CAPRINO. Occhio a dove si mettono i piedi sul Baldo. Soprattutto oltre i 1700 metri di altitudine, lungo i sentieri di cresta o sulle ampie dorsali a strapiombo sul Lago di Garda. «Potreste calpestare orme pietrificate di dinosauri che attendono solo d’essere scoperte e studiate. Gli antichi animali presitorici, infatti, vivenao anche nell’”Hortus Europae”». Lo sostiene Marco Avanzini, responsabile della sezione di geologia del Museo tridentino di Scienze naturali di Trento, che di recente ha fatto sopralluoghi, di cui aveva parlato anche a Caprino per «Baldofestivalscienza». Finora orme di dinosauro sono state scoperte solo a nord della catena veronese; altre sono state notate nelle Prealpi Veneto-trentine, a Rovereto, in Val Revolto sui Lessini veronesi, sul massiccio del Pasubio e le Piccole Dolomiti.
«Nella zona nord della catena baldense», spiega, «sono finora state viste impronte isolate di dinosauri erbivori e carnivori di circa almeno 200 milioni di anni fa, del Giurassico. Sono state individuate negli strati calcarei che affiorano nelle pareti rocciose a strapiombo sulla Valdadige a nord di Ala». Tali calcari grigi sono l’unità geologica qui più diffusa: «Affiorano lungo l’intera dorsale, da Cima Telegrafo fin quasi a Bocca Navene, ove, oltre 190milioni d’anni fa, s’accumularono fanghi biancastri, ora duro calcare, distese di terra e sabbia affacciate su un mare che copriva il Bresciano e la Lombardia, sicuramente popolato da questi animali che qui trovavano il cibo: conifere primitive, felci e cicadee (piccole palme che ora crescono ai tropici)».
Devono aver lasciato tracce che potrebbero essere individuate e studiate: «Se così fosse la grandezza potrebbe variare dai 15 ai 30 centimetri di lunghezza massima». Attualmente orme sono state rinvenute su rocce simili del Monte Anglone, nella Valle del Sarca (Trento), una decina di chilometri a nord di Arco. Le notarono, per caso, proprio due alpinisti che aprirono così un capitolo inedito nella ricerca dei dinosauri delle Alpi, animali carnivori lunghi almeno 5-6 metri. Sul Baldo potrebbero esserne vissuti anche di erbivori, dato che le associazioni della fauna sono sempre variabili.
«Sono state trovate anche tracce di ossa di coccodrilli vissuti al tempo di dinosauri, specie probabilmente marine, di dimensioni ridotte (un metro e mezzo) che abitavano le acque vicine alle coste. Ma è accaduto sempre altrove, sui Lessini trentini e nel settore meridionale del gruppo del Pasubio».
Niente è invece affiorato sul Baldo «ma credo sia perché nessuno si è mai impegnato a cercare», sprona Avanzini, pur ammettendo che la situazione è difficile: «Io stesso sono salito un paio di volte in primavera: la roccia e l’ambiente corrispondono a quelli in cui sono state trovate orme in Trentino e nei Lessini, ma la pietra è molto consumata dagli eventi atmosferici e non ci sono frane recenti che abbiano messo in evidenza superfici osservabili.Alcuni grandi lastroni di roccia interessante sono nella testata della valle che da nord del Rifugio Telegrafo scende a Malcesine». «Le tracce sono importanti perché raccontano i dettagli di un mondo animale lontano, perché vi si associano postura, dimensioni, peso, camminata di questi esseri, le cui peste rivelano comportamenti sociali. Determinare le tracce dei vertebrati fossili serve anche a capire dove fossero le terre emerse e da dove questi rettili provenissero».
[Fonte : L'Arena del 07 Settembre 2009]


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