dei servizi e la valorizzazione della zona montana attorno alle Piccole Dolomiti. Si comincerà cercando di promuovere la reciproca conoscenza, la tradizione culturale condivisa e valorizzando le bellezze naturali e le opportunità turistiche ed economiche dell’area.<br />
«Concorderemo insieme i futuri sviluppi dell’associazione fra Comuni», precisa Gugole, «perché quella che firmeremo giovedì è ancora un’adesione preliminare d’intenti; non c’è un programma definitivo sulle azioni da attuare. Di sicuro c’è invece», aggiunge il primo cittadino di Selva di Progno, «che i quattro Comuni confinanti con il Carega condividono diverse problematiche che sono poi quelle di tutti i paesi di montagna. Cercheremo di essere uniti per avere anche più forza nell’affrontarle e più voce in capitolo su progetti che potrebbero essere condivisi a livello interregionale e interprovinciale».<br />
Si guarda alle malghe da valorizzare, agli studi di carattere storico e sociale da approfondire, alla sentieristica da riscoprire e riproporre. I quattro Comuni sono toccati nella parte alta del loro territorio dalla conosciuta «Via Vesentina», un itinerario percorso da tempo immemorabile per la caccia prima, per la transumanza poi e anche per il contrabbando, quando il confine fra Veneto e Trentino era anche confine di Stato fra Impero e Repubblica Veneta e poi Regno d’Italia.<br />
Ci sono anche diverse opere militari, dalle strade di arroccamento costruite in occasione della Grande guerra, alle trincee, alle caserme e ai presidi di dogana e di finanza che potrebbero rientrare in un progetto unitario di intervento per il loro recupero o per un itinerario che le colleghi.<br />
Non mancano particolarità di tipo geologico, come il nome stesso di Piccole Dolomiti richiama, ma anche interessanti vie alpinistiche e percorsi attrezzati come le ferrate Biasin, Campalani e Pojesi, solo per restare sul versante Trentino che guarda al Veronese.<br />
Se poi si dà spazio alle leggende, ai miti, alla cultura cimbra che si è diffusa da un versante all’altro del Carega, non mancherebbero occasioni e motivi perché questo nuovo soggetto abbia ragione di nascere e crescere. Se in Lessinia è consolidato da tre lustri il Film Festival nato con l’occhio dell’obiettivo puntato oltre che sulla vita, la storia e le tradizioni in montagna anche sulla presenza delle minoranze linguistiche, a Pian delle Fugazze fra Vicentino e Trentino sono nati gli «Incontri di confine» e «Tra le rocce e il cielo», occasione d’incontro fra scrittori di montagna e isole etniche.<br />
Gastronomia e prodotti tipici, poi, sono gli ingredienti che insaporiscono questa associazione e imbandiscono un tavolo attorno al quale potrebbero nascere mille altre idee.</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 02 Marzo 2010]</p>
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		<title>Carega : Una vetta di 2.259 metri testimone di migrazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 14:02:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cima Carega (2259 metri) è la vetta più alta della catena delle Piccole Dolomiti, una dorsale rocciosa caratterizzata da una marcata asimmetricità dei versanti, con pareti ripide e forti dislivelli sui lati di nord e nordest e versanti più uniformi, dolci e inclinati su quello sud.
Si sviluppa in lunghezza per circa una trentina di chilometri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cima Carega (2259 metri) è la vetta più alta della catena delle Piccole Dolomiti, una dorsale rocciosa caratterizzata da una marcata asimmetricità dei versanti, con pareti ripide e forti dislivelli sui lati di nord e nordest e versanti più uniformi, dolci e inclinati su quello sud.<br />
Si sviluppa in lunghezza per circa una trentina di chilometri (tra il Colle del Basto e Rovereto) e in larghezza (tra Passo Pertica e Pian delle Fugazze) per una decina. Le Piccole Dolomiti sono comprese fra la Vallarsa e la Val di Ronchi, mentre a sud i contorni sono delimitati dalle valli d&#8217;Illasi, del Chiampo, dell’Agno e Leogra. Il Pian delle Fugazze separa a nord-est le Piccole Dolomiti dal Pasubio; il Passo Pertica le divide, a sud-ovest, dall&#8217;altopiano dei Lessini.<br />
Da un lato all’altro del Carega le popolazioni hanno sempre migrato, come testimonia il ritrovamento, tre anni fa, di un’ascia preistorica in bronzo di circa 2700 anni fa nei pressi del rifugio Scalorbi, ma anche la storia dell’insediamento della popolazione cimbra dall’altopiano dei Sette Comuni a quello della Lessinia e più recentemente le vicende legate alla transumanza e al contrabbando.<br />
Più che un ostacolo, dunque, il Carega ha quindi rappresentato per le popolazioni di confine un’attrazione, un punto di orientamento, un luogo da raggiungere e oltrepassare, le colonne d’Ercole della scoperta della diversità e della continuità fra gli insediamenti da una parte e dall’altra della montagna.<br />
(V.Z.)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 02 Marzo 2010]</p>
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		<title>Catenaccio sul sentiero E5 Si chiede aiuto alla Regione</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 22:01:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Hanno chiesto aiuto alla Regione i residenti di Valdonega. L&#8217;inaspettata chiusura, la settimana scorsa, del sentiero europeo conosciuto come E5 li ha lasciati sconcertati. Per accedervi occorre attraversare un tratto di proprietà privata alla fine di via Marsala.
