Ettore Castiglioni È la libertà la vetta più ardua

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I diari di Ettore Castiglioni copriono 20 anni dal 1925 alla guerra. Ne pubblichiamo estratti in ordine cronologico.
1925 Sono felice, di una felicità pura. È la prima vittoria che la mia volontà sa riportare sulle passioni e sull’ipocrisia. Per questo scelgo la data d’oggi per cominciare questi appunti, dove spero di poter segnare i passi compiuti in questa via che oggi mi si è schiusa. Amo la solitudine.
1927 Due cose mi ha insegnato la caduta al Piz di Sagron: che so e posso sopportare molto bene il dolore fisico, che durante una caduta non si prova nulla e non si soffre. Sono quindi convintissimo che la più bella morte sia una caduta in montagna. Ho ritrovato la mia pace nella calma e nel silenzio di Tregnago. Non è vita questa, è apatia: ma per lo meno non ci si accorge di non vivere. Sarà forse ancora peggio ma si sta meglio. Tant’è vero che temo il ritorno a Milano, dove a contatto con la vita e con l’attività non potrei non riconoscere la mia mancanza di vita. Non c’è altro da fare: attendere la rinascita.
Per un vero alpinista l’ascensione in montagna può riassumere tre fasi: umano, eroico, divino o sublime. Forse parlando di montagna è più adatto il divino. L’umano si ha nella fase di preparazione, senso di attesa impaziente e trepidante. L’eroico si ha nell’ascensione: impresa e avventura, baldanza che cerca la difficoltà per il puro desiderio di cimentarsi con essa. Il divino si manifesta sulla vetta, dopo compiuta l’ascensione: rapimento mistico ed estatico, in cui tutto è infinitamente bello, grande, nobile e puro.
1929 La grande impresa è compiuta; e l’ho compiuta io solo, tutto solo, la vittoria è tutta mia. La Torre Trieste segna una data: l’inizio del quinto grado di difficoltà, l’ardimento di affrontare imprese veramente grandiose e di condurle a termine con tenacia e ferrea volontà. La coscienza di poter compiere imprese di questo genere l’avevo già, ma non ne potevo avere la certezza. Ora che ho saputo superare difficoltà molto superiori al previsto, lottando baldanzosamente per 11 ore e mezza, senza un attimo di stanchezza o di debolezza, posso senza timore estendere moltissimo i limiti dell’osare. È la vera impresa dell’eroe che affronta in pieno la Torre nel punto della sua massima verticalità ed esposizione, e sale dritto alla vetta senza un attimo di esitazione e di indugio.
1931 Una sciata in alta montagna, con un cielo purissimo, un freddo tagliente su una montagna deserta, con neve intatta, è stata un soffio di vita di cui avevo bisogno. L’effetto desiderato, e raggiunto, è stato di rinnovare la freschezza dei miei modi e della mia sensibilità, che cominciava ad appesantirsi eccessivamente sotto schemi intellettuali e a irrigidirsi a scapito dell’aderente elasticità che le è necessaria.
Ho cominciato la stagione con una salita condotta con decisione, volontà e autorità. La spaccatura Dones nei torrioni Magnaghi, liscia, bagnata e viscida, mi ha imposto uno sforzo notevole; quantunque Celso Gilberti continuasse a insistere perché io ritornassi. Poco allenato, faticavo molto; son salito sempre d’autorità.
L’unica mia attività che ancora abbia un senso e che conduca a una realizzazione e a una affermazione, è l’alpinismo. Qui è la mia vita più vera, più sincera, più pura. Tutto il resto è falsità.
Qui a Tregnago sono venuto a cercare quello scoglio a cui mi son sempre potuto aggrappare nei miei naufragi, quel punto fermo nella mia vita incerta e vagabonda. La montagna con la sua calma e la sua solitudine mi ha dato dapprima l’equilibrio, poi in Bruno Detassis l’amico che ha guidato i primi passi incerti verso la conquista, il compagno di cordata ideale di tutte le vittorie più belle. Detassis sale primo: a un passaggio esita a lungo senza riuscire; salgo io senza un’incertezza; dopo due o tre tiri gli cedo nuovamente la testa della cordata, perché comprendo che lui ci tiene a essere primo, per la sua futura carriera di guida, donandola così a Bruno, e mi pare sia ancora più mia. Sulla parete Trenti del Basso mi trovo ancora una volta in difficoltà, ma