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	<title>Prealpi Veronesi</title>
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	<description>Baldo - Carega - Lessinia</description>
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		<title>Chierego, da 80 anni con lo zaino in spalla</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 21:13:19 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Spolverino rosso, pantaloni corti e capelli bianchi al vento. Lui, del freddo che fa imbacuccare gli altri escursionisti, se ne fa un baffo. È Guido Chierego, 87 anni, medico per una vita in varie cliniche, residente in Valdonega. Il più anziano, almeno secondo l&#8217;anagrafe, a salire ieri mattina al Telegrafo per la festa di Santa Rosa. Porta un cognome leggendario tra gli appassionati di montagna: infatti Guido è il primo dei sei figli di Giovanni Chierego (1891-1960), lo storico medico-alpinista veronese cui è dedicato il rifugio Cai a quota 1.911 sul monte Baldo, restaurato da poco. «Quando mi faranno il funerale, dovranno dire che io sono vissuto per la famiglia, per i malati e per la montagna», dice sorridendo. Al diavolo la scaramanzia&#8230; «Comunque se ne riparla tra 10-12 anni». I soccorritori alpini gli offrono un posto al caldo nel loro presidio sotto il rifugio Barana: e lui rifiuta bonariamente. Tutti gli escursionisti lo salutano chiamandolo «profesor», com&#8217;era stato per suo padre. Entrambi colonne del Cai, di cui Guido ha ricoperto il ruolo di presidente per Verona, preoccupandosi della manutenzione dei rifugi veronesi. A Santa Rosa, è arrivato dal versante di Prada, accompagnato da un amico. Come? «A piedi», esclama. «L&#8217;amore per la montagna, come quello per la medicina, me l&#8217;ha trasmesso mio padre, il &#8220;vecio Nanni&#8221;. Sul Baldo sono salito per la prima volta a 7 anni. E ancora oggi, 80 anni dopo», dice, «non voglio mancare a questa festa, appuntamento di fede e tradizione».<br />
Perché Santa Rosa è importante? «I giovani salgono con il piacere di sorpassare i vecchi; i vecchi con il conforto di riuscire ancora a camminare sugli stessi sentieri dei giovani. E quando si è in cima, si è tutti contenti».<br />
(L.CO. )</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena<a/> del 30 Agosto 2010]</p>
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		<title>A cima Gramolon nuova ferrata difficile ma sicura</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 06:30:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Proprio sulla linea di confine fra le province di Verona e Vicenza, per la precisione nel Gruppo del Carega a cavallo fra la Val Fraselle e la Val del Chiampo, si alza una bella cima rocciosa dal nome singolare: Gramolon.
Per fortuna il significato di questo toponimo è sconosciuto ai più, altrimenti la cima rischierebbe di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio sulla linea di confine fra le province di Verona e Vicenza, per la precisione nel Gruppo del Carega a cavallo fra la Val Fraselle e la Val del Chiampo, si alza una bella cima rocciosa dal nome singolare: Gramolon.<br />
Per fortuna il significato di questo toponimo è sconosciuto ai più, altrimenti la cima rischierebbe di essere evitata. «Sgramolare», infatti, è un verbo dialettale oggi piuttosto in disuso che descrive un processo di riduzione in grumi o in poltiglia di qualche cosa di solido. Insomma, Gramolon significa montagna che si sgretola. E che la Val del Chiampo, ma più in genere tutto il Gruppo del Carega, sia costituito da rocce facilmente friabili è cosa nota. Ma escursionisti e alpinisti non si fermano davanti a nulla. E così oggi tutto il Carega non solo sono tappezzati in ogni dove da vie d&#8217;arrampicata, ma offrono persino dei percorsi attrezzati (vie ferrate) che, ovviamente, a ogni stagione devono essere controllati ed eventualmente risistemati da specialisti titolati a questo genere di lavori. È il caso della ferrata «G. Viali», che supera la bella parete sudoccidentale del Gramolon e che comincia ad appena un quarto d&#8217;ora di cammino dal Rifugio Bertagnoli. Montagne vicentine, d&#8217;accordo, ma vicine a Verona (forse quasi più che a Vicenza) ed anche per questo molto apprezzate dai nostri escursionisti che le raggiungono a piedi da Giazza per la Val Fraselle e da Campofontana per le Lobbie, oppure in auto scollinando dalla Val d&#8217;Illasi o da quella d&#8217;Alpone.<br />
