Da San Michele la strada che fu di contrabbandieri
- Tempo : ore 4
- Segnavia : 1 – 7 – 2
- Difficolta’ : E
- Da San Michele di Malcesine (m 552) a malga Fiabio (m 721) a Cò di Piombi (m 1154). Un’escursione ad anello che alterna tratti lunghi e facili ad altri brevi e ripidi, ma alla portata di tutti; la si fa in quattro ore dentro un ambiente di grande varietà, sempre di notevole interesse ambientale e antropico.
Giunti in auto o con il primo tratto della funivia, alla frazione ci si dirige per una stradina bianca verso un campanile romanico. È la chiesa di San Michele, restaurata dalla Regione e proprietà del Corpo Forestale, contiene opere non pregevolissime del 1600-1700 ma è isolata in un bell’ambiente. Si prosegue per il percorso della salute fino al raccordo alto per San Maggiore, segnato da bollini e frecce rosse, prima su asfalto e poi al limitare di prati e pineta (a sinistra), oltrepassando alcune panche dislocate nei luoghi più panoramici, compare, segnato sulla carta del Cai con il n. 13, un breve raccordo. Sbuca sulla stradina per San Maggiore e malga Fiabio (n. 1). In mezzora si è ai prati delle ultime baite. La strada ora è bianca, a tratti cementata, la percorrono solo le jeep autorizzate dei frontisti e la chiude una sbarra. Poco dopo questa, sulla destra, è segnata una pista incassata ed erta che, dopo, si appiana in un bosco dove si devono affrontare varie altimetrie. Su questo, in direzione nord, e in dieci minuti, si è alla malga su di un grande affascinante pianoro inclinato. È bastata poco più di un’ora.
Nell’angolo alto a nord dell’edificio, dietro un pilone della luce, sale nel bosco il sentiero n. 7, un tempo detto «dei contrabbandieri», che attraversa ripido la val Marola su stretti tornanti retti da perfetti antichi muri a secco, supera solchi vallivi e arriva a Dosso Castione (m 1200) congiungendosi col sentiero Cai n. 5 da cima Valdritta. Si scende praticamente in piano a Cò di Piombi (m 1164, sentiero n. 2), già malga e ora rifugio forestale dagli splendidi panorami anche verso il lago. Abbiamo camminato per meno di tre ore e adesso sarà tutta discesa. Ci si dirige a nord, collegandoci in 40’ su una mulattiera e, dopo un ricovero forestale giallo, a quella più importante per gli alti Prài di Malcesine (n. 2). Subito s’incontra un singolare passaggio coperto con tetto a capriata, el Signòr, un portico che proteggeva persone, some e le slitte da sasso (baròssole o carète) in caso di maltempo. Sui muri cinque antiche lapidi ricordano le vittime del lavoro sul Baldo (boscaioli, malgari, alpigiani) e fanno meditare. Di lì si scende ancora per circa un’ora, usando anche qualche raccordo, proprio sopra San Michele. Forse stanchi. Di sicuro appagati.



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