sarà l’ultima disonestà. Sulla Torre Gilberti neppure mi rendevo conto dove andavo e cosa facevo, salivo come se fossi stato tutto solo, con l’animo proteso verso la cima. Dall’attacco alla vetta sono 700 m di parete difficile, ignota, e con una continua successione di incognite, non un istante mi sono arrestato nella mia corsa verso l’alto, e solo sulla vetta ho potuto calmare la tensione dell’incertezza, la febbre di arrivare, e di vincere. Alla campagna alpinistica, quest’anno si è aggiunta un’altra ricchezza: lo studio delle montagne, la redazione di guide per il Cai e il Touring Club. Questa, se mi obbligava a un’attenzione continuamente tesa anche nelle giornate di riposo, anche a sera tardi quando facevo le mie note, e se è stata non ultima causa della crisi nervosa dell’agosto, mi ha però dato il senso che la mia attività non fosse solo un egoismo, ma portasse anche a un risultato pratico e utile.
1935 La Guida delle Pale di San Martino è finalmente terminata e pubblicata; il mio lavoro procede ora con ritmo regolare, senza essere affardellato dalla faticosa ed esasperante correzione di bozze e dai pesanti viaggi a Milano. Ma ero ancora il compilatore di guide in giro per lavoro, non l’alpinista. Sulla Torre del Pisciadu ho cominciato a ritrovarmi: librandomi sulla parete gialla e aerea, aggrappato agli appigli solidissimi, ho ritrovato la gioia della conquista e la volontà di osare. La cresta del Vernèl è stata una veloce galoppata baldanzosa.
1936 La grande pausa invernale di malessere, di intorpidimento e di lavoro metodico, poi la rinascita attraverso la montagna, dalla titubanza iniziale fino all’eroismo finale, fino a ritrovare me stesso nel più florido possesso delle mie forze fisiche, morali e intellettive. Vagavo da solo tra le sconfinate candide ondulazioni, con la vista aperta su orizzonti di crode e di ghiacciai. La mia pista, unica traccia di vita, nell’immenso silenzio invernale, affondava profondamente nella neve soffice e polverosa, si rincorreva dritta di poggio in poggio, fino al valico supremo alla vetta. Poi l’ebbrezza della rapida scivolata, l’autorità degli arresti strappati. Si, anche lo sci ha un senso: non è soltanto un mezzo, ma è anch’esso un’espressione del proprio essere. La notte sul Piz di Sagròn è stata la più bella e la più intensamente vissuta della mia vita, la sofferenza era il prezzo necessario pagato per avere accesso nel regno dell’eterno e dell’infinito. Così questa volta, sulla cima delle Mesules, ho trascorso ore sublimi, volate come in un sogno, ma forse ancor oggi non so rendermi conto della vera realtà.
In un incidente di alpinismo, si va faccia a faccia con la morte. Anch’io sul Croz dell’Altissimo avevo la certezza assoluta di precipitare: attendevo solo lo strappo che mi trascinasse via, senza terrore, con calma, con indifferenza. Ho detto a De Grune, in francese, di liberarsi dal pietrone, solo per accontentare Detassis, che glielo gridava in tutti i termini senza riuscire a farsi capire. Per me era solo attesa inerte. Superato quell’istante mi son chiesto semplicemente come mai non siamo morti. Accanto a me era Battista (Vinatzer, ndr) e mai come in quel momento l’ho sentito così vicino. Non solo è il compagno di cordata prezioso ma è ben più, l’amico che mi può essere vicino, cui posso esser vicino in ogni evenienza. E l’amicizia si forma di reciproca dedizione. Son certo che egli rappresenterà d’ora innanzi una gran parte della mia vita e anche se le nostre strade dovessero distanziarsi, il bene che mi ha dato in questi giorni, la sua vicinanza, è già un solco sufficientemente profondo per non potersi cancellare. A Battista avrei voluto donare la mia più bella ascensione, invece ci siamo legati sulle crode marce delle Odle, che hanno disgustato lui e me. Ora mi sento già pronto a qualsiasi lotta, pronto per la mia meta già troppo a lungo agognata, per la mia parete che per due anni ha resistito alla mia febbre di conquista (la Sud della Marmolada di Rocca, ndr)
1943 Il fascismo? Abiezione della civiltà. Da abbattere. Ad ogni costo.

[Fonte : L'Arena del 12 Maggio 2009]

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