Chierego scampò alla slavina: «Oggi ci si sente invincibili»
«Quando mia moglie, mentre mi coricavo a letto, mi vide tutto viola per gli ematomi capì, e perse il latte per la nostra bimbetta di quattro mesi. Dovetti andare di notte a cercare quello artificiale in farmacia. Tre giorni prima, a San Giuseppe, marzo del 1972, ero stato travolto da una valanga, provocata da un allievo, ghermito di ritorno dalla Palla Bianca sulle Alpi Retiche. Ero istruttore al corso di sci-alpinismo della scuola del Cai Battisti, feci una scivolata di 400 metri su un pendio a 50 gradi interrotto da un salto di 30, verticale. Lo zaino attutì il colpo, ripresi a precipitare, per fortuna avevo perso gli sci, nuotavo, come dicono i manuali, ma mi sentivo stritolare, venni sputato fuori. Incolume, e furibondo».
Racconta così la sua avventura Giorgio Chierego, fisico medico già primario all’ospedale Maggiore, 70 anni, ancora attivissimo in montagna. Per Chierego gli addetti agli impianti dovrebbero avere la possibilità di informare e bloccare gli incauti («Scendere il giorno dopo una nevicata di 50 centimetri su un fondo gelato è sbagliato. Occorrono almeno tre giorni perché il manto si compatti», dice ). Cita le numerose scuole di sci alpinismo, snowboard ma anche di freestyle e freerider che ci sono a Verona, Riva del Garda, Arco e Rovereto, parla di consumismo della montagna («Su con la funivia, giù per dove ti pare»), dell’ebbrezza della gioventù che, dotata di attrezzatura modernissima, si sente invincibile e immortale.
Della disgrazia accaduta due settimane fa sul Baldo dice che dove ci sono impianti ci deve essere prevenzione. «Occorre conoscere i pericoli della montagna, e rispettarli, anche se hanno un aspetto seducente, Il 90 per cento degli incidenti accade dove l’approccio alla discesa è facile. Una legge? Non credo, occorre soprattutto prudenza, e cultura», conclude.
Alberto Perolo, 58 anni e Fabio Veronese, 63, sono presidente e vice del Cai Battisti dal 1997 (1.418 soci), pionieri delle ciàspole e sci alpinisti. L’associazione nata nel 1927 ha da 45 anni la scuola di scialpinismo «Renzo Giuliani». Nei giorni scorsi il direttivo si è riunito proprio sulla sciagura del Baldo. «C’è stata negli ultimi cinque anni un’esplosione dell’escursionismo con le ciaspole e del fuori pista. È ora che ci si renda conto che la montagna è una cosa seria, fatta anche di maltempo, vento, nebbia, freddo, accumuli e cornici di neve, e valanghe. Ora si va, senza preparazione e senza aver consultato il meteo, dappertutto. Il pericolo andrebbe segnalato dagli addetti. Il Soccorso alpino di Verona è disponibile a farlo conoscere, dovunque. Solo nel veronese ci sono 15 associazioni della montagna, una vera base d’esperienza. Le scuole hanno severi criteri di selezione. Abbiamo visto grandi sciatori dell’estremo rinunciare a discese che, a un occhio superficiale, potevano essere considerate facili, e altri sbagliare le valutazioni e finire, bene o male, nei pasticci. Noi speriamo solo che tutto non si chiuda sull’onda dell’emozione e del rispetto per queste innocenti vittime».
Guida alpina, Gerardo Gerard, 59 anni, dirigente editoriale: «Negli ultimi anni, magari gente che scia bene èd è bene attrezzata, rischia moltissimo, spontaneamente Bisogna intensificare l’informazione per la formazione, e far rispettare la montagna, invernale ed estiva, senza sottovalutarne le insidie. Ci sono corsi sul manto nevoso, bollettini meteo e delle valanghe per dare sicurezza alla straordinaria bellezza di una sciata in neve fresca. Il rischio c’è sempre, come in autostrada». Una legge? «Una follia».
Beppe Pighi, titolare del negozio d’ articoli per l’alpinismo «Campo Base» di Verona, già soccorritore scaligero, 52 anni, ribadisce che si tratta di una questione vitale di cultura alpina. E cita un aforisma: «Le valanghe cadono dove sono sempre cadute, le valanghe cadono dove non sono mai cadute, le valanghe cadono dove non cadranno mai». Dichiara Pighi, affranto: «L’ itinerario non è nemmeno citato dalla guida “Sci alpinismo sul Trentino Meridionale” di Baldi e Dorigotti, edito dalla Sat nell’84 che ne riporta moltissimi sul Baldo. Una legge ? Inapplicabile, c’è già quella sulla responsabilità penale (articolo 589). Si pensi ai rischi che hanno corso i soccorritori. La troppa confidenza e l’esuberanza in montagna non pagano. È stato un incidente atroce».
Intanto sono già una trentina i morti in fuoripista in Italia sulle Alpi da dicembre. Numeri che creano allarme.
[Fonte : L’Arena del 21 Febbraio 2010]
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