Rimane senza nome l’orso di San Briccio
Di orso si è trattato certamente, ma di che sesso fosse, di che età e da dove provenisse non è stato possibile accertarlo, perché gli elementi raccolti non sono stati sufficienti a determinare il Dna del plantigrado che ha frequentato per alcuni giorni i frutteti al limitare del bosco della Fratta, sul colle di San Briccio.
Questo è il responso che è arrivato dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, l’ex Istituto nazionale per la fauna selvatica, di Ozzano Emilia a cui erano state inviate le fatte, cioè gli escrementi di orso raccolti nelle vicinanze del frutteto in cui era stato scorto aggirarsi da degli operai romeni intenti alla lavorazione di un vigneto.
«Non è raro che possa capitare di non poter determinare il Dna», spiega Michele Bottazzo, esperto per la fauna dell’azienda regionale Veneto Agricoltura, che collabora con la polizia provinciale, «e anche in altre occasioni, come per esempio per l’orso del Baldo della scorsa primavera, su una decina di campioni prelevati, ben sette non erano risultati sufficienti allo scopo».
«Con gli escrementi è sempre difficile», prosegue, «sarebbe più semplice poter disporre di ciuffi di pelo, meglio se con il bulbo pilifero ancora presente, ma in questo caso non ne sono stati trovati. Abbiamo fatto una ricerca nei paraggi senza successo e ho raccomandato agli operai di segnalare altre eventuali tracce. La ricerca può continuare anche a distanza di settimane, senza per questo vanificare l’esito dei risultati se il materiale raccolto è dei migliori per la determinazione del Dna», aggiunge Bottazzo.
Non ha dubbi l’esperto quanto all’attribuzione a un orso delle fatte raccolte: «All’esame obiettivo è certo che si è trattato di un orso: non abbiamo potuto determinare a che orso appartenessero e questo fa parte degli imprevisti del lavoro».
Non sono arrivate nel frattempo altre segnalazioni e pare che l’orso, dopo una scorpacciata di frutta matura, per la precisione ciliegie, albicocche e pere cotogne, durata un paio di giorni, abbia cambiato aria, tornando da dove era venuto o forse proseguendo il cammino alla ricerca di luoghi con altrettanta abbondanza.
Le ipotesi avanzate prefigurano che il plantigrado fosse un animale giovane, di solito i più curiosi, ma pare escluso che fosse alla ricerca di una compagna perché non è questo il periodo degli amori. La vacanza nelle propaggini più meridionali della Lessinia sembrerebbe già conclusa, senza clamore e senza danni ad animali o cose. L’orso dunque è venuto, si è servito di quanto ha trovato abbuffandosi per un paio di giorni e se ne è andato indisturbato: potrebbe essere una buona premessa perché ritorni sul posto, di cui ha conservato un buon ricordo.
(Vittorio Zambaldo)
[Fonte : L’Arena del 22 Luglio 2009]
Meteo
ArtGallery
Sigfrido Corradi – photography
- Autunno: tiriamo le somme 07/12/2011
- Emozioni a colori 02/11/2011
- Guardando il mare 06/09/2011
- Giocando con il colore 11/08/2011