La bella ferrata del Gramolon, infatti, è stata recentemente risistemata dalle Guide Alpine di Recoaro, cui ne è stata affidata la supervisione e ora, per motivi di sicurezza, nella parte iniziale corre più a destra del precedente tracciato che, a sua volta, era stato posizionato più a destra del percorso originario che correva lungo un pericoloso canalone. Più sicura, quindi, ma più difficile. A detta degli esperti, infatti, le prime scalette, che superano una parete rossastra a strapiombo fanno subito la selezione. Insomma, un po&#8217; come per le ferrate Biasin alla Cengia di Pertica e la Campalani allo sperone sud di Cima Carega dove, anche lì, i primi metri fanno la differenza. Chi è allenato e preparato ce la fa, gli altri no. Nel caso del Gramolon chi si troverà in difficoltà dovrà accontentarsi di fare il bellissimo Sentiero Milani, un facile ma panoramico giro ad anello sempre lungo le pendici del Gramolon, ma senza scalette, cambre e corde fisse. E al ritorno dalla ferrata?<br />
(E.C.)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 23 Agosto 2010]</p>
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		<title>Dieci giorni vagabondi sul Baldo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 15:00:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno stacco memorabile. Per riempirsi gli occhi di colori e panorami dentro la natura alpestre. Trekking è un termine di origine boera: viaggiare sul carro dei buoi) è l&#8217;andare per giorni per monti,valli, versanti, siti storici, antropici, naturalistici e panoramici, di vetta in vetta, metti sul Baldo veronese e trentino, che è un tutt&#8217;uno. Nessuno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno stacco memorabile. Per riempirsi gli occhi di colori e panorami dentro la natura alpestre. Trekking è un termine di origine boera: viaggiare sul carro dei buoi) è l&#8217;andare per giorni per monti,valli, versanti, siti storici, antropici, naturalistici e panoramici, di vetta in vetta, metti sul Baldo veronese e trentino, che è un tutt&#8217;uno. Nessuno, neppure gli enti preposti, ha mai colto l&#8217;opportunità di realizzare, su tale tema, una guida da diffondere; anche se con soste per cene e pernottamenti si farebbe del bene all&#8217;economia locale.<br />
L&#8217;«Arena» ha elaborato un trek del Baldo con un esperto di sentieri, all&#8217;opera da 30 anni su percorsi e carte topografiche in scala 25mila, Alessandro Brutti dei Gruppi Alpinistici Veronesi. Nulla è lasciato al caso (salvo il buon senso): bisogna solo programmare con alberghi e rifugi l&#8217;arrivo delle comitive.<br />
I dieci giorni si possono anche suddividere in tre gruppi di tappe, lasciando un&#8217;auto alla mèta prima di partire (Malcesine o Ferrara di Monte Baldo). Ci si può far organizzare tutto, ed accompagnare dalle guide alpine o da quelle escursionistiche, purché qualificate. Ecco le tappe della possibile «alta via del Baldo»<br />
1° GIORNO. Sabbionara d&#8217;Avio (m 207) &#8211; Val del Castel &#8211; Bocca d&#8217;Ardole (1390) &#8211; San Valentino (1315). Ore 5 (sentiero 686).<br />
2° GIORNO. San Valentino &#8211; Corne del Bes (1552) &#8211; Malga Bes (1506) &#8211; rif. Graziani (1617) &#8211; Malga Campo (1635) &#8211; Malga Campei di Sotto ( 1349) &#8211; rif. Malga Campei di Sopra (1460) &#8211; Monte Varagna (1740) &#8211; rif. Damiano Chiesa al Monte Altissimo di Nago (2059). Ore 5,40 (sentieri 650, 624 e 601).<br />
3° GIORNO. Rif. Damiano Chiesa al Monte Altissimo &#8211; Bocca di Navene (1425) &#8211; Dosso Spirano (874) &#8211; Doss del Merlo (287) &#8211; Monte Fubia (467) &#8211; Faigolo (592) &#8211; San Michele (575). Ore 5 (sentieri 651, 6 bis, 6 e 4).<br />
