30 ago 2010

Chierego, da 80 anni con lo zaino in spalla

Spolverino rosso, pantaloni corti e capelli bianchi al vento. Lui, del freddo che fa imbacuccare gli altri escursionisti, se ne fa un baffo. È Guido Chierego, 87 anni, medico per una vita in varie cliniche, residente in Valdonega. Il più anziano, almeno secondo l’anagrafe, a salire ieri mattina al Telegrafo per la festa di Santa Rosa. Porta un cognome leggendario tra gli appassionati di montagna: infatti Guido è il primo dei sei figli di Giovanni Chierego (1891-1960), lo storico medico-alpinista veronese cui è dedicato il rifugio Cai a quota 1.911 sul monte Baldo, restaurato da poco. «Quando mi faranno il funerale, dovranno dire che io sono vissuto per la famiglia, per i malati e per la montagna», dice sorridendo. Al diavolo la scaramanzia… «Comunque se ne riparla tra 10-12 anni». I soccorritori alpini gli offrono un posto al caldo nel loro presidio sotto il rifugio Barana: e lui rifiuta bonariamente. Tutti gli escursionisti lo salutano chiamandolo «profesor», com’era stato per suo padre. Entrambi colonne del Cai, di cui Guido ha ricoperto il ruolo di presidente per Verona, preoccupandosi della manutenzione dei rifugi veronesi. A Santa Rosa, è arrivato dal versante di Prada, accompagnato da un amico. Come? «A piedi», esclama. «L’amore per la montagna, come quello per la medicina, me l’ha trasmesso mio padre, il “vecio Nanni”. Sul Baldo sono salito per la prima volta a 7 anni. E ancora oggi, 80 anni dopo», dice, «non voglio mancare a questa festa, appuntamento di fede e tradizione».
Perché Santa Rosa è importante? «I giovani salgono con il piacere di sorpassare i vecchi; i vecchi con il conforto di riuscire ancora a camminare sugli stessi sentieri dei giovani. E quando si è in cima, si è tutti contenti».
(L.CO. )

[Fonte : L’Arena del 30 Agosto 2010]