Centrale di pompaggio nel monte Altissimo di Nago
Assai singolare appaiono le proposte di centrali di pompaggio nel Monte Altissimo e di successiva generazione idroelettrica e, per quanto, si cerchi di approfondire la questione, non si comprende la sua positività in un contesto ambientale, energetico, economico di interesse generale.
Sempre più si delinea lo scopo economico speculativo dei proponenti, che niente ha a che fare con il risparmio energetico, con l’energia pulita, con la salvaguardia ambientale di cui tanto parlano i progettisti.
Evidenziamo sinteticamente qui di seguito gli elementi negativi che emergono dalla descrizione sintetica dell’opera (i progetti sono tutt’ora segregati!)
Il luogo prescelto è di enorme importanza paesaggistica, ambientale, culturale ed economica, al limite della sostenibilità ambientale per il carico di traffico, urbanizzazione e qualità delle acque. Si tratta di un ovvio principio di salvaguardia precauzionale, non ritenendo possibile proporre un’opera di così grande impatto e artificiosità, anche se prevalentemente sotterranea.
Nel pompaggio e nella successiva caduta dell’acqua si ha un dispendio energetico di circa il 30% (rendimento pari al 70%); inoltre l’energia che muove le pompe proviene dalle centrali termoelettriche, alimentate da combustibili fossili, con un dispendio energetico di circa il 50% (rendimento pari al 50-55%). E’ evidente quindi che il bilancio energetico è del tutto pesantemente negativo e l’operazione di “pulito” non ha proprio niente, perché si fonda sul consumo di combustibili fossili, non rinnovabili.
Numerosi sono gli impianti idroelettrici equipaggiati con gruppi di pompaggio attivi nelle ore notturne; ci si domanda allora perché, qualora effettivamente ci fosse un deficit energetico nelle ore di punta, non si realizzino o potenzino queste attrezzature di pompaggio in tutti gli impianti idroelettrici disponibili, con indubbi vantaggi tecnici, ambientali ed economici, essendo già presenti gli edifici delle centrali, le tubazioni, i bacini e gli apparati di controllo.
I progettisti minimizzano le difficoltà e le incognite che sempre purtroppo accompagnano gli scavi in roccia calcarea, in particolare l’alta probabilità di intercettare vene acquifere e d’incontrare zone di ridotta consistenza strutturale, per la presenza di cavità e fessurazioni, con conseguenti rischi di compromettere l’equilibrio idrico dell’intero comprensorio.. Del resto basti ricordare, per restare in provincia di Trento, i guai incontrati nella realizzazione della galleria Adige-Garda, della galleria del Totoga in Primiero, della galleria dell’Acqua Santa sotto il Fausior (Spormaggiore – Mezzolombardo) e il collegamento con la Valle di Ledro
Infine riteniamo necessario discutere sull’incremento dei consumi elettrici diurni; questo non è ineluttabile, si può correggere. E’ assurdo rincorrere, senza reagire, l’aumento dei consumi nelle ore di punta.
Si può invece agire su due fronti: sulla possibilità e necessità di spostare più consumi nelle ore notturne, ad esempio l’attività di produzioni industriali ed il funzionamento di elettrodomestici “energivoriù e di limmitare i consumi energetici globali.
Concludendo, è necessario che chi controlla, autorizza e amministra in zone il cui ecosistema è fragile, guardi in modo ampio, libero, cosciente e cerchi di agire per il bene comune collettivo e impegnandosi in una efficace politica di rispetto e salvaguardia.
Trento, 17 giugno 2009
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Sigfrido Corradi – photography
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