Qui, il cancello è stato chiuso con un catenaccio dai proprietari e quanti provengono dalla passeggiata di San [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno chiesto aiuto alla Regione i residenti di Valdonega. L&#8217;inaspettata chiusura, la settimana scorsa, del sentiero europeo conosciuto come E5 li ha lasciati sconcertati. Per accedervi occorre attraversare un tratto di proprietà privata alla fine di via Marsala.<br />
Qui, il cancello è stato chiuso con un catenaccio dai proprietari e quanti provengono dalla passeggiata di San Mattia si sono trovati la strada sbarrata e sono dovuti tornare indietro percorrendo molta strada.<br />
Lo hanno raccontato ieri all&#8217;assessore regionale Massimo Giorgetti che con il consigliere comunale Stefano Ederle, per altro presidente della commissione sicurezza, sono stati invitati dagli stessi residenti a prendere visione della situazione. Erano presenti anche alcuni rappresentanti del Cai, ente che tutela il sentiero.<br />
Sono proprio i volontari del Cai a vigilare sui sentieri della collina e della montagna veronese e Ezio Etrari, vicepresidente, ha spiegato che il tratto di strada considerato privato è invece da considerarsi l&#8217;allacciante al sentiero europeo. «Ha anche un numero questa allacciante è il 7», spiega Etrari che, cartina alla mano, datata ancora 1980 precisa, «ogni sezione e sottosezione del Cai ha un determinato numero di sentieri da controllare e manutentare». Nella cartina infatti sotto la dicitura «allacciante 7» si legge: «Dalla Valdonega al termine di via Marsala si prosegue per una stradella che si trasforma in un sentiero che sempre in pendio si innesta con la variante alla dorsale. A 100 metri dalla fontana di Sommavalle».<br />
Superato il cancello è un vero spettacolo naturale che sorprende ancora di più se si pensa che è a pochi passi dalla via Mameli, una delle strade a più alta densità di traffico della città. E per questo i residenti chiedono a gran voce che il loro diritto, così come quello di tutti i veronesi, ad entrare non venga più negato. Giorgio Calafà, residente, è tra quelli che alla vista del lucchetto sul cancello ha subito scritto al Comune e si è interessato per capire se davvero si trattasse di proprietà privata o di un abuso.<br />
«È risaputo che alla fine della via Marsala esiste a favore del Comune un&#8217;area detta di servitù su area privata. E il fascicolo 3883 delle mappe catastali me ne ha dato conferma», dice rivolgendosi a Giorgetti e a Ederle affinché facciano chiarezza. «Al di là delle carte credo ci sia da valutare i perché abbiano portato ad una presa di posizione così forte da sbarrare l&#8217;entrata, tanto più se consapevoli del fatto che tanti camminatori si sono trovati a dover tornare indietro». Precisa Giorgetti: «c&#8217;è una competenza anche della Regione in questo generi di sentieri, e ora valuterò e cercherò di capire il da farsi». Ederle ha già pronta una mozione che presenterà in consiglio comunale dove puntualizzerà la questione sicurezza «Questo accesso è l&#8217;unico possibile nel caso qualcuno possa trovarsi in pericolo o sentirsi male».</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 22 Febbraio 2010]</p>
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		<title>Allarme per le valanghe «Multe a chi le provoca»</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 16:21:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Due settimane fa il dolore per due giovani morti. Sul Baldo, sopra Malcesine, per una slavina: proprio dietro casa, sulla montagna dei veronesi, quella buona e «paterna». Oggi il nuovo allarme lanciato dall’Arpav: il rischio valanghe in questi giorni è molto elevato: di grado 3 su una scala di 5 fino a 1900 metri, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due settimane fa il dolore per due giovani morti. Sul Baldo, sopra Malcesine, per una slavina: proprio dietro casa, sulla montagna dei veronesi, quella buona e «paterna». Oggi il nuovo allarme lanciato dall’Arpav: il rischio valanghe in questi giorni è molto elevato: di grado 3 su una scala di 5 fino a 1900 metri, di grado 4 oltre questa quota. Il consiglio è chiarissimo: evitare lo sci fuoripista ma anche le escursioni a piedi e con le ciaspole su pendii ripidi, e non sottovalutare anche i versanti che in apparenza appaiono sicuri. Insomma, prudenza massima, perchè gli strati nevosi sono incoerenti e solo in poche zone il manto si è assestato.<br />