4° GIORNO. San Michele &#8211; il Signor (981) &#8211; Co dei Piombi (1164) &#8211; Dosso Castione (1261) &#8211; La Guardia (1523) &#8211; La Guardiola (1901) &#8211; Forcella Valdritta (2170) &#8211; Cima Telegrafo (2199) &#8211; rif. Telegrafo (2147). Ore 6,15 (sentieri 2, 5 e 651).<br />
5° GIORNO. Rif. Telegrafo &#8211; Cima Valdritta (2218) &#8211; Cima Pozzette (2132) &#8211; Tratto Spino (1752) &#8211; Bocca di Navene (1425) &#8211; Madonna della Neve (1082). Ore 7,00 (sentieri 651 e 653).<br />
6° GIORNO. Madonna della Neve (1082) &#8211; Bivacco Lavacchio (1362) &#8211; Passo Cerbiolo (1370) &#8211; rif. Novezzina (1232). Ore 4,35 (sentiero 661).<br />
7° GIORNO. Rif. Novezzina &#8211; Passo del Casello (1055) &#8211; Festa (667) &#8211; Brentino (187) &#8211; Santuario Madonna della Corona (770) &#8211; Malga Orsa (748) &#8211; Ferrara di Monte Baldo (849). Ore 6,15 (sentieri 660, 73, 75 e 74).<br />
8° GIORNO. Ferrara di Monte Baldo &#8211; Malga Valfredda (1321) &#8211; Colonei di Caprino (1372) &#8211; Colonei di Pesina (1366) &#8211; I Zocchi (1282) &#8211; Pozze di Pralongo (1270) &#8211; Bàiti d&#8217;Ortigara (1430) &#8211; Bocchetta di Naole (1648) &#8211; Rif. Fiori del Baldo (m1815) &#8211; rif. Chierego (1911). Ore 5,15 (sentieri. 656, 64, 51, 655 e 658).<br />
9° GIORNO. Rif. Chierego &#8211; Rif. Telegrafo (2147) &#8211; Forcellìn ( 1689) &#8211; Malga Zovèl (1001) &#8211; Malga Brione (942) &#8211; dal traliccio in fondo alla Val del Torrente (700) &#8211; Eremo dei SS Benigno e Caro (830) &#8211; Cassone (85). Ore 6,30 (sentieri. 658, 654, 32, tratto non segnato e 1).<br />
10° GIORNO. Cassone &#8211; Sommavilla (130) &#8211; S. Antonio delle Pontare (431) &#8211; Campo (222) &#8211; Fasòr (205) &#8211; Biaza ( 220) &#8211; Pai di Sopra (124) &#8211; Crero (207) &#8211; Loncrino (145) &#8211; Punta S. Vigilio (83). Ore 6 (sentieri 31, 39 e 41).<br />
(Bartolo Fracaroli)</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 14 Agosto 2010]</p>
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		<title>L&#8217;intero Parco della Lessinia è patrimonio dell&#8217;umanità</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 20:32:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Lessinia non è solo la Grotta di Fumane, o il Ponte di Veja o la Valle delle Sfingi o la Pesciara di Bolca. Ci sono i covoli, le malghe, le contrade di pietra, le espressioni dell&#8217;arte popolare, gli alberi monumentali e le foreste, un&#8217;isola linguistica miracolosamente sopravvissuta. Ha senso prendere un singolo particolare e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Lessinia non è solo la Grotta di Fumane, o il Ponte di Veja o la Valle delle Sfingi o la Pesciara di Bolca. Ci sono i covoli, le malghe, le contrade di pietra, le espressioni dell&#8217;arte popolare, gli alberi monumentali e le foreste, un&#8217;isola linguistica miracolosamente sopravvissuta. Ha senso prendere un singolo particolare e proporne l&#8217;inserimento alla candidatura di patrimonio mondiale dell&#8217;umanità nell&#8217;elenco dell&#8217;Unesco? Se lo sono chiesto i membri del Comitato tecnico scientifico (Cts) del Parco della Lessinia, e l&#8217;unanime risposta negativa è confluita in una mozione verbalizzata nell&#8217;ultima riunione dell&#8217;organo consultivo del Parco.<br />
«I membri del Comitato tecnico scientifico del Parco, venuti a conoscenza del fatto che, per iniziativa del Comune di Fumane e di studiosi dell&#8217;università di Ferrara, sono avviate le pratiche per la candidatura della Grotta di Fumane al World heritage list (Whl) dell&#8217;Unesco, dopo ampia discussione e all&#8217;unanimità dei presenti, pur condividendo in linea di massima le motivazioni di tale proposta, ritengono che essa sia inopportuna», esordisce la mozione, passando ad illustrare le motivazioni.<br />
