12 giu 2010

Bloccati di notte nel Vajo dell’Orsa: salvati

Magico intervento salvavita del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas), l’altra notte, al Vajo dell’Orsa, tra Ferrara di Monte Baldo e Brentino Belluno, dove due ragazzi veronesi, Michele Colombo di Brentino Belluno e Daniele Massocco di Bussolengo, a causa della propria inesperienza sono rimasti bloccati alla Busa Nera.
I due, entrambi venticinquenni, erano partiti da Fraine Basse mercoledì verso le 14 con una sola corda, non pensando di portare la seconda come la pratica insegna. La fune ad un certo punto della discesa si è incastrata non lasciando alternative ai ragazzi che, non potendo più proseguire, sono rimasti fermi ad aspettare che qualcuno arrivasse a recuperarli. Nonostante l’inesperienza – uno aveva fatto torrentismo una sola volta e l’altro da appena un anno – avevano lasciato detto ad un amico il percorso che avevano intenzione di fare in modo che, qualora dopo una certa ora non li vedesse arrivare, lanciasse un eventuale allarme. Quindi erano scesi lungo il sentiero che conduce verso il rio Bissole e avevano iniziato a scendere il vajo. In uno dei passaggi chiave, la Busa Nera, la corda è rimasta incastrata. Hanno provato a disincastrarla più volte ma alla fine non riuscendoci e non avendo alternative hanno desistito e sono rimasti ad attendere i soccorsi dalle 15,30, quando si sono bloccati, fino a sera. Verso le 21 l’amico che li attendeva e a cui avevano lasciato detto che si sarebbero infilati nel vajo, non vedendoli uscire, ha chiamato il 118.
Il 118 ha attivato il soccorso alpino di Verona (Cnsas), le sezioni speleologica e alpina, che si sono entrambe attivate inviando subito le squadre sul posto alla ricerca dei due dispersi. Si sono mossi venticinque volontari, sempre a filo diretto con la base di Boscomantico. Due squadre hanno battuto i sentieri che vanno dalla Madonna della Corona verso l’ingresso del vajo dell’Orsa mentre altrettante sono entrate partendo da Fraine Basse ripercorrendo il tratto fatto dai ragazzi.
I volontari speleo, prima di raggiungere i dispersi, hanno notato la corda incastrata, hanno capito che i due avevano avuto un problema tecnico ed hanno quindi proseguito la discesa intercettandoli alle 0,40 dove termina la parte acquatica e inizia quella fossile del canyon. Li hanno dunque raggiunti e, assicuratisi che stessero bene, li hanno accompagnati a valle arrivando a Brentino Belluno verso le 2.
Una brutta esperienza che dovrebbe insegnare qualcosa.
«Il vajo dell’Orsa non è un parco acquatico e il torrentismo non è un gioco, bensì una disciplina sportiva alpinistica che prevede preparazione sia tecnica che psicologica, allenamento ed esperienza», avverte Marco Heltai vice delegato del Soccorso alpino tra quelli intervenuti l’altra notte.
«Affrontare questi percorsi improvvisando comporta rischi. Occorre essere bene attrezzati soprattutto per fronteggiare eventuali emergenze. Nel caso dell’altra sera una caviglia rotta sarebbe bastata a trasformare questa brutta esperienza in una vera e propria tragedia». Chi desidera sperimentare tali situazioni «estreme» ma non è esperto, è meglio si appoggi ad una guida. In questa specifica situazione anche l’attrezzatura era inadeguata: «Non si affronta un canyon senza un kit di emergenza né con una sola corda».

[Fonte : L’Arena del 11 Giugno 2010]

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