Un consiglio-appello a tutti i frequentatori della montagna che riporta in primo piano il problema-valanghe. Un tema sempre dibattuto, rispetto al quale, dopo le recenti tragedie, si è arrivati anche a parlare di carcere per chi causa slavine dall’esito mortale. Restrizioni, libertà individuale, prevenzione? «Un segnale serve, ma dubito che la detenzione sia proporzionata o efficace», commenta Piero Bresaola, presidente della sezione veronese del Club alpino italiano. «Credo che un sistema di multe, pesanti, anche di migliaia di euro, farebbe se non altro riflettere qualcuno. Tanti, troppi morti per non avere voluto conoscere, o volutamente ignorato, le regole più elementari».<br />
È amareggiato e non ha la bacchetta magica. «Lungo il Vallone Osanna, sul Baldo, o sul Carega le valanghe cadono, lo si sa da sempre. Eppure c’è chi rischia. Nel volgere di un decennio i frequentatori della montagna sono triplicati. Ottima cosa, ma purtroppo molti di questi non hanno voglia di ascoltare, informarsi, imparare e limitarsi. Il problema è tutto qui: il divertimento facile non è automaticamente sicuro, sulla neve men che meno».<br />
Dei ragazzi morti sul Baldo non parla. Due morti così sono impossibili da commentare. «Non è comunque solo la gioventù a sottovalutare. Ci sono persone assai più mature che fanno la stessa cosa e ciò è decisamente più grave».<br />
«Cominciamo a fare pagare gli interventi di soccorso, quelli che risultino inequivocabilmente frutto di leggerezza o sottovalutazione», suggerisce il presidente del Cai. «Certo, c’è un buco normativo da riempire: ma se quanti intervengono, volontari e forze dell’ordine, avessero il potere di stendere rapporti con un vero peso giuridico, forse qualcuno comincerebbe a riflettere».<br />
«Non è tollerabile che le squadre del Soccorso alpino siano continuamente chiamate a intervenire per episodi spesso banali. I volontari non si tirano indietro, perché è la loro missione, ma hanno devono lasciare in pochi minuti lavoro e famiglie per correre dove chiama l’emergenza, rischiando le loro stesse vite. Non è giusto che questo impegno sia preso con leggerezza». «Oppure», provoca, «se questo dev’essere il futuro dello sport in montagna, un gioco di massa, frenetico e tragico, il Soccorso alpino dovrà trasformarsi da volontario a professionale, ed essere pagato di conseguenza. Ma sarebbe una sconfitta».<br />
Incalza Bresaola: «Bisogna soprattutto informare, cosa che il Cai per quanto possibile fa da sempre con i suoi corsi, le gite, le conferenze, interventi nelle scuole. Si potrebbero segnalare meglio, anche sulle direttrici che portano alla montagna veronese, il rischio di valanghe, l’ammonizione a seguire le regole. Qualcuno ignorerà tutto questo. Ma tacere è peggio. Sulle nostre montagne l’incidente gravissimo non accade spesso. Ma quando succede lascia il segno».</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 21 Febbraio 2010]</p>
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		<title>Chierego scampò alla slavina: «Oggi ci si sente invincibili»</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 16:20:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Quando mia moglie, mentre mi coricavo a letto, mi vide tutto viola per gli ematomi capì, e perse il latte per la nostra bimbetta di quattro mesi. Dovetti andare di notte a cercare quello artificiale in farmacia. Tre giorni prima, a San Giuseppe, marzo del 1972, ero stato travolto da una valanga, provocata da un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Quando mia moglie, mentre mi coricavo a letto, mi vide tutto viola per gli ematomi capì, e perse il latte per la nostra bimbetta di quattro mesi. Dovetti andare di notte a cercare quello artificiale in farmacia. Tre giorni prima, a San Giuseppe, marzo del 1972, ero stato travolto da una valanga, provocata da un allievo, ghermito di ritorno dalla Palla Bianca sulle Alpi Retiche. Ero istruttore al corso di sci-alpinismo della scuola del Cai Battisti, feci una scivolata di 400 metri su un pendio a 50 gradi interrotto da un salto di 30, verticale. Lo zaino attutì il colpo, ripresi a precipitare, per fortuna avevo perso gli sci, nuotavo, come dicono i manuali, ma mi sentivo stritolare, venni sputato fuori. Incolume, e furibondo».<br />
