Nessuno dei nove comuni del Baldo veronese e dei cinque di quello trentino ha onorato finora Eugenio Turri. Il maggiore studioso del «Paterno monte», scomparso nel 2005 a 78 anni, prolifico geografo, attivo in tutto il mondo con specifica e colta attenzione proprio a quel massiccio. Lo ricordano invece, da domenica al 30 settembre, la Società consortile Monte Baldo Garda che gestisce la bidonvia-seggiovia di Prada Costabella e la famiglia Gamberoni, gestrice dell’ex rifugio Mondini, alla stazione intermedia a 1550 di altitudine, ora chiamato (nessuno sa il perché) Malga Prada. Lo fanno con una mostra curata dalla figlia Lucia, dal titolo «L’occhio del geografo sulla montagna» e dal significativo sottotitolo «il Baldo, il mondo».
La rassegna, allestita con sei doppi pannelli, riporta didascalicamente le esperienze e le deduzioni scientifiche di Turri sui rilievi della terra d’ogni continente e in apposite bacheche ne presenta una sintesi dell’amplissima produzione saggistica dove il Baldo ha una parte significativa.
La mostra, prodotta dalla tredicesima edizione del filmfestival della montagna di Boscochiesanuova ha già toccato fra i gli altri, col capoluogo della Lessinia, la biblioteca civica di Verona, ed è stata presentata a Milano e San Pietro in Cariano. Prossima tappa Cortina d’Ampezzo.
Un ricco catalogo ne accompagna l’edizione fornendo la lettura didascalica di una scienza, la geografia, che fonde la storia dell’ambiente alpestre mondiale con quella dell’uomo, illustrandone usi, costumi, vicende e attese. In particolare per il massiccio del Baldo ci sono gli echi e i problemi di una civiltà giunta ad un punto di crisi che, forse, ha superarto l’abbandono e il rifiuto della radice che l’hanno connotata negli ultimi quarantanni, acquisendo quei valori di tutela ambientale, ecologica e storica che proprio Turri, inascoltato, scriveva e sosteneva da sempre. «In primis» per quel Parco del Baldo che lui propose giusto a quell’epoca, osteggiato da tutti i politici e gli amministratori del momento che, se realizzato avrebbe tutelato e valorizzato la catena baldense come nessuno è stato poi capace di fare.
Nella cornice panoramica dell’ex rifugio Mondini, all’arrivo della bidonvia, alle 11,30 la mostra sarà presentata dal professore Ennio Peretti, gestore dell’impianto, dall’ingegnere Paolo Gamberoni, gestore del rifugio, dalla figlia di Turri, Lucia e dal biografo, simone Favero di Belluno.
Proprio in coerenza con quello che Turri scriveva, non mancheranno al Mondini i prodotti tipici baldensi, offerti e proposti da produttori locali: vini, formaggi, olio d’oliva, birra di castagno e miele. L’associazione di guide ambientali Equipenatura è a disposizione (3491389629) per facili visite guidate nell’hinterland: bàito Buse a nord, malga Ortigara a sud ed i rifugi al limitare della Costabella, appollaiati sulla cresta a 1850 di quota che aggettano sulla valle dell’Adige, il Fiori del Baldo e il Chierego.
Scade il 400° anniversario della morte di Francesco Calzolari, il farmacista veronese del 1500, autore nel 1566 del «Viaggio di Monte Baldo», primo scopritore delle sue risorse botanico-ambientali, libretto recentemente riedito in anastatica da Giuseppe Sandrini e creatore della prima Wunderkammer, il primo museo scientifico al mondo. Un anniversario che ha avuto varie celebrazioni, talvolta disorganiche, finanziate dalla Regione Veneto, quale migliore occasione per chi ama salire sul Baldo che ricordare degnamente l’ultimo suo grande studioso e riflettere sulle sue analisi?
(Bartolo Fracaroli)
[Fonte : L'Arena del 16 Luglio 2009]


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