Giù per un crepaccio. Rotolando per decine di metri, in un volo che sembrava non finire mai. Finché un provvidenziale accumulo di neve ha salvato loro la vita. Due escursionisti mantovani sono scivolati in una gola sul Monte Baldo, traditi da una lastra di ghiaccio che ha tolto l’appoggio alle racchette da neve. Hanno rischiato di morire. Se la sono cavata con alcune contusioni per uno e una prognosi di 35 giorni per l’altro, il 45enne Luca Mondini.
I due amici avevano pensato di sfruttare la giornata di sole per un’escursione sulla neve fresca, a una sessantina di chilometri dalla città. Ai piedi, le ciaspole: racchette in plastica per camminare sul manto bianco finché è soffice, prima che ghiacci. Mondini e l’amico erano sulla cima Valdritta, la più alta del gruppo del lato trentino del Monte Baldo (supera i 2.200 metri), a circa 1.600 metri di altezza.
E non erano in una zona off-limits: in quel punto le escursioni non sono considerate pericolose. Almeno non più che in centinaia di altri angoli delle Alpi. Ad un certo punto, all’improvviso, ai due amici viene a mancare l’appoggio, probabilmente per colpa di una lastra di ghiaccio formatasi al di sotto della neve fresca. Le ciaspole, in plastica, scivolano come pattini, i due perdono l’equilibrio e volano in un canalone, una gola profonda più di cento metri e molto ripida. La caduta è senza freni per decine di metri: i due amici si ribaltano continuamente su se stessi.
Ma un freno, dopo attimi che sembrano non finire mai, arriva. Per caso. Quella stessa neve che, nascondendo una lastra di ghiaccio, aveva tradito Mondini e il compagno in cima, ora li salva: è proprio un provvidenziale accumulo di coltre bianca a rallentare la caduta dei due fino a fermarli.
A questo punto però c’è un altro rischio: quello di rimanere bloccati laggiù, perché le fratture e le botte impediscono ai due amici di rialzarsi e mettersi in salvo da soli. Ma, fortunatamente, altri escursionisti li hanno visti proprio pochi istanti dopo la caduta. Sono loro a chiamare Trentino Emergenza per chiedere aiuto. Nel giro di pochi minuti, dall’ospedale di Trento arriva un elicottero di soccorso.
Il mezzo non può atterrare per caricare Mondini e l’amico: l’insenatura è troppo stretta e profonda. Tocca quindi al medico rianimatore calarsi con la corda per sincerarsi delle condizioni dei due escursionisti, che appaiono immediatamente non particolarmente gravi. Subito dopo viene fatta scendere la barella e i due amici vengono agganciati con il verricello, caricati sull’elicottero e trasportati al vicino ospedale di Rovereto.
Se il compagno di avventura se l’è cavata con una lunga serie di traumi e di escoriazioni al viso e può lasciare la struttura sanitaria in breve tempo, Mondini deve rimanere ricoverato più a lungo: si è rotto una caviglia e la clavicola. La mattina dell’ultimo dell’anno è stato operato per ridurre le fratture: i medici lo hanno giudicato guaribile in trentacinque giorni. A sei giorni dall’incidente si trova ancora nel reparto di ortopedia dell’ospedale di Rovereto.
[Fonte : La Gazzetta di Mantova del 02 gennaio 2010]


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