Valpolicella? «Il futuro non è nel mattone»
Viaggia a gonfie vele il progetto del sito www.collineveronesi.it, ideato dall’associazione Il Carpino per racchiudere in un unico contenitore virtuale tutto il territorio collinare della provincia, dalla Valpolicella alla Valpantena passando per le Torricelle. Una fascia unica per caratteristiche fisiche e ambientali, anche se frammentata dai confini amministrativi, che ha bisogno di essere tutelata e valorizzata.
Il portale, che presto sarà online, vuole valorizzare percorsi turistici e ricchezze paesaggistiche, legandole a risorse produttive e di ospitalità. L’obiettivo è mostrare come il rispetto e la promozione del territorio sia un’opportunità economica per residenti e Comuni. Un aspetto che assume ancora più importanza in un momento in cui, secondo il presidente del Carpino Mario Spezia, «esiste un problema generale di tutela ambientale di cui nessuno parla ma che è fondamentale affrontare, visto l’odierno periodo di recessione. È necessario valutare pro e contro di scelte che avranno pesanti conseguenze sul futuro. C’è in atto una riduzione del prezzo dell’uva, ci sarà una riduzione della produzione dei vini e quindi, probabilmente, un calo dei prezzi. Non tutto è perduto, però. Ci sono ancora enormi potenzialità, ma dobbiamo saperle coglierle».
Secondo l’associazione con sede a Negrar – 400 associati circa e una gruppo di specialisti che lavora da anni su queste tematiche – la direzione è una sola: per quanto riguarda il vino, bisogna ridurre la quantità prodotta e innalzare la qualità; più in generale, è necessario salvaguardare il territorio rimasto integro e limitare l’espansione edilizia. In poche parole, si augura uno sviluppo compatibile.
«In pratica, il contrario di quello che sento dire dal nuovo sindaco di Negrar», afferma Spezia, «mentre invece non ho più notizia del blocco della cementificazione tanto sbandierato dalla Lega». Il presidente del Carpino si riferisce alle dichiarazioni di Giorgio Dal Negro sulle modifiche che vuole apportare al Pat e su vincoli definiti assurdi e eccessivi relativi per esempio a muretti a secco, zone boschive e corsi d’acqua. «Che le marogne siano un elemento fondamentale del paesaggio della Valpolicella e un patrimonio unico l’hanno detto tutti, a partire dal noto Eugenio Turri» continua Spezia. «Lo dicono anche i viticoltori nei loro siti, fondando la specificità del prodotto proprio sulla particolarità delle condizioni in cui viene coltivato. L’Unione Europea ha stanziato milioni di euro in progetti per la salvaguardia dei muretti a secco, ma il Veneto è l’unica regione italiana a non essere inserita in nessuno di questi. In altre parole, ci sono un sacco di soldi a disposizione dei viticoltori per ripristinare le marogne, ma da noi nessuno li ha chiesti».
Spezia prosegue ricordando che «le zone boschive e i corsi d’acqua sono un altro elemento importante del paesaggio pedemontano. Un grande numero di piante, fiori e animali possono sopravvivere solo perché esiste questo habitat. Un’infinità di studi italiani ed europei raccomandano la salvaguardia di ciò che resta della biodiversità».
C’è poi un particolare da non trascurare, secondo il presidente del Carpino, cioè che «quando diciamo Negrar o Valpolicella parliamo di un territorio fortemente urbanizzato e in gran parte adibito a monocoltura della vite». Come dire, il mattone ha già dato i suoi frutti e se la crisi si abbatte pesantemente anche sul mondo del vino le cose si mettono male.
«La storia passata può insegnarci qualcosa oppure siamo destinati a commettere all’infinito gli stessi errori?», conclude Spezia. «Serve una proposta complessiva che metta insieme un ambiente salvaguardato e curato, una proposta enogastronomica d’eccellenza, un sistema d’accoglienza diffuso e moderno, fatto di piccoli ristoranti, di bed&breakfast, di produttori biologici e di qualità, fatto di sentieri ben segnalati e servizi reali. In pratica, quello che stiamo inserendo sul sito delle colline veronesi. In tutta Europa questa proposta sta dando buoni risultati anche in condizioni meno favorevoli delle nostre. Noi abbiamo il meglio in partenza, ma rischiamo di distruggerlo per ottusità e mancanza di lungimiranza».
(Camilla Madinelli)
[Fonte : L’Arena edl 22 Settembre 2009]
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