L’orso non tornerà sul Baldo
È un addio. Forse per sempre. «Non credo che l’orso tornerà sul Baldo. È un animale imprevedibile ma qualcosa mi dice che la sua vita ormai sia altrove». Le parole sono di Claudio Groff, esperto e referente per la Provincia Autonoma di Trento per la gestione della popolazione di plantigradi. «Tutto è possibile», dice, «ma le probabilità sono, per ora, tutte contro».
L’ex ospite selvaggio della montagna veronese, «KJ2G2», è passato sull’altopiano di Asiago. «Ha fatto qualche danno, agli alveari soprattutto, nulla di grave», conferma lo specialista, il quale aveva affiancato la squadra messa in campo dalla Polizia provinciale scaligera all’apparire dei primi segni di presenza dell’orso sul Baldo. Nei primi giorni di giugno sono state rinvenute tracce sulla neve ancora presente nel Trentino orientale, nella zona del Lagorai: potrebbero essere dell’ex ospite del Baldo, per ora (a quanto pare) giovane e scapolo; altrove sono state individuate femmine con i cuccioli.
Non sembra comunque il «cucciolone» (ha tre anni ed è, tecnicamente, un «maschio sub-adulto») diverso nel carattere da come era apparso nella sua stagione veronese. «È più intraprendente, visto che cresce e accumula esperienze», spiega Groff, «ma è ben lontano dal divenire un soggetto “problematico”». Marchio questo che, per un orso, equivarrebbe al carcere a vita o alla condanna capitale. È accaduto: Jurka (forse madre di KJ2G2) è in cattività in località Casteller in Trentino; il maschio (JJ3), sconfinato nel cantone del Grigion, in Svizzera, è stato abbattuto, tra le polemiche, per evitare rischi: troppo invadente, soprattutto nei pressi dei villaggi.
L’orso, che sul Baldo fu accolto con qualche diffidenza, era poi divenuto una sorta di «simbolo». Il sindaco di Ferrara di Monte Baldo, Paolo Rossi, vi vedeva un «segno della rinascita dell’ambiente baldense». Oltre che un’opportunità per il turismo: il selvatico, nell’immaginario collettivo, è un richiamo potente. Gli stessi cacciatori della zona avevano fatto della sua tutela un punto d’onore. Pochi danni e molte tracce: così è passato KJ2G2 sul Baldo. Così lo ricordano.
Claudio Groff, per professione, li tiene sott’occhio tutti e 24: 12 maschi e altrettante femmine di plantigrado sparsi tra Trentino e «zone adiacenti». Di recente e, dice, la polemica «è destinata, purtroppo, a proseguire», aveva incrociato la penna sulle pagine dello «Scarpone», organo di stampa del Club Alpino Italiano, con i critici del programma di rientroduzione: contestazioni soprattutto di presunta «pericolosità» e timori di danni a colture e allevamenti. «Spiace dirlo», commenta, «ma credo che la parte più anziana del mondo alpinistico non sia pronta per questo nuovo approccio. I giovani rispondono diversamente. Servirà tempo ma il ritorno dell’orso è un’occasione per la montagna e l’ambiente». Anche se il Baldo è stato solo una tappa. Buon viaggio, KJ2G2.
(Paolo Mozzo)
[Fonte : L’Arena del 29 Giugno 2009]
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