Se può far piacere non sentire squillare il cellulare nel fresco della Foresta di Giazza o sulle rocce delle Piccole Dolomiti, è tutt’altro che tranquillizzante sapere che se dovesse succedere qualcosa di grave, non solo non ci sarà il segnale via etere di nessuna compagnia telefonica che ci permetterebbe di lanciare l’allarme, ma che rischia di mancare anche la più elementare e tradizionale comunicazione via cavo del normale telefono.
Parlare di cavo è forse un eufemismo, perché quello che mostra Giorgio Annechini, gestore del rifugio Revolto, sopra Giazza, tradizionale punto di partenza per le escursioni verso il Carega, è piuttosto una matassa informe di fili, scotch e saldature. Ma è anche il cavo con il quale Telecom porta il servizio telefonico a Revolto e dal quale dipendono i ponti radio con gli altri rifugi di quota maggiore, Pertica e Scalorbi, escluso Fraccaroli che dipende da un ponte radio con Ala di Trento.
«Tutto è cominciato con la prima nevicata dello scorso novembre. I rami degli alberi, carichi di neve pesante si sono abbattuti sulla linea aerea interrompendola in più punti», racconta Annechini.
Pronta la chiamata di soccorso del gestore al 187, naturalmente scendendo fino a Giazza dove con un cellulare ha potuto comunicare. Telecom prende atto della situazione, ma risponde che i tecnici non sono attrezzati con mezzi provvisti di catene e non possono salire a Revolto a riparare il guasto. Annechini decide di far da sé e collega la linea provvisoriamente annodando i fili nei punti di rottura. Spera che la neve sparisca presto dalla strada e permetta ai tecnici di salire fino al rifugio. Capita invece nell’inverno più nevoso degli ultimi vent’anni e deve affrontare altre emergenze, con diverse interruzioni sulla linea, almeno sette, tutte riparate sempre con lo stesso sistema artigianale, nella speranza che con la buona stagione chi ha mezzi e competenza provveda come sarebbe suo dovere.
Le riparazioni le fa, ma il ripristino del cavo all’altezza originaria è impossibile senza le opportune attrezzature e misure di sicurezza. A quelle dovrebbe pensare Telecom che finalmente a metà giugno, a neve completamente sciolta, invia i tecnici i quali si limitano a fotografare il cavo a terra, le riparazioni artigianali di Annechini e a stendere una relazione. Quando d’estate capita che, nonostante il cavo intero, la comunicazione sia interrotta, i tecnici finalmente escono e trovano che una delle saldature fatte da Annechini era finita in una pozzanghera. Si limitano a sollevare il cavo e ad avvertire che la comunicazione è ripresa.
La linea è tuttora molto disturbata e durante le telefonate i fruscii di fondo coprono le parole dell’interlocutore.
«Siamo alla fine dell’estate e ancora nella stessa situazione. Se capita di non poter telefonare, dal 187 mi rispondono che sanno dei fili a terra e di seguire la linea finché trovo il guasto ed è sottinteso che devo anche ripararlo. Ma fino a quando?», si chiede Annechini.
(Vittorio Zambaldo)
[Fonte : L'Arena del 17 Settembre 2009]


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