«Tale proposta non considera il patrimonio della Lessinia nel suo complesso e pertanto, nel caso venisse approvata, potrebbe avere ricadute negative sugli altri elementi del patrimonio naturale e culturale, facendoli apparire come secondari o accessori; e tra questi ne esistono alcuni di rilevanza ed interesse globale, come, ad esempio, il sito paleontologico di Bolca, il quale non è certamente meno importante, della stessa Grotta di Fumane», dicono gli esperti del Cts, che ribadiscono l&#8217;unicità della Lessinia non solo nel contesto delle Alpi, «ma anche in una dimensione globale, che racchiude al suo interno elementi di assoluta rilevanza per la storia dell&#8217;uomo e per l&#8217;evoluzione del suo rapporto con l&#8217;ambiente naturale».<br />
Ma non è solo un «no», quello del Cts, perché la mozione propone anche una diversa lettura del patrimonio lessinico che invita a considerarlo nella sua dimensione di «paesaggio culturale», o meglio di «montagna vissuta dall&#8217;uomo», al cui interno un gran numero di elementi naturali, semi-naturali e artificiali si valorizzano a vicenda per le reciproche interrelazioni. È stata l&#8217;idea alla base della costituzione del Parco e potrebbe esserlo anche per l&#8217;inserimento nel Whl dell&#8217;Unesco, non tanto quindi di un singolo monumento o paesaggio ma dell&#8217;insieme culturale della «montagna teatro e laboratorio dell&#8217;uomo», che poi è lo spirito del documento «Global strategy for a balanced, representative and credible World heritage list», dove, tra le altre cose, «si raccomanda di adottare strategie che superino la stretta definizione di Heritage (patrimonio) e mirino a individuare e proteggere i siti che rappresentano dimostrazioni rilevanti di coesistenza dell&#8217;uomo con la terra e nel contempo di interazioni umane, di coesistenza di culture, di spiritualità e di espressioni creative», sottolinea lo studioso Ugo Sauro, già docente di Geografia a Padova e membro del Cts. È anche la linea della Regione che ha sostenuto l&#8217;approvazione delle Dolomiti nel loro complesso e non come singola cima, come «sito naturale» del Whl, riconoscendo che esse rappresentano «uno fra i più bei paesaggi montani che vi siano al mondo».<br />
La conclusione della mozione del Cts è che «non si dia corso alla candidatura della Grotta di Fumane e che, invece, tutti gli enti e le associazioni interessate si impegnino concordemente a candidare la Lessinia come &#8220;montagna teatro e laboratorio dell&#8217;uomo&#8221; per l&#8217;inserimento nel patrimonio mondiale dell&#8217;Unesco». «Questa soluzione», conclude Sauro, «avrebbe il vantaggio di includere nel patrimonio mondiale non solo il Parco ma anche le aree preparco e tutte le eccellenze dell&#8217;intera Lessinia intesa come paesaggio culturale».</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 13 Agosto 2010]</p>
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		<title>Lessinia, i sentieri mettono la freccia</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 20:31:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oltre 300 chilometri di sentieri, tutti ad anello, di cui quello a maggior sviluppo misura 80 chilometri, sono percorribili a piedi, in mountain bike o a cavallo e rappresentano la novità dell&#8217;estate in Lessinia perché, se si sta ancora lavorando per terminare l&#8217;intero progetto prima dell&#8217;autunno, è già funzionante tutta la parte che interessa la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre 300 chilometri di sentieri, tutti ad anello, di cui quello a maggior sviluppo misura 80 chilometri, sono percorribili a piedi, in mountain bike o a cavallo e rappresentano la novità dell&#8217;estate in Lessinia perché, se si sta ancora lavorando per terminare l&#8217;intero progetto prima dell&#8217;autunno, è già funzionante tutta la parte che interessa la zona centrale e nord del Comune di Bosco Chiesanuova, quello con la maggior superficie, dove si trovano quattro itinerari attorno al capoluogo, tre a Valdiporro e altri tre a Corbiolo. Due saranno aggiunti per la parte bassa di Arzerè e Lughezzano e tre interesseranno la parte alta con avvio da San Giorgio, Branchetto e Bocca di Selva.<br />
