L’orso Dino ha spento il «cellulare»
Solo acqua e vento. E divise fradice. L’orso Dino, ovvero «M5» se è davvero è lui, è latitante. Con quel nome che richiama la sigla del servizio segreto britannico, «MI5», gioca con naturalezza a nascondino. «Nessun segnale oggi (ieri, ndr)», conferma Damiano Cappellari, comandante della Polizia provinciale. «Abbiamo battuto le zone delle due ultime predazioni ma senza riscontri, forse per le condizioni avverse». Oggi si ricomincia, in Val Squaranto, tra anfratti, vaj e macchie quasi impenetrabili: come un «puzzle», cercando metro per metro dove le onde radio (o il contatto satellitare) sono affidati al caso.
Il radiocollare del plantigrado di fatto, da giovedì, non «parla». Il dispositivo è dotato di due sistemi di trasmissione: uno Gps, come nei navigatori sportivi o da automobile; e un altro a onde radio, «di scorta». «L’ipotesi peggiore», dice Cappellari, «è che in qualche modo l’animale lo abbia perso. O che la batteria del satellitare sia scarica. Perciò cerchiamo, adesso, la sua traccia radio».
Lavoro complesso e faticoso, spiega la dottoressa Greta Serafin, esperta della materia per la Polizia provinciale: «Le onde rimbalzano tra anfratti, vegetazione e ostacoli di ogni genere. Soprattutto, per essere captate, richiedono un avvicinamento fisico, chilometro per chilometro, sperando che nulla si frapponga». L’orso, di fatto, potrebbe essere «muto» alle trasmissioni mentre la squadra di ricerca passa a poche centinaia di metri. Nessuno lo dice, ma serve anche una buona dose di fortuna.
Strana comunque, per il comandante Cappellari, l’assenza improvvisa di segnali. Dino-M5 era un sorvegliato speciale: dal Vicentino, al Trentino al Brenta la sua traccia era stata chiaramente seguita. «Non abbiamo trovato neppure altre orme», conferma. «Ma il dispositivo potrebbe essere rotto, senza alimentazione o addirittura perduto. Oppure l’animale potrebbe essersi allontanato». È un camminatore, l’orso della Lessinia. E lo ha dimostrato: «Di strada ne ha fatta», dice Serafin, «fresco di risveglio dal letargo, con una fame più che spiegabile e di certo anche alla ricerca di una compagna. Ma si tiene lontano dagli uomini, è scappato di fronte all’abbaiare dei cani e ha scelto prede mansuete, le più facili. È un esemplare, per quanto si vede, ben lontano dalla categoria dei “problematici”». Dino è solo un selvatico, il segno vivente di un ambiente che rivive e si riprende gli spazi.
«Gli orsi sono due», commenta con una metafora Mauro Bellamoli, sindaco di Grezzana, «ma io ne temo solo uno. Quello che sta nei boschi dà solo piccoli problemi; ma l’altro, la disoccupazione che insidia le nostre famiglie, non mi fa dormire. Ed è a quel rischio che dedichiamo le forze». Messaggio chiarissimo. Quanto a Dino, quello in zampe e pelliccia, «le forze dell’ordine stanno spiegando al meglio la situazione, non c’è allarmismo né motivi per suscitarlo. Faremo in ogni caso, se richiesti, quanto necessario». Ai tempi della crisi un orso fa meno paura delle rate del mutuo.
Stessa musica più in alto, a Boscochiesanuova. «I carabinieri sorvegliano le contrade più isolate, soprattutto la notte, per prudenza. È il minimo che si possa fare. In attesa di eventuali altre indicazioni», dice il sindaco Luca Saccardi. «Ma diciamo la verità: un orso crea problemi e danni limitati. Se ci saranno da emettere ordinanze su richiesta delle autorità di polizia lo farò. Ma il guaio, il pericolo più reale, sono semmai i branchi di cani rinselvatichiti e soprattutto i cinghiali, che proliferano senza controllo e devastano i terreni».
Problema per ora senza rimedio, perchè i suini selvatici «a differenza di quanto accade in altre 20 Regioni» sono abbattibili solo a condizioni assai stringenti. «Spero che la giunta Zaia agisca su questa norma. E che certi disgraziati non abbandonino i cani», conclude Saccardi. Dino? «È un orso, non un pericolo». In montagna lo sanno, lo ricordano. Per fortuna.
[Fonte : L’Arena] del 05 Maggio 2010]
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