La sfida sugli impianti di Prada «Non serve fare le barricate»
Stampa (L'Arena)Tag:baldo, funivia, pradaLa Monte Baldo- Garda replica ai sindaci di Brenzone e San Zeno in merito alla gestione della funivia di Prada. È infatti confronto aperto sulla gestione della bidonvia e della seggiovia di proprietà, al 50 per cento ciascuno, dei Comuni di Brenzone e San Zeno, con la gestione dalla società consortile a responsabilità limitata «Monte Baldo – Garda».
Sia Rinaldo Sartori, primo cittadino di Brenzone, che Graziella Finotti, sua omologa di San Zeno, avevano detto di volere la «rescissione del contratto di gestione per avere una gestione diretta degli impianti di Prada». La gestione diretta, oltre che la proprietà degli impianti, per i sindaci sarebbe una «esigenza imprescindibile» sia per «poter sostituire “in toto” l’impianto», visto che la «scadenza della vita tecnica sarà ad agosto 2010, non prorogabile» che per «poter contare sull’aiuto e i finanziamenti che vorremmo ottenere dalla collaborazione con la Funivia di Malcesine, una volta che la Monte Baldo- Garda si sia fatta da parte», aveva confermato Sartori. Il costo complessivo dei nuovi impianti sarebbe di 8-9 milioni di euro, un compromesso fra tre diverse soluzioni possibili. Da mesi è in atto uno scambio epistolare, dai toni anche accesi, tra la «Costabella srl», società proprietaria dell’impianto su mandato dei Comuni di Brenzone e San Zeno, e la «Monte Baldo- Garda», che lo gestisce.
Finora però, come confermato dai due sindaci, «passi avanti non ne sono stati fatti» e, da Brenzone, Sartori ha garantito che «se la situazione non si sblocca si arriverà a un vero scontro legale». L’ultimo atto è stata la lettera di Gianfranco Bortolussi, presidente della «Prada Costabella srl» che, per conto dei sindaci, a metà dicembre aveva intimato alla Monte Baldo- Garda di «prendere una decisione definitiva» in pochi giorni, altrimenti «ci si riterrà liberi di intraprendere le azioni possibili in difesa dei diritti di questa Società pubblica e dei Comuni proprietari». A rispondere per le rime è ora la Monte Baldo- Garda.
«Rifare l’impianto con un adeguato progetto e trovare i finanziamenti sono operazioni che richiedono nervi saldi e ricerca di intese», ha fatto sapere il presidente, Ennio Peretti. «Lo sforzo maggiore sembra invece concentrarsi sulla attuale forma di gestione… la convenzione, chissà perché, divenuta fonte di tutti i mali del mondo… di miopie che dedicano più attenzione alle divisioni di fazione che a un grande disegno. Minacce e pressing appaiono quasi celare la disperata ricerca di esorcizzare l’incertezza dell’esito». E ancora: «Questo percorso non porta da nessuna parte, anzi rischia di essere controproducente. Salta fuori la questione della gestione diretta rispetto a quella a noi affidata, e ciò diviene il “centro” di ogni problema. Una tale opzione, pur non primaria, è legittima, ma entra in contrasto con la convenzione vigente, rinnovata questa estate dalla “Prada Costrabella srl”, e quindi dai comuni detentori delle quote». Poi lo spiraglio: «Sulla convenzione, comunque, non ci siamo arroccati», conclude Peretti.
Per quanto riguarda l’accusa, da parte dei sindaci, di avere chiesto 20 mila euro per riaprire gli impianti nel periodo natalizio, e che sono rimasti chiusi, Peretti dice: «Avevamo inviato per tempo una lettera in cui chiedevamo di discutere il problema, ponendo la necessità di dialogare anche vista la cessazione anticipata della attività stagionale estiva del 2010. Solo ai primi di dicembre la risposta: ci si chiede se vogliamo o meno aprire durante le festività invernali, null’altro. “Monte Baldo- Garda” è un’impresa non un ente di carità: è sensibile alle istanze degli operatori ma non masochista: fa i conti anche in relazione allo scenario che ha davanti». Insomma: lo scontro pare destinato a crescere. Forse anche per alzare il prezzo di una eventuale uscita di scena da parte della Scarl, come voluto dai due comuni e dalla Prada Costabella srl.
[Fonte : L'Arena del 30 Dicembre 2009]


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