Acqua assicurata ai rifugi con l’arrivo del serbatoio
Stampa (L'Arena)Tag:baldo, chierego, fiori del baldo, rifugioAcqua assicurata per l’inverno a tutti i rifugi del Monte Baldo, in particolare al Chierego e ai Fiori del Baldo che svettano in cresta rispettivamente a quota 1.911 e 1.850 e che quest’estate hanno dovuto fare i conti con i problemi causati a marzo da una valanga che aveva investito e distrutto la sorgente di Naole, dalla quale arriva acqua anche alle malghe, alla casa di Legambiente, a Malga Prada (stazione intermedia della seggiovia Prada-Costabella) e al rifugio Mondini a quota 1.400 metri, sempre in territorio di San Zeno di Montagna.
Come annunciato da Alberto Ardieli, direttore di Ags, l’Azienda gardesana servizi che da Peschiera gestisce il servizio idrico integrato per 20 comuni dell’area del Garda, i lavori sono iniziati durante la prima settimana di settembre, entro la quale si sarebbero anche conclusi se il maltempo non ci avesse messo lo zampino, posticipando di altri sette giorni l’ultimazione. Le opere non sono state tra le più agevoli da eseguire, vista la dislocazione in montagna, che ha richiesto anche l’uso di un elicottero.
In ogni caso tutto è andato come da progetto, poiché Ags, dopo un primo intervento di emergenza, aveva programmato un lavoro ex novo, visto che la slavina aveva avuto un impatto devastante sulla parte edile della struttura e nulla, a parte la pompa di sollevamento, era risultato recuperabile.
Spiega Andrea Agosti, responsabile dell’area ingegneria di Ags, il quale ha sovrinteso i lavori, mentre sul cantiere è rimasto operativo il tecnico Luigi Faccioli: «Durante la prima settimana di settembre l’elicottero della Lagorair srl di Trento ha portato in quota il nuovo serbatoio, che viene interrato al posto delle cinque vasche messe fuori servizio dalla valanga; ha trasportato inoltre vario materiale edile, come cemento, sabbia e malta necessari a ripristinare le prese e a sistemare i pozzetti e le finiture. «Tutte queste opere», precisa, «le abbiamo appaltate alla Viola scavi Aurelio di Caprino, la medesima ditta che, sei anni fa, aveva realizzato l’impianto per conto della Comunità montana del Baldo su progetto del servizio forestale regionale di Verona».
«A differenza di allora», ribadisce, «abbiamo interrato un unico serbatoio in polietilene, fornitoci dalla ditta Envitec di Merano, della capacità di diecimila litri di acqua, la stessa che prima era equamente suddivisa tra le cinque vasche».
Si è optato per la soluzione unica per evitare al massimo i fuori servizio e per limitare al minimo i tempi di intervento. «Tutto è stato fatto in cinque giorni lavorativi, tre per trasportare il materiale in cantiere e ripristinare la parte edile delle opere di presa e altri due per procedere all’interramento della nuova cisterna e l’attivazione della pompa supportati dalla “Lb Elettroartigiana snc di Lavelli Matteo” che ha seguito l’assistenza per i collegamenti elettrici ed idraulici. Il tutto senza creare disservizi ai rifugi che avevano i serbatoi pieni di acqua».
Il novanta per cento è stato fatto in quei primi cinque giorni e le ultime finiture sono slittate solo a causa del maltempo.
L’intervento è costato sui 35mila euro ed avrà una garanzia di vent’anni almeno: «Ovviamente», sorride, «auspicando che non accadano altri imprevisti simili a quelli dell’inverno scorso, perché nessuno si sarebbe aspettato quant’è successo. Anche le opere fatte in precedenza erano destinate a durare a lungo se non fosse stato per quell’impatto di ghiaccio».
(Barbara Bertasi)
[Fonte : L'Arena del 30 Settembre 2009]


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