30 dic 2009

La montagna d’inverno pretende esperienza

Una domenica, due chiamate. Sul Baldo (caduta in un canalone alla Valdritta, con intervento della squadra trentina di Ala); e in Lessinia, per recuperare un gruppo bloccato su un pendio ghiacciato che d’estate nessuno considererebbe a rischio: due feriti. «Servono prudenza ed esperienza, ora più che mai», dice Marco Vignola, capo della stazione veronese del Corpo nazionale di soccorso alpino del Cai. «Percorsi che erano escursionistici pochi mesi fa adesso richiedono le capacità di un alpinista esperto, capace di usare correttamente ramponi e picozza».
Il doppio allarme sulle montagne veronesi è arrivato poche ore dopo la tragedia della Val Lasties: sei morti. Quattro erano uomini di punta del Soccorso alpino della Val di Fassa. «Esperti, certamente», osserva Gabriele Lazzarini, esperto del Servizio valanghe del Cai, «ma ciò non significa immuni da incidenti. Quella valle, che ho disceso più volte con gli sci, è, nelle condizioni attuali, una trappola mortale per chiunque. Incidenti così gravi, comunque, nascono dalla concatenazione di più fattori negativi».
«La neve umida, come quella caduta con le ultime precipitazioni», spiega, «pesa dai 200 ai 700 chili per metro cubo; e si stacca anche spontaneamente. Certi luoghi, in momenti come questo, vanno evitati. Punto e basta». Un escursionista può farlo. Un soccorritore no, anche a prezzo della vita.
La «fotografia» su scala locale tocca a Vignola: «I canaloni di Baldo e Carega sono, adesso, rischiosi. Ciò non significa disertare la montagna, le uscite con sci e ciaspole. Ma solo quando si sia coscienti di avere le capacità, la tecnica e i materiali per affrontare la montagna d’inverno». Spiega: «La pioggia, caduta anche oltre i 2000 metri, ha compresso la neve, che si è poi trasformata in una lastra compatta, ghiacciata. Non è il terreno per gite occasionali: nulla è come appariva in estate e percorsi di solito banali possono tradire i non esperti». L’intervento in Lessinia, su allerta del 188 (numero cui vanno segnalati con precisione tutti i dati di ogni incidente), effettuato con l’elicottero di «Verona Emergenza», è stato laborioso: prima il trasbordo dei due feriti, poi del resto del gruppo.
Commenta Lazzarini: «In Piemonte, ora, chi acquista uno skipass vede una frazione del costo destinata a un’assicurazione. La decisione fa scalpore ma dovrebbe fare scuola». E spiega: «Sono pronto a dedicare le mie sere di gennaio ai gruppi alpinistici che volessero approfondire le tematiche della nivologia».
La montagna d’inverno resta un terreno che non ammette improvvisazioni. «Se nevicherà ancora», avverte Marco Vignola, «lo strato più recente poggerà su quello duro e gelato preesistente; potrebbero servire anche settimane perché questi si compattino; nel frattempo il livello di attenzione dovrebbe essere al massimo». Ripete: «Esperienza e attrezzatura. Non si usino le ciaspole dove servono i ramponi». La posta in gioco sono vite. Troppo spesso, in corso di partita, la morte rilancia e vince.

[Fonte : L’Arena del 29 Dicembre 2009]

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