10 feb 2012

Il ritorno del lupo? «E’ merito dell’equilibrio ambientale»

Bosco Chiesanuova. Ha appena compiuto 21 anni il 30 gennaio scorso il Parco naturale regionale della Lessinia e regalo migliore da maggiorenne, com’era una volta questa età, non avrebbe potuto fare a se stesso e a chi lo ha fortemente voluto. La presenza del lupo, per ora solo ipotizzata come molto probabile, in attesa che riscontri genetici sulle sue tracce biologiche dicano con certezza che non si tratti di un cane inselvatichito e che lo inquadrino per specie e provenienza, rappresenta un punto d’eccellenza, perché sarebbe la prima segnalazione per tutte le aree protette del Veneto e confermerebbe la bontà della gestione floro-faunistica di questi primi 20 anni del Parco regionale veronese. Il direttore Diego Lonardoni, che fino all’ultimo ha tentato di evitare di far uscire la notizia, «non per volontà di occultarla ma per rispetto dei ruoli e delle funzioni di ciascuno perché avremmo voluto parlare solo a ragion veduta, con il sostegno certo dei tecnici e delle analisi genetiche», dice, è tuttavia soddisfatto dell’idea che il risultato si concretizzi in una effettiva presenza del lupo in Lessinia fra la vigilia di Natale, giorno della prima aggressione a un paio di capre, e l’ultima settimana di gennaio, quando è avvenuta la seconda aggressione, e dopo pochi giorni il sistema di fototrappola allestito dal guardaparco in collaborazione con il comando stazione del Corpo Forestale dello Stato di Bosco Chiesanuova ha catturato le immagini dell’animale che sono state offerte all’analisi degli studiosi. La segnalazione in Lessinia è tornata utile all’Ufficio faunistico del Servizio foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento, come ha reso noto il direttore del Parco, «perché siamo stati subito contattati per l’aggressione alle sette capre nel Comune di Ala di due giorni fa, per la quale si ipotizza possa esserci un riscontro analogo a quello avvenuto in Lessinia. Questo trasferimento di informazioni fra enti contigui per territorio e finalità», precisa Lonardoni, «lo vedo come l’inizio di un’oculata gestione dei movimenti di questo carnivoro non ancora identificato, ma che probabilmente dovremo abituarci a considerare come presente per il prossimo futuro nel nostro territorio e in quelli confinanti». Poi la riflessione del direttore passa alle considerazioni sulla possibile futura gestione della presenza di un lupo tra la fauna della Lessinia: «Si tratta di una specie che nella letteratura scientifica è considerata notturna, perché preferisce muoversi nelle ore del crepuscolo e della notte, assolutamente elusiva e niente affatto confidente con l’uomo. Questo dovrebbe metterci del tutto tranquilli quanto al pericolo di aggressioni, che del resto negli ultimi 150 anni non sono mai state registrate neanche nelle aree dove il lupo non è mai scomparso e neppure in quelle di nuovi insediamenti». «Vorrei che gli amanti del Parco e della natura della nostra bellissima Lessinia considerassero tutto questo un evento del tutto naturale e non certo una calamità, un fatto che scaturisce dal perfetto equilibrio dell’ambiente naturale e che viene ad arricchire di un tassello fondamentale per la biodiversità la naturalità del Parco», aggiunge Lonardoni, precisando che «quando parlo di naturalità non intendo certo abbandono o impoverimento del territorio, ma produttiva interazione fra coloro che da umani vivono e operano su questo territorio e gli animali che da sempre ci sono o che vi arrivano come nuovi ospiti per insediarsi, come sarebbe il caso dei grandi carnivori, lupo compreso». Insomma un «lupo in casa» non è un problema né una disgrazia: lo hanno ribadito tutti al tavolo tecnico organizzato nella sede del Parco, da chi ha funzioni istituzionali di tutela a chi, per la propria passione, come i cacciatori, potrebbero vederlo come un competitore.
(Vittorio Zambaldo)

[Fonte: L'Arena del 10 Febbraio 2012]

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