Un altro asino vittima dell’orso Dino
C’è un altro asino tra le vittime dell’orso Dino. Se ne sono accorti ieri mattina i proprietari la cui abitazione non è vicina al recinto dov’era custodito l’animale. Dall’analisi della carcassa fatta dalla Polizia provinciale e dal Corpo forestale dello Stato pare infatti che la morte risalga alla stessa notte di venerdì scorso quando è stato sventrato Mario, l’asinello sardignolo di Daniela Sandrini poco sopra Romagnano. Quest’altra aggressione è avvenuta a un paio di chilometri in linea d’aria dalla precedente, in direzione Cerro.
Polizia provinciale e forestali hanno passato già due notti in pattugliamento per attendere il ritorno di Dino sui luoghi dei suoi assalti, ma senza successo. Armati di fucili caricati con pallottole di gomma, continueranno ancora il loro servizio con il compito assegnato in questi casi dal protocollo regionale, cioè dissuadere l’animale selvatico dall’avvicinarsi alle abitazioni, spaventandolo perché rinunci alle comode prede degli animali domestici e diriga la sua caccia verso il bosco.
Dino in queste ore ha un vantaggio: il segnale dei chip auricolari che gli sono stati messi quand’era stato catturato in Val Canali dagli esperti trentini, dopo aver fatto strage di un gregge, sono completamente muti. L’ultimo segnale ricevuto risale alla notte di mercoledì e forniva le coordinate geografiche che ne dichiaravano la presenza dietro il Monte Zevola verso il gruppo del Carega. Da allora più nulla e dal profondo Vajo di Squaranto dove si sarebbe diretto non c’è verso di ricevere segnali.
Questo tiene ancora viva l’ipotesi che l’orso individuato nella notte di venerdì da Bruno Malascorta e sua moglie Maria Grazia nel recinto delle pecore di loro proprietà possa essere un esemplare diverso da quello provvisto di radiocollare. Ne è sicuro Malascorta: «Sono mesi che dico che nei pareggi si aggira un orso. L’ho visto un anno e mezzo fa con mio figlio Andrea e ritengo che sia quello rimasto in zona senza dare problemi».
Anche le ultime aggressioni, i due asini e la capra sparita dal Parco faunistico «Al bosco» non sono per Malascorta dei problemi: «Stiamo ricreando l’ambiente naturale e gli animali ritornano. Questo è un buon segno, non un problema, perché non si può pretendere l’ambiente perfetto ma non volere che gli animali lo abitino: se ci sono le prede è giusto che tornino anche i predatori. Certo vanno tenuti lontani dalle abitazioni, ma ci sono sistemi incruenti ed efficaci: piantare alberi da frutto al limitare del bosco, tenere le luci accese accanto alle abitazioni, mettere delle fotocellule che attivino l’illuminazione al passaggio di un selvatico. Sappiamo che quando ci siamo noi i selvatici, per quanto aggressivi, non si avvicinano», conclude, forte dell’esperienza che ha nella gestione del suo parco faunistico dove vivono in semilibertà decine di specie selvatiche diverse.
L’ipotesi che Dino possa non essere Dino, cioè l’orso che ha tenuto in scacco per un mese gli allevatori dell’alto Vicentino, ma un altro orso non provvisto di radiocollare, sembra essere confermata dalle foto di un escursionista che circa un mese e mezzo fa scattò nel Vajo dei Modi, tra Erbezzo e Boscochiesanuova: si vedono chiaramente delle grandi impronte su un declivio molto erto.
Non sono sicuramente di un ungulato ma per le dimensioni, la forma e la falcata sembrerebbero quelle di un orso. Potrebbe essere stata la prima passeggiata al risveglio dal letargo.
(Vittorio Zambaldo)
[Fonte : L’Arena] del 03 Maggio 2010]
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