Ferrata delle Taccole
- Dislivello: 1100 mt.
- Tempo complessivo: h. 4.45
- Difficoltà: quelle tecniche sono centrate esclusivamente nella via ferrata, ottimamente attrezzata ma sempre verticale. Il tratto attrezzato supera la parete con circa 120 metri di dislivello. Secondo un mio personale parere la definirei molto difficile.Per il resto serve un minimo di senso di orientamento. Se vi è nebbia, la ricerca dell’attacco può essere difficile. Anche il tratto di dorsale tra la cima e la selletta necessita di buona visibilità, in caso contrario meglio ripiegare per il transito dal rifugio Telegrafo, sempre segnalato.
Accesso
Da Affi si raggiunge Costermano, salendo poi a S.Zeno di Montagna e quindi Prada. Si prosegue verso nord sulla strada asfaltata che poi si restringe e superando il punto più elevato inizia a calare passando una sbarra (sempre aperta fuorché in presenza di neve).Sempre in auto si avanza per un km. dalla sbarra. A quota 1100 mt. circa si trova, sulla dx, il punto di partenza del sent. 654.
Itinerario
Si entra nel bosco in direzione N e ci si porta in vista dell’impluvio della Val Nogare. Poco avanti ci si collega per poco ad una stretta sterrata proveniente da dx (attenzione sul ritorno a non proseguire su questa). Si avanza per qualche decina di mt. sulla stradina e, quando piega a sx, la si lascia per deviare a dx sul sent. sempre segnato. Il tracciato sale nel bosco e interseca varie volte la strada precedente (si può anche seguire quest’ultima, più comoda ma più lunga). In ogni caso ci si alza fino a raggiungere un’aperta radura con pozza d’acqua e fontana a 1300 mt. ca. (h. 025) che permette di cogliere l’ambiente circostante. Intorno vi sono ripidi pendii e in fondo alla valle, sopra ad una placconata di rocce, si percepisce l’apertura del circo glaciale dove passa il sentiero.
Si prosegue prestando attenzione ad una ind. che indica il seguito del tracciato di nuovo nel boschetto. Si risale la valle incontro alla placconata prima vista, sotto la quale si piega a sx portandosi ad un bivio segnalato (h. 020). (A sx si salirebbe al rif. Telegrafo passando per il Forcellino, evitando però la visita al circo glaciale).Si tiene la dx, si taglia il ghiaione e s’infila una specie di cengia al di sopra delle placche. La vista si apre verso lo sbocco della valle risalita e giù fino al Lago di Garda con il Pizzocolo sullo sfondo.
Si entra nel bel vallone affiancato lateralmente da belle placche rocciose. Si arriva ad una segnalazione del rifugio posta ai piedi di una scarpata detritica sulla sx (h. 030). Qui si abbraccia totalmente tutto il circo glaciale e la valle che sta davanti (Valle delle Prè) e che si risalirà. Si rimonta la scarpata su sentiero e quando questo si porta nel punto più vicino alle rocce di dx e sta per uscire dal vallone di provenienza, lo si abbandona (h. 015). Siamo a quota 1840 ca. Proprio sotto le rocce vi è un ometto di sassi e un segno rosso. A dx un sentierino taglia tra i mughi rientrando così verso la valle delle Prè. Si perdono pochi metri e, dopo un intrico di mughi, si perviene ad un paletto dove la traccia segnalata compie un’inversione di marcia (h. 010). La si vede risalire verso sud, in direzione di una selletta dove spicca un paletto. Sarà quello un punto di riferimento per il ritorno.
Si esce ora dalle tracce e si punta verso la testata della valle.
Questa è racchiusa tra alte pareti che danno una forte sensazione d’alta montagna. È colma di sassi (prè, da qui il nome) Ci si sente piccoli e fuori dal mondo.
Dal paletto si risale un poco marcato valloncello d’erba e sassi, in direzione di uno sperone, o dosso, con mughi al centro dell’impluvio. Lo si passa preferibilmente sulla dx, aldilà si cerca di non perdere quota e si tagliano le ripide fasce sassose che scendono dalla base delle pareti di dx e che sostengono il crinale che dalla Cima delle Buse cala fino alla selletta prima menzionata. Faticosamente si guadagna dislivello cercando di alzarsi fino a toccare le rocce a dx. Si notano delle scritte rosse che segnalano la presenza di una via di roccia. Pochi metri oltre queste vi è l’inizio della ferrata, a quota 2000 mt. ca. (h. 025). (Più in alto si nota lo sbocco del ghiaione verso una forcelletta. Oltre questa si ritroverebbe il sentiero delle creste che a sx in circa mezz’ora porta al rifugio.)
