Tanta neve fresca e sole ma attenti alle valanghe

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Neve e sole sono gli ingredienti che messi insieme fanno la gioia di tutti gli appassionati di montagna e di sport alpini: sono le condizioni di questo fine settimana, ma sono anche gli ingredienti di un cocktail esplosivo chiamato valanga. Il bollettino meteo del Centro valanghe di Arabba mette per questi giorni, sulle Prealpi veronesi (Baldo e Lessinia), un grado di pericolo pari a 3 (marcato) su una scala di 5: significa che occorre precauzione e che ci sono situazioni critiche per distacchi sui versanti sottovento, conche e piccoli valli, canaloni caratterizzati da accumuli di neve fresca ventata.
Sono le condizioni che si sono verificate dall’ultima nevicata, con accumuli di neve fresca su uno strato preesistente consolidato con cui non ha legato: basta un lieve sovraccarico, anche di un singolo sciatore, dove i quantitativi di neve superano i 20-30 centimetri, per avviare possibili scaricamenti e piccole valanghe spontanee sui pendii più ripidi, in particolare con condizioni di bel tempo e temperatura mite.
«Per qualche giorno è proprio il caso di stare tranquilli, che non vuol dire di stare in pantofole in poltrona», precisa Marco Vignola, responsabile della stazione di Verona del Corpo nazionale soccorso alpino, «ma essere coscienti del pericolo e prestare la massima attenzione». Ha appena ricevuto la notizia che un collega del Soccorso alpino di Belluno è rimasto sotto una valanga: «È un classico esempio di persona esperta, ma questo non mette al riparo dai pericoli, perché questo è proprio un fine settimana nel quale prestare la massima attenzione».
Vale per gli snowboardisti fuoripista, per gli scialpinisti ma anche per i ciaspolatori. «È inutile fare una mappa di zone pericolose perché non è che fuori dall’elenco si possa stare tranquilli», premette, «però i luoghi più esposti al rischio valanghe sul Baldo si conoscono da sempre: il Vallone Osanna, Cima Pettorina, Valdritta, sono tutte aree rivolte verso al Val d’Adige da evitare assolutamente».
Ma anche sul versante del lago, come ha dimostrato la recente tragedia dei giovani morti a Malcesine, ci sono siti da evitare: la Valle delle Nogare e la Val Trovaj. «Non dico che non si debba frequentare il Baldo», precisa, «ma conviene per questi giorni limitarsi a zone tranquille come Prada e Coal Santo e ai ciaspolatori raccomandiamo di avventurarsi in tragitti che siano alla loro portata fisica per non dovere recuperare persone che non sono più in grado di tornare a casa con le proprie gambe».
La consultazione del bollettino nivologico (www.arpa.veneto.it) è importante ma non garantisce nulla: «Dà un’idea generale della situazione, ma poi bisogna conoscere bene il posto, il terreno di gioco», lo chiama Vignola, «dove il vento ha soffiato accumulando neve e dove siano i passaggi che evitano gli accumuli instabili. Si passa su piani di scorrimento in equilibrio precario e succede la tragedia, a volte per colpevole inesperienza, a volte per eccesso di sicurezza in persone esperte di montagna, che danno troppa confidenza all’elemento naturale e non valutano adeguatamente quante variabili siano in gioco. Per quanto riguarda il gruppo del Carega, questi sono proprio i giorni da lasciarlo in pace, perché è molto pericoloso», conclude.
A due passi dal Carega vive e lavora Luca Signori, assistente capo del Corpo Forestale dello Stato incaricato con altri colleghi del Servizio Meteomont, che fornisce quotidianamente il livello e le condizioni della neve. Per lavoro percorre la Lessinia centro-orientale e conosce bene le problematiche del Carega: «Il rischio in questi giorni è alto perché il nuovo strato di neve si è depositato su un fondo brinato come mai si era visto in precedenza: non c’è coesione fra i due strati e basta un nulla per avviare lo scivolamento e il formarsi della valanga», spiega, ricordando che fuori dalle piste battute dove non c’è bosco e una pendenza superiore al 35 per cento, quindi anche in Lessinia, c’è un potenziale pericolo valanghe.
(Vittorio Zambaldo)

[Fonte : L'Arena del 13 Febbraio 2010]

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