30 giu 2010

Uccelli della Lessinia schedati

Lessinia. Cacciatori senza fucile in Lessinia? Con il cannocchiale, la macchina fotografica, algide levatacce e tanta pazienza; più un amore – sincero e disinteressato – per il mondo alato.
Nasce così ogni anno, nel Parco naturale regionale della Lessinia di 4.786,51 ettari complessivi, il “Resoconto ornitologico”, un catasto delle presenze delle specie di uccelli selvatici, migratori e stanziali, che ne popolano o solamente attraversano i cieli, durante le rotte africane ed artiche con il nostro continente. Si deve a 95 entusiasti birdwatchers l’edizione 2009, la quarta, del registro delle presenze ed assenze verificate, arrivi e partenze di un mondo alato fatto di frulli, canti, nidi, colori, danze e versi spesso armoniosi che, ogni anno, registra (e pubblica con foto di rara bellezza) apparizioni vere e proprie. Lo testimoniano le ricerche sul campo del club scientifico “Verona birdwatching” diretto dal medico Maurizio Sighele con la collaborazione del guardaparco Paolo Parricelli, delle stazioni del Corpo forestale dello Stato, della Polizia provinciale di Verona e Vicenza e di Veneto Agricoltura. Diego Lonardoni, direttore del parco ed il dottor Sighele lo hanno presentato a Verona nel corso delle serate intitolate “Notti con le ali”.
In Lessinia sono state osservate in quattro anni 147 specie sulle 450 presenti in Italia, su 174 conosciute sul territorio dei 13 comuni dell’altopiano, più i due vicentini di Crespadoro ed Altissimo. «Quando nel 1991 si fece il piano ambientale, lo studio del professor Franco De Franceschi ne individuò 111 specie – ha spiegato Sighele – segno di una grande mutabilità dei popolatori dei nostri cieli.
Ad esempio, non si era mai visto uno stormo così numeroso di una specie artica quale lo Zigolo delle nevi (32 soggetti), osservato ai 1600 metri di quota di Bocca di Selva, sopra Boscochiesanuova, sul suolo scoperto dalla neve, da inizio dicembre scorso fino a metà marzo che, solitamente, arriva in Italia a svernare su tutto l’arco alpino con pochissimi individui. Se ne sono contati dieci anche a malga Colonei di Pesina sul monte Baldo».
Sul bellissimo piccolo uccello variopinto il giornale L’Arena ha pubblicato una pagina lo scorso primo aprile. Osservati e documentati anche il Fringuello alpino ed il Sordone, specie non frequenti. Raro anche il Piviere Tortolino, altra specie artica presente per il secondo anno consecutivo, a Castelberto ed a malga Lessinia, il Gracchio alpino e quello corallino (dalle zampe rosse) del quale si aveva solo una segnalazione ad Avesa (Verona) del 1952. Quindi il Frullino, il rapace notturno Assiolo, trovato nidificante a malga Cornicello, a 1663 di quota da Luca Signori.
È stata rilevata pure la presenza dell’Upupa, dalla stupenda livrea crestata di piume sulla quale il Foscolo prese una cantonata tremenda nei Sepolcri (è un insettivoro, non un granivoro), e l’Averla maggiore. Documentati i superbi Galli cedrone (raro) e forcello, tipici della montagna veronese e trentina.Il 2009 ha segnato pure un’invasione di Peppole (el montàn, in dialetto veronese) a decine di migliaia di esemplari: in un solo giorno sono state osservate in volo mille gru.
Migliaia di dati registrati per pura «passione incruenta» con: Gufi reali e di palude, Beccofrusoni, Francolino di monte, Airone cenerino, Nibbio bruno, Biancone, Albanella reale, Astore, una coppia stanziale di Aquila e: Falco pescatore, lodolaio e pellegrino, Pavoncella, lo sporadico Succiacapre, il Picchio nero ed altri di almeno quaranta specie, seguendo la chek list italiana del Fracasso. Una festa di suoni e colori, soprattutto di voli. Liberi. Rispettati.
(Bartolo Fracaroli)

[Fonte : L’Arena del 28 giugno 2010]

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