È una rete ottimamente segnata, con pali in legno impregnati e trattati in autoclave, che reggono dei cartelli gialli in Forex e scritte serigrafate nere, mentre il numero del percorso è cerchiato in rosso, come rosse sono le punte delle frecce direzionali degli stessi cartelli. Ogni tabella a inizio percorso riporta il numero, i km, i nomi delle principali contrade attraversate e le possibili varianti con le lunghezze.<br />
«Solo per il nostro Comune», elenca il sindaco di Bosco Chiesanuova Luca Saccardi, «sono stati piantati 150 pali e collocate 500 frecce direzionali. Il territorio è quasi interamente coperto e rappresenta una bella offerta turistica per i frequentatori della montagna che attualmente accompagniamo con delle cartine a colori fotocopiate, ma a cui pensiamo di offrire presto dei depliant stampati. Intanto il grazie per il lavoro va al consigliere Manuel Leso, che con i volontari della Pro loco e delle altre associazioni si è attivato per realizzare tutto in economia», aggiunge il sindaco.<br />
Il progetto della sentieristica coinvolge i Comuni della Lessinia centrale, con Bosco anche Erbezzo, Roverè, Velo e San Mauro di Saline e proprio Velo è capofila del progetto finanziato con appena 8 mila euro dalla Comunità montana: «Siamo stati nella spesa», precisa il sindaco di Velo Emiliano Ferrari, «perché ci siamo provvisti del materiale direttamente dai costruttori, abbiamo comperato il Forex a fogli e lo abbiamo ritagliato. Ci siamo serigrafati le scritte e soprattutto il posizionamento dei pali di sostegno è frutto del lavoro di tanti volontari. L&#8217;impegno ora è di riuscire a mantenere efficiente tutta la rete dopo l&#8217;ultimo sforzo per il completamento che interesserà gli altri Comuni dell&#8217;altopiano».<br />
Molti sentieri intersecano per lunghi tratti o percorrono gli stessi tracciati individuati e segnati dalla sezione Lessinia del Cai. Il sodalizio ha già fatto sapere di voler mantenere anche la propria numerazione e chiesto di poter utilizzare gli stessi supporti per aggiungere i propri cartellini con il numero del sentiero Cai nei caratteristici colori di individuazione rosso e bianco.<br />
L&#8217;intenzione degli amministratori è di allargare anche a sud la possibilità di tracciati segnalati: «Soprattutto nelle stagioni intermedie i percorsi sotto i mille metri e collinari sono preferiti dagli escursionisti e dai ciclisti», aggiungono Ferrari e Scala, «e ci adopereremo per realizzare un&#8217;analoga rete segnalata anche in quelle località».</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 12 Agosto 2010]</p>
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		<title>Linea magica sulle rocce a picco sulla Val d’Adige</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 15:59:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dolomiti veronesi? Torri, campanili, diedri, fessure, paretoni, spigoli, guglie, creste, strapiombi al limitare della Lessinia Occidentale sulla Val d&#8217;Adige, in Veneto, proprio sopra il versante orientale della sinistra Adige, in comune di Ala, sopra Borghetto. C&#8217;è una bastionata di calcare di falesie sovrapposte, di oltre mille metri di dislivello, interrotta da fasce di cenge boscose, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dolomiti veronesi? Torri, campanili, diedri, fessure, paretoni, spigoli, guglie, creste, strapiombi al limitare della Lessinia Occidentale sulla Val d&#8217;Adige, in Veneto, proprio sopra il versante orientale della sinistra Adige, in comune di Ala, sopra Borghetto. C&#8217;è una bastionata di calcare di falesie sovrapposte, di oltre mille metri di dislivello, interrotta da fasce di cenge boscose, più una che è una semplice linea sugli abissi, leggibilissima dalla vallata: una riga nera fra giallo della roccia e il verde della foresta.<br />
