L’Ortus Italiae rivelato
Un tomo da 4,72 chili che si legge, si rilegge e si consulta come un vocabolario celebra i 500 anni dalla scomparsa del primo studioso del Monte Baldo, l’umanista Francesco Calzolari. Da allora 720 esperti hanno studiato la flora di questo massiccio straordinario — prealpi lombarde, orograficamente, ma diviso tra le province di Verona e Trento — conosciuto come «hortus Italiae», il giardino del Bel Paese. La montagna più meridionale delle Alpi, tra l’Adige e il lago di Garda, da quota 63,30 metri su ai 2218 di cima Valdritta offre tutti i tipi di flora, dalla submediterranea alla paleoartica, dal leccio alle tundre. Areali botanici immensi, un patrimonio anche oltraggiato dalla miopia umana, eppur capace di difendersi con la bellezza, la grazia, l’altera asprezza delle roccere, degli spalti, dei prati aridi, dei pascoli alpini. Le rocce furono scavate dai torrenti che scendevano dai ghiacciai. Quest’area geografica era coperta di ghiacci nel Quaternario: ma non del tutto, tanto che il Baldo diventò oasi per specie vegetali che sono sopravvissute solo qui.
Da 30 anni il Museo Civico di Rovereto lavorava al censimento della flora baldense: 1952 specie, di cui 200 individuate dal 2001. Sono 71 gli endemismi e tre le perle esclusive, fiori che al mondo crescono solo qui: il Calliantemo di Kerner, la Guenthera repanda e la Gypsophila papillosa. Flora illustrata del monte Baldo, come si intitola, è un’opera enciclopedica, vera impresa gigantesca di studi, ricerche di campagna, analisi storico-documentale, critica comparativa, verifica dei dati sugli erbari dei musei europei e della letteratura scientifica, fotografia: ogni specie vegetale è riprodotta in fotografia, in più i disegni e le tavole a colori di Carlo Ripamonti. Accanto all’immagine di ogni fiore o pianta, una scheda riporta quota, carta dell’areale con identificazione dei rinvenimenti, rischi di sopravvivenza. Segue una bibliografia sterminata.
Ci sono volute migliaia di uscite per documentarsi, alcune anche calandosi su cenge e burroni; 171mila i dati archiviati. La redazione si è protratta dal 2004 per quella che è ritenuta la maggiore novità editoriale delle scienze naturali italiane degli ultimi 20 anni.
Tre gli autori, giovani ma già assai stimati per meriti acquisiti in ricerche sul gruppo di Brenta, sull’intera provincia trentina e nel Veneto sulla flora veronese. Sono Filippo Prossser, 46 anni, Alessio Bertolli, 32, e Francesco Festi, 53. Il loro monumentale lavoro è stato presentato a Trento, nella sede della Provincia autonoma, e nella stessa giornata a Rovereto, al Mart. Qui un pubblico attentissimo di 300 persone, platea inconsueta per un libro specialistico, ha partecipato all’incontro. C’erano il patriarca del botanica italiana, Alessandro Pignatti, 79 anni, l’autore della Flora d’Italia in tre volumi di 20 anni fa (ora in ristampa), Cesare Lasen, noto biologo, e numerose autorità trentine. Tanto interesse per il Baldo, monumento ecologico d’Italia e d’Europa, ma che ne è del progetto di parco naturale inseguito invano da 40 anni? C’è un bimbo bello come un cherubino che si aggira fra i pubblico: «Anch’io amo i fiori del Baldo, li difendo e voglio studiarli» Chi sei tu, bambino? «Gregorio Prosser». Piccoli naturalisti crescono.
(Bartolo Fracaroli)
[Fonte : Il Giornale di Vicenza del 19 Dicembre 2009]
Meteo
ArtGallery
Sigfrido Corradi – photography
- Autunno: tiriamo le somme 07/12/2011
- Emozioni a colori 02/11/2011
- Guardando il mare 06/09/2011
- Giocando con il colore 11/08/2011



