È tornata alla normalità solo ieri una situazione meteo che su Alpi, Prealpi e Appennini ha pochi precedenti. In poco più di 48 ore siamo passati dal gelo più pesante, con minime di – 18° in molte conche della Lessinia, a una «scaldata» che a Natale ha portato il termometro fino a 10/12 gradi a Bosco come a Erbezzo, e fino a 6 gradi a 2 mila metri di quota, sotto una pioggia battente che la sera della vigilia è caduta fino alle soglie dei 2.500 metri, guastando la festa a molti impianti sciistici, proprio in corrispondenza di una «tre giorni» di grande afflusso. Mai un periodo tanto freddo era stato annullato così in fretta da aria tanto calda per la stagione. E purtroppo i fiocchi non torneranno tanto presto sulle piste da sci, visto il perdurare dell’afflusso mite occidentale.
La colpa di un simile ribaltone meteo è tutta del mutamento delle correnti dominanti: fino a domenica dominava un flusso continentale di estrazione russa che lunedì ha ceduto il passo a correnti mitissime di provenienza sud-occidentale. Scorrendo sul cuscinetto gelido e pesante dell’area padana le correnti di libeccio hanno dapprima prodotto grandi nevicate un po’ ovunque, facendo però innalzare notevolmente la temperatura. Come sempre accade in questi casi, l’aria calda (e quindi molto leggera) ha investito inizialmente le zone di montagna per poi penetrare anche nei bassi strati, dove l’aria fredda e densa è molto difficile da scalzare. È questa una di quelle situazioni d’allarme che non mancano di riempire repentinamente i corsi d’acqua, sia per le piogge intense che per la rapita fusione delle nevi alle medie quote.
Sono le Prealpi centro-orientali, quindi anche la Lessinia, ad essere state particolarmente interessate dal fenomeno, anche se gli effetti più pesanti sono stati registrati in Liguria e sull’Appennino tosco-emiliano, specie nella zona tra Parma e La Spezia. Alla fusione della neve provocata dal foehn appenninico, che ha portato il termometro a 18 gradi nelle valli reggiane e modenesi, si sono aggiunti oltre 300 millimetri di pioggia in 36 ore, praticamente un terzo della pioggia che cade mediamente in un anno. Nel veronese le piogge cadute alle medie quote sono state fortunatamente contenute entro i 30-40 millimetri, mentre il livello dell’Adige, pur salito di quasi 2 metri, non desta alcuna preoccupazione. Poteva andare molto peggio, visti i 150 millimetri caduti nell’alto vicentino e nel trevigiano.
La situazione si è ora stabilizzata, ma già domani tornerà la pioggia, in serata in particolare, grazie al passaggio di un blando sistema perturbato. Giornata senza pioggia ma umida e grigia martedì, in attesa di un nuovo e più marcato peggioramento mercoledì, purtroppo piovoso almeno fino a quota 1.800 metri per non dire di più. Per il ritorno della neve in quota (attorno ai 1.500 metri) occorrerà attendere la serata di giovedì, ultimo giorno dell’anno. Ma si tratterà solo di una spolverata.
(AL.)
[Fonte : L'Arena del 27 Dicembre 2009]


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