L’inverno del 2009 batte quello del 2004, almeno sul Carega, per quantità di neve caduta e rimasta. Infatti grazie alla presenza di un nevaio che ancora oggi, a estate astronomica già conclusa, si presenta con uno spessore stimato in alcuni punti di 4-5 metri, è possibile calcolare che la quantità di neve caduta tra novembre e aprile scorsi sia stata superiore a 13 metri, almeno uno in più della pur eccezionale stagione invernale di cinque anni fa. I «matti» che a fine estate si sono messi a caccia di neve e a misurarla sono Flavio Menini e Claudio Vaona, che per conto dell’associazione Estremi di Meteo4 (www.meteo4.com) effettuano attente stime degli accumuli nevosi sul Carega e sui Monti Lessini, con misurazioni sul campo ed analizzando i dati che arrivano dalla rete delle loro stazioni meteo e dalle stazioni nivometeo dell’Arpav più vicine alla zona.
Uno dei posti in cui i due sono soliti calcolare la neve «estiva» è il Vajo dei colori: «Lo visito tutti gli anni perché rappresenta la cartina di tornasole del cambiamento climatico in corso. Infatti fino ai primi anni ’80 era normale trovarvi un po’ di neve a fine estate qui e nei circhi glaciali sommitali del Carega, uno dei quali è proprio chiamato ”Busa della neve”», riferisce Menini, «ma dall’inizio degli anni ’90 è diventato rarissimo trovare neve ancora a fine estate».
Poi arrivò il fenomenale inverno 2003-04, con dodici metri di neve stimati a fine marzo e al termine dell’estate ci fu tanta neve che i vecchi non la ricordavano dagli anni della seconda guerra mondiale. «Ma da un confronto di foto scattate nello stesso luogo si può affermare che lo spessore del nevaio di quest’anno è addirittura superiore a quell’eccezionale inverno», conferma Menini.
Ovviamente non sono solo le precipitazioni a contribuire allo spessore del manto estivo: occorre considerare anche la compattezza, le temperature e le piogge primaverili ed estive. Quest’anno le precipitazioni nevose, omogenee e abbondanti fin dallo scorso autunno hanno permesso un ottimo compattamento del manto e di conseguenza una maggiore resistenza all’ablazione solare estiva, cioè alla perdita di volume per fusione ed evaporazione. L’estate è stata poi piuttosto siccitosa e questo ha compensato in parte il danno al manto nevoso delle alte temperature raggiunte a luglio e agosto.
«Sul Carega abbiamo censito quest’anno altri tre nevai capaci di resistere fino all’arrivo del prossimo inverno: il primo è proprio sotto il rifugio Fraccaroli, da cui lo si può vedere; il secondo è nel circo glaciale del Cherlong, a circa 1850 metri di quota, sulla testata del Vallon di Pissavacca e il terzo è la cosiddetta Busa della Neve a 1950 metri, sulla testata del Vajo delle Bisse Bianche, a nord del Cherlong. La soddisfazione è che da quando registriamo la consistenza dei nevai estivi, cioè da una decina d’anni, i primi due siti rappresentano una novità assoluta per questo periodo», conclude Menini.
Che poi questo significhi un’inversione di tendenza rispetto al riscaldamento globale a cui è soggetto da qualche decennio il nostro pianeta non lo si può certo dire con queste poche misurazioni. Nessun dato conferma che le precipitazioni invernali siano in aumento, mentre è dimostrato che i ghiacciai sono in costante ritiro: i nevai del Carega rappresentano quest’anno una gradevole eccezione.
(Vittorio Zambaldo)
[Fonte : L'Arena del 02 Ottobre 2009]


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