È stato chiuso solo per una stagione, cioè nell’estate del 2009, eppure agli appassionati d’alta montagna e a tutti quelli cui sta a cuore questo rifugio che a pieno merito rientra fra i più suggestivi di tutte le Alpi, un anno è sembrato un’eternità. Ma ora è tornato il sorriso sui volti degli alpinisti, primo fra tutti il presidente della sezione veronese del Club Alpino Italiano Piero Bresaola cui la forzata chiusura l’anno scorso del rifugio G. Biasi al Bicchiere, dovuta semplicemente a problemi familiari del gestore, proprio non è andata giù. Soprattutto non sono piaciute le polemiche sorte sui giornali dalle quali sembrava fosse tutta colpa del Cai Verona la mancata apertura del rifugio. Invece la colpa, se di colpa si può parlare, è stata di una bambina. Proprio così: la figlia del gestore che l’anno scorso ha pensato bene di nascere quasi in concomitanza con l’apertura della stagione estiva.
«Quando Erik Pichler, apprezzatissimo gestore del Biasi da più stagioni», spiega Piero Bresaola, «la scorsa primavera ci ha detto che non se la sentiva proprio di lasciare sola la moglie con una bambina appena nata ed un’altra ancora piccola da svezzare non abbiamo potuto dire nulla. Pichler aveva ottime ragioni per recedere dal contratto ma noi, nonostante avessimo messo annunci sui giornali locali e sulle riviste del Cai non abbiamo fatto in tempo a trovare un nuovo gestore». Ed a quel punto «apriti cielo»: le critiche sul Cai Verona e sulla sua presidenza sono fioccate e tutte senza concreto fondamento. Naturalmente durante l’inverno la ricerca di un sostituto di Pichler da parte di Bresaola è continuata ma poi, all’inizio della primavera, il miracolo: Pichler telefona a Bresaola e gli chiede nuovamente di poter gestire il Biasi. Richiesta accordata, naturalmente, e senza nemmeno discutere.
«Pichler non solo è un ottimo gestore», commenta Bresaola, «ma è anche un esperto dei luoghi, uno che vive in alta quota tutto l’anno e, soprattutto, è uno che ama profondamente il rifugio e i suoi ghiacciai. Tanto da averci lasciato il cuore ed aver vissuto la stagione scorsa come una sofferenza proprio a causa della lontananza dal Biasi. In altre parole, cosa si può chiedere di più da un gestore?».
Attualmente il rifugio, peraltro in perfetta efficienza, è già raggiungibile: da metà giugno ha aperto ufficialmente i battenti. Però la neve è ancora tanta, la strada è molto lunga (sono quasi 8 ore dal fondovalle ed oltre 1500 metri di dislivello) ed è quindi un luogo solo per gente esperta e molto ben allenata oltre che adeguatamente preparata.
«Biasi» a parte, anche per quanto riguarda poi gli altri rifugi, tutto è pronto per la stagione escursionistica. «Non vi sono problemi di alcun tipo», continua Bresaola, «né strutturali né di gestione. Ragion per cui non possiamo che augurarci un tempo clemente e che escursionisti ed alpinisti si muovano sempre con prudenza badando alle principali norme di sicurezza».
È un augurio, questo, che si fa anche il Capo del Soccorso Alpino di Verona, Marco Vignola il quale, statistiche alla mano, teme molto il Monte Baldo che con i suoi fianchi solo in apparenza docili spesso inganna alcuni fra i migliaia di turisti che ogni estate ne affollano, anche grazie alla spettacolare funivia di Malcesine, la cresta e le pendici. «La maggior parte degli incidenti», sottolinea Vignola, «avviene nel primo pomeriggio ed in discesa, un po’ a causa della stanchezza ed un po’, magari, a causa dell’incombere del classico temporale pomeridiano. Naturalmente è fondamentale, e non ci stancheremo mai di ripeterlo, avere un abbigliamento adeguato accompagnato da cibo e bevande in abbondanza. Purtroppo invece sempre più spesso il Soccorso Alpino viene allertato anche nel cuore della notte per andare in cerca di persone che si sono avventurate lungo i sentieri delle nostre montagne con scarpe assolutamente inadeguate, senza una scorta sufficiente di cibo, senza indumenti pesanti o abiti di ricambio e, quel che è peggio, spesso senza la minima cognizione geografica dei luoghi che intendevano visitare. Molti poi credono», conclude Vignola, «che avere il cellulare con sé sia una garanzia. Non è assolutamente vero in quanto la copertura telefonica in montagna è scarsa e a macchia di leopardo, ragion per cui sul cellulare non si può né si deve fare totale affidamento. A meno che non si tratti di un telefono satellitare, ovviamente!».
(Eugenio Cipriani)
[Fonte : L'Arena del 19 Giugno 2010]


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