Una discesa virtuale nell’abisso ritrovato

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Individuato e perlustrato per la prima volta nel 1955, riscoperto due anni fa quando più nessuno ricordava esattamente dove fosse, oggi tutti possono compiere gratuitamente un viaggio virtuale nelle viscere del Laite-Offertal (Declivio della valle di Offer, in cimbro), un abisso di 175 metri nella valle dei Covoli che da Selva sale a Velo. Stasera, alle 21, nel Centro di educazione ambientale, adiacente al municipio di Selva, sarà proiettato il film realizzato dal Gruppo attività speleologica veronese (Gasv) «Abisso Laite-Offertal», diretto da Ferruccio Ghezzer e prodotto da Ux videoproduction.
La proiezione sarà preceduta da una introduzione sul carsismo e sulla grotta tenuta dalla geologa Annamaria Ferrari. L’incontro, patrocinato dall’amministrazione comunale, «è stato voluto dal Gasv», spiegano il presidente Roberto Accordi e Alfonsina Cuccato che ha promosso l’evento e tenuto i contatti fra le parti, «come momento di sensibilizzazione e di ringraziamento alla popolazione di Selva, una restituzione che facciamo di una cosa persa e ritrovata grazie anche alla collaborazione della popolazione che non ha mai smesso di parlare e di raccontare di questa scoperta».
L’apertura dell’abisso, infatti, era venuta alla luce nel 1955 in occasione degli sbancamenti per la realizzazione dell’attuale strada provinciale 37. Era rimasta aperta solo poche settimane, il tempo di completare i lavori e bitumare poi la strada coprendo di fatto parte dell’imboccatura, che è proprio sulla banchina, in corrispondenza del tredicesimo tornante, a quota 695 metri. In quel poco tempo si calarono nell’abisso per un primo rilievo gli speleologi del Ges Falchi Luciano Boni, Celeste Signorato, Giulio Forlani e l’immancabile anima di ogni spedizione, Mario Cargnel, che documentò fotograficamente tutta l’impresa, un patrimonio di immagini che è stato fondamentale per il ritrovamento dell’abisso.
Infatti gli speleologi Glauco Lasagni e David Hosking del Gasv e Marco Scarazzato del Ges se si fossero basati solo sulle testimonianze non sarebbero arrivati alla riscoperta della grotta che invece è stata individuata due anni fa grazie a un attento esame delle foto di Cargnel, pur essendo cambiata non poco l’ambientazione a causa del rimboschimento e dei lavori della nuova strada.
Era rimasto un piccolo pertugio che, allargato, ha permesso di scendere nel primo pozzo e poi nei due successivi, fino a raggiungere la quota toccata nel 1955 prolungando la spedizione in un nuovo pozzo rilevando 40 nuovi metri di grotta che si chiude in una galleria orizzontale molto stretta e concrezionata, ricca di stalattiti e stalagmiti.
Con le nuove misure il Laite-Offertal è la quarta grotta più profonda del Veronese, dopo la Spluga della Preta (877 metri) sul Corno d’Aquilio, l’Abisso Pasa (260) sopra Giazza e l’Abisso dei Modi (240) sopra Erbezzo. Rappresenta la terza grotta studiata a Selva assieme all’Abisso Pasa e alla grotta Perlouch, in Val Fraselle.
Il film, che dura 25 minuti, recupera le testimonianze dei vecchi speleologi che affrontarono l’abisso Laite-Offertal e mostra l’interno della grotta. «Proprio perché non potrà mai essere turistica, abbiamo pensato di restituire al paese la bellezza che abbiamo riscoperto», spiegano al Gasv.
(V.Z.)

[Fonte : L'Arena del 07 Novembre 2009]

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