Racconta così la sua avventura Giorgio Chierego, fisico medico già primario all&#8217;ospedale Maggiore, 70 anni, ancora attivissimo in montagna. Per Chierego gli addetti agli impianti dovrebbero avere la possibilità di informare e bloccare gli incauti («Scendere il giorno dopo una nevicata di 50 centimetri su un fondo gelato è sbagliato. Occorrono almeno tre giorni perché il manto si compatti», dice ). Cita le numerose scuole di sci alpinismo, snowboard ma anche di freestyle e freerider che ci sono a Verona, Riva del Garda, Arco e Rovereto, parla di consumismo della montagna («Su con la funivia, giù per dove ti pare»), dell&#8217;ebbrezza della gioventù che, dotata di attrezzatura modernissima, si sente invincibile e immortale.<br />
Della disgrazia accaduta due settimane fa sul Baldo dice che dove ci sono impianti ci deve essere prevenzione. «Occorre conoscere i pericoli della montagna, e rispettarli, anche se hanno un aspetto seducente, Il 90 per cento degli incidenti accade dove l&#8217;approccio alla discesa è facile. Una legge? Non credo, occorre soprattutto prudenza, e cultura», conclude.<br />
Alberto Perolo, 58 anni e Fabio Veronese, 63, sono presidente e vice del Cai Battisti dal 1997 (1.418 soci), pionieri delle ciàspole e sci alpinisti. L&#8217;associazione nata nel 1927 ha da 45 anni la scuola di scialpinismo «Renzo Giuliani». Nei giorni scorsi il direttivo si è riunito proprio sulla sciagura del Baldo. «C&#8217;è stata negli ultimi cinque anni un&#8217;esplosione dell&#8217;escursionismo con le ciaspole e del fuori pista. È ora che ci si renda conto che la montagna è una cosa seria, fatta anche di maltempo, vento, nebbia, freddo, accumuli e cornici di neve, e valanghe. Ora si va, senza preparazione e senza aver consultato il meteo, dappertutto. Il pericolo andrebbe segnalato dagli addetti. Il Soccorso alpino di Verona è disponibile a farlo conoscere, dovunque. Solo nel veronese ci sono 15 associazioni della montagna, una vera base d&#8217;esperienza. Le scuole hanno severi criteri di selezione. Abbiamo visto grandi sciatori dell&#8217;estremo rinunciare a discese che, a un occhio superficiale, potevano essere considerate facili, e altri sbagliare le valutazioni e finire, bene o male, nei pasticci. Noi speriamo solo che tutto non si chiuda sull&#8217;onda dell&#8217;emozione e del rispetto per queste innocenti vittime».<br />
Guida alpina, Gerardo Gerard, 59 anni, dirigente editoriale: «Negli ultimi anni, magari gente che scia bene èd è bene attrezzata, rischia moltissimo, spontaneamente Bisogna intensificare l&#8217;informazione per la formazione, e far rispettare la montagna, invernale ed estiva, senza sottovalutarne le insidie. Ci sono corsi sul manto nevoso, bollettini meteo e delle valanghe per dare sicurezza alla straordinaria bellezza di una sciata in neve fresca. Il rischio c&#8217;è sempre, come in autostrada». Una legge? «Una follia».<br />
Beppe Pighi, titolare del negozio d&#8217; articoli per l&#8217;alpinismo «Campo Base» di Verona, già soccorritore scaligero, 52 anni, ribadisce che si tratta di una questione vitale di cultura alpina. E cita un aforisma: «Le valanghe cadono dove sono sempre cadute, le valanghe cadono dove non sono mai cadute, le valanghe cadono dove non cadranno mai». Dichiara Pighi, affranto: «L&#8217; itinerario non è nemmeno citato dalla guida &#8220;Sci alpinismo sul Trentino Meridionale&#8221; di Baldi e Dorigotti, edito dalla Sat nell&#8217;84 che ne riporta moltissimi sul Baldo. Una legge ? Inapplicabile, c&#8217;è già quella sulla responsabilità penale (articolo 589). Si pensi ai rischi che hanno corso i soccorritori. La troppa confidenza e l&#8217;esuberanza in montagna non pagano. È stato un incidente atroce».<br />
Intanto sono già una trentina i morti in fuoripista in Italia sulle Alpi da dicembre. Numeri che creano allarme.</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 21 Febbraio 2010]</p>
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