È quella. E per la prima volta quattro alpinisti veronesi l&#8217;hanno percorsa: è lunga quasi 4 chilometri, articolatissima, con tratti larghi 5 metri e altri mezzo, oppure solo la linea nera nel vuoto totale, più ripari, conoidi sezionati, traversate in assoluta esposizione, alcune da percorrere solo in artificiale, con le staffe da arrampicata. Ne parlano come di un ambiente meraviglioso, panoramicissimo, una linea logica di conoscenza di tutto un altro mondo, fantastico com&#8217;è fra la trafficata valle del fiume, la morbidezza del paesaggio alpestre lessinico, isolatissima eppure raggiugibile da almeno sei possibili punti di discesa, anche in corda doppia, silente e mutevole perchè se pare solo un tratto di righello dell&#8217;origine del mondo, in realtà impegna e obbliga su diversi orientamenti cardinali, cambiando vegetazione di continuo, fra passaggi carponi e piena esposizione su anfiteatri e colatoi, terreno misto di roccia saldissima e friabile, da farsi solo con ottima esperienza di roccia e, soprattutto con grande rispetto ambientale.<br />
L&#8217;arboricoltore Bruno Bettio (autore dell&#8217;alta via della Presanella) l&#8217;incisore e stampatore Stefano Tedeschi (che proprio con Bettio tracciò sulla Nord della Presanella nel 1982 un&#8217;ardita, espostissima, via di ghiaccio), il poligrafico Fausto Toninelli con Nadia Pirmati, per un anno, in 20 uscite, si sono impegnati sul tracciato, armandola il meno possibile ma impegnando 400 chiodi a espansione di nuova generazione ( i «multimonti», viti autofilettanti di sei millimetri).<br />
«Andavo spesso in esplorazione in zona con Francesco Bresciani e, recentemente, con Davide Masotto, quella cengia mi attirava, è un sogno romantico, un passaggio lungo almeno un giorno (ma si può bivaccare comodamente), irreale, metafisico ma concreto, che richiede grande attenzione ed emana fascino ad ogni passo», dice Stefano Tedeschi.<br />
L&#8217;itinerario inizia dal Passo della Morte, 1389 metri, sopra malga Borghetto (1280), il villaggio San Michele (1226) e malga Pietà (1310), scende nel bosco alla cengia nera (1033) la percorre tutta fino a collegarsi, dopo un grandioso paretone concavo e aggettante, con il sentiero che sale da Ossenigo di Peri per cima Rocca Pia (1051) e sbocca sui prati delle malghe Preta di Sotto (1527) e Fanta (1496).<br />
«È per il Veronese un ambiente unico, eccezionale anche a confronto con altri percorsi alpini, se si consideri che scorre parallelo al letto dell&#8217;Adige (900 metri sotto) e all&#8217;altopiano della Lessinia (450 sopra)», dice Bruno Bettio. «Un terreno assolutamente vergine che già aveva affrontato, desistendo, l&#8217;alpinista veronese Gianni Rizzi, ora scomparso. Prevale la scoperta continua, ci sono alberi enormi ( un maggiociondolo colossale, un abete fatto a pipa che si protende nel vuoto e risale dall&#8217;abisso), l&#8217;arrampicata è assoggettata al luogo, uno scoglio immenso fra due bancate di assoluto contrasto, l&#8217;ambiente domina l&#8217;uomo, lo assoggetta e lo guida, un viaggio unico».<br />
E prosegue: «Vorremmo lo si affrontasse con questo spirito, non è alla portata di molti, e forse è un bene. E&#8217; da percorre solo col tempo perfetto. Vi si trovano tracce di camosci e caprioli (dove riescono a passare), qualche rettile, volano vari rapaci. Abbiano evitato con cura di disturbarne nidificazioni e svezzamento dei pulcini. La vista cambia di continuo: Adamello, Brenta, basso lago di Garda, piana di Rivoli, Baldo e sua bastionata sul fiume e poi: ginepri, carpini, cornioli, flora alpina da non calpestare. Un vero mondo esterno, spettacolare, magico».<br />
Conclude: «Vorremmo arrivare, sempre lungo la traccia della cengia, nella zona sottostante la Spluga della Preta (1497, profonda 877 metri), ora ci impegneremo a completarlo tecnicamente, dobbiamo ancora scrivere la relazione della via e dargli un nome».</p>
<p>[Fonte : <a href="http://www.larena.it">L'Arena</a> del 08 Agosto 2010]</p>
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