Il posto è quasi opprimente, le pareti ci sovrastano, al di sotto la valle sfugge gettandosi nel lago; oltre questo si distendono le prealpi bresciane. Spicca il Cornone di Blummone. Le nebbie salgono accarezzando le ghiaie ed isolando le creste superiori. Ci s’imbraca usufruendo di un gradino roccioso.
La via ferrata si alza subito verticale percorrendo un marcato camino. Le corde sono ottimamente disposte e lungo il tracciato si trovano, a regolare distanza, anche dei chiodi con anello, utili per assicurare degli inesperti. Qualche piolo aiuta nell’equilibrio. Si esce dal camino spostandosi lateralmente verso dx su una cengetta detritica, anche questa protetta dal cordino in acciaio.
Sotto, la parete precipita senza scampo. Oltre e al di sopra delle pareti che rinserrano la Valle delle Prè, appare, bella come in una cartolina, la cima Telegrafo con il rifugio omonimo poco sotto.
Subito dopo è la volta di una splendida placconata di roccia superba e compatta, verticalissima. La si supera di forza lungo l’unica fessura presente, si compie un corto spostamento a sx arrivando a toccare il diedro centrale. Al sommo di questo si esce a sx con un passaggio faticoso. Ancora a dx per scaglie rocciose, la traccia porta sotto all’ultimo tratto ferrato. Anche questo una specie di diedro-camino verticale. Con fatica, senza disdegnare l’appoggio dei pioli altrimenti difficile, si guadagna l’uscita. Si ritrova al di sopra una debole traccia (attenz. ai segni) che obliquando a sx scansa qualche roccetta (libro di via un po’ nascosto sotto una roccia) e stando sempre in vista del vallone risalito porta in poco tempo sulla Cima delle Buse a mt. 2155 (h. 055 dall’attacco) (3 ore dall’auto).
La cima, un docile cupolotto erboso, offre un gran panorama. Verso sud si distende il crinale del Col Santo e delle creste di Naole. Il Lago di Garda s’individua in quasi tutta la sua totalità, il colore blu intenso si perde nelle nebbie azzurrine della pianura.Oltre il già citato culmine del Telegrafo la cresta prosegue sinuosa verso nord, fino ed oltre la maggiore quota baldense, cima Valdritta. E poi i vari gruppi del Carega, Pasubio e fino alle Dolomiti.
Ci si distende e non si vorrebbe più andare via.
Ma alla fine si riprende la marcia. Vi sono due opportunità di chiudere il giro.
Variante
Vi è la possibilità di rientrare passando dal rifugio.
Dalla cima si scende per poco verso sud per pochi metri, fino ad incontrare il sentiero 653 proveniente dal rifugio Chierego. Si è in prossimità del Passo del Camino. Si segue il sentiero verso est calando con alcune svolte in ambiente roccioso e fascinoso. Si passa una forcelletta sovrastata da una curiosa guglia di roccia. Si prosegue sulla mulattiera di cresta con percorso panoramico e segnalato, gettando ogni tanto lo sguardo attaverso le molte forcellette sulla sx. Una di queste è quella che concedeva la possibilità d’uscita dal fondo del ghiaione risalito. Si arriva ad un’ampia sella con bivio; si vede il rifugio. A sx (qualche tratto su facilissime roccette) o a dx in circa uguale tempo si contorna un crestone roccioso pervenendo alla base d’appoggio. (h. 030). Sul sentiero 654 aldilà della chiesetta si cala per una costa sassosa fino al fondo del vallone, rientrando sul percorso dell’andata in prossimità del bivio con la Val delle Prè (h. 1).
Per l’anello originale si scende verso ovest in direzione del lago. Si sta in prossimità del largo crestone erboso in vista, sulla destra, della valle di provenienza.
Già da qui si vede sul finire del dosso, una macchia di mughi che si dovrà passare arrivando poi a quella selletta con paletto vista all’andata.
Giù per il pendio quindi; arrivati ai mughi si segue un solco fra essi, stando possibilmente verso dx. C’è una debolissima traccia e con nebbia bisogna prestare attenzione. Si sbuca dai mughi in prossimità della selletta (h. 025). Da questa si scende su un ritrovato e buon sentierino, che senza problemi riporta più in basso al paletto, che si era lasciato al mattino per risalire la valle incontra alla ferrata (h. 015).
Da qui sul percorso dell’andata si torna alla base (h. 1). (h. 1.45 dalla cima)
(Questa relazione è stata scritta da Giorax che ringrazio vivamente per avermela mandata.)



E-mail
Archivio