Rinnovata la chiesetta al Revolto
Ha un nuovo altare ed è completamente rinnovata la chiesetta che sorge a pochi passi dal rifugio Revolto, sopra Giazza, e che è dedicata a san Giovanni Battista. Domani alle 16.30 il vescovo monsignor Giuseppe Zenti, durante la celebrazione della messa festiva, consacrerà il nuovo altare in una cerimonia che sarà accompagnata da don Flavio Gelmetti, responsabile dell’Opera chiesette alpine e animata dai cori Piccole Dolomiti di Illasi, diretto dal maestro Zeno Castagnini e Tre Torri di Tregnago con il maestro Leonello Dal Molin. Agli stessi cori è affidata la preparazione del clima di festa, con un concerto che precederà di un’ora la celebrazione, seguita poi, al termine, da un rinfresco festoso.
Per tutta la giornata, con corse potenziate nel pomeriggio, il Comune di Selva di Progno ha organizzato un servizio di bus navetta che farà la spola dalla località Giare e Lago Secco fino al rifugio, per evitare l’ingorgo delle auto lungo la stretta via di collegamento.
La chiesetta, pur essendo per pochi metri in territorio trentino, è molto cara agli alpinisti veronesi, perché ospita incastonate nei suoi muri numerose targhe ricordo di caduti in montagna o di persone che con la montagna hanno avuto un rapporto intenso e riconosciuto: per questo è considerata memoria di risurrezione e luogo di incontro e di comunione tra le province e le diocesi di Trento e Verona.
Fu costruita nel 1951 per ricordare don Giovanni Battista Trida, scomparso tre anni prima, omaggio al sacerdote e professore del seminario vescovile, voluto dai suoi allievi e da alcuni confratelli. Da allora è sempre stata officiata nelle domeniche e festività estive da monsignor Luigi Piccoli che avviò l’Opera chiesette alpine e a cui successe don Germano Paiola e ora don Flavio Gelmetti, entrambi della Pia Società Don Mazza.
«La necessità di ristrutturare la chiesetta di San Giovanni Battista, specie in ordine alla sicurezza e alle esigenze di una dignitosa celebrazione liturgica, stava maturando ormai da qualche anno. Grazie all’interessamento e all’opera generosa di tanti volontari del Veronese e con la partecipazione e il contributo della Provincia di Trento, il sogno coltivato come possibile è divenuto realtà», riconosce don Flavio.
«Nell’intervento di restauro si è tenuto conto del luogo di preghiera e di devozione, orientato dal messaggio spirituale dei monti e segnato dalla memoria degli affetti più profondi, spezzati dal dolore, che richiedono luce e speranza», aggiunge il sacerdote mazziano, «e a questa speranza sono ispirati i bassorilievi, significativi per arte ed espressività, posti sull’altare e sull’ambone, opera dello scultore Matteo Cavaioni. Le opere sono scolpite in marmo nembro rosato e comprendono, oltre l’altare e l’ambone, la sede per il celebrante e un simbolo della veglia pasquale, che valorizza i segni d’acqua e fuoco, collegati dal Vangelo alla figura di Giovanni il battezzatore».
Dei nuovi cancelletti in ferro battuto, opera dell’artista di Cogollo Gino Bonamini, completano e racchiudono il recinto sacro. Bonamini ha ripreso, 58 anni dopo, elementi di fantasia su cui aveva già lavorato quand’era appena quattordicenne alla bottega di Berto da Cogollo: quasi miracolosamente tornano quindi le stesse mani a ricostruire e dare unità a quell’elemento di allora che le ha composte nuove, secondo un’originale fantasia, o restaurate dopo averle lui stesso lavorate quand’era ancora ragazzo nella bottega di Berto da Cogollo.
Una semplice ringhiera, in ferro battuto, lavoro del giovane allievo di Gino, Giovanni Battista Sauro, di Bosco Chiesanuova, è fissata attorno ai gradoni, a garantire la sicurezza e a definire e ricordare ai passanti lo spazio sacro e celebrativo, oltre a dare continuità all’opera che passa da maestro ad allievo per tre generazioni.
[Fonte : CaregaWeb.it]
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