Il clima disorienta anche in Lessinia perché dopo il mezzo metro di neve caduta già a novembre si è assistito all’acquazzone della vigilia di Natale che ha vanificato tutti gli sforzi per preparare al meglio le piste di discesa e di fondo. Eppure solo pochi giorni prima c’era stato freddo polare, con la colonnina di mercurio a fiorare i meno 30 °C: è successo giovedì 17 dicembre nella Busa di Malga Malera a 1528 metri sul livello del mare, poco sopra la stazione sciistica di San Giorgio.
Il dato esatto di meno 29,06 °C lo ha raccolto Flavio Menini, dell’associazione «Estremi di Meteo4», attraverso il sensore collocato in uno dei siti della Lessinia che partecipano al progetto di monitoraggio curato dall’associazione Meteo Triveneto, che in collaborazione con Arpav, Centro valanghe di Arabba e Unione meteo Friuli Venezia Giulia, segue costantemente la temperatura di una cinquantina di doline e conche montane del Triveneto. Le doline lessiniche monitorate, tutte nelle vicinanze di San Giorgio, sono: la Busa del Grolla a quota 1545 metri, che ha raggiunto la temperatura minima di meno 23,4 °C il 17 dicembre; il Buco del Ciglione a quota 1520 metri, che ha toccato una minima di meno 25,68 il 20 dicembre; la Busa di Malga Malera con il primato appunto di meno 29,06.
«I dati sono interessanti, ma ancora lontani dal record dello scorso inverno quando il 4 gennaio, al Buco del Ciglione, si registrarono meno 36,4 °C», aggiunge Menini. Del resto lo scorso gennaio fu anche record storico con i meno 43,8 gradi centigradi alla Busa della Manna, a 2546 metri, sulle Pale di San Martino, in Trentino, raggiunti alle 3 di notte del 9 gennaio, record che polverizzò il precedente di meno 41 °C registrati alla Capanna Margherita, sulla cima del Monte Rosa, a 4559 metri nell’inverno del 1929. Perché a quote non particolarmente elevate si raggiungano temperature così basse lo spiega il fenomeno fisico e meteorologico chiamato «irraggiamento», cioè perdita di calore del suolo. Le doline carsiche accentuano l’irraggiamento notturno perché l’acqua s’infiltra nel terreno, che non sfrutta più una certa capacità termica dell’acqua a trattenere calore, permettendo quindi al terreno di raffreddarsi molto velocemente. Si tratta poi di conche all’interno di altipiani, senza rilievi intorno o comunque con basso orizzonte orografico e in assenza di vento, umidità bassa e neve al suolo, si creano le condizioni ideali perché nascano all’interno delle doline dei «laghi» di aria fredda. In pratica le doline della Lessinia funzionano come trappole del freddo perché l’aria calda salendo verso l’alto lascia sul fondo quella più fredda, che si accumula e non se ne va, anzi diventa sempre più fredda, specialmente se durante il giorno manca il contributo dei raggi solari.
Non si è arrivati al record ma a dicembre ha fatto molto freddo anche a San Giorgio: «Contrariamente a quanto è successo in pianura», spiega Menini, «qui il vento gelido di origine artica-continentale è continuato a soffiare senza tregua in quota, impedendo di fatto il raffreddamento notturno per irraggiamento».
Tuttavia sono interessanti i dati raccolti sul posto da Luca Codognola nel corso del mese di dicembre: il record della minima è stato domenica 20 con meno 16,1 °C e la massima ferma a meno 7. Due giorni prima la minima era meno 14,4 e la massima non è riuscita da alzarsi sopra i meno 9,4 °C.
«Temperature più basse in tempi recenti si sono avute l’1 e 2 marzo 2005 e il 30 e 31 dicembre dello stesso anno, quando nella piana di San Giorgio si toccarono i 20 gradi sottozero», ricorda Menini.
Basse temperature si sono registrate a dicembre anche a Boscochiesanuova, in centro paese, dove venerdì 18 sono stati raggiunti i meno 10,5 °C e i meno 11,3 il giorno successivo, mentre nelle stesse date la temperatura massima è rimasta costantemente, secondo i dati Arpav, sotto i meno 7 °C anche in pieno giorno.
[Fonte : L'Arena del 06 Gennaio 2010]


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