Valanga di neve Chiusa la strada

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Una valanga che pareva un terremoto. Così la descrive chi ieri mattina ha udito il crollo di neve staccatosi sul Baldo, partito da quota 1600 nel Canalone Osanna e arrivato fino a Novezza mentre altri 30 centimetri di neve si depositavano sul manto spesso già 2 metri. È finita a una decina di metri dalla provinciale 8 e ieri il settore viabilità della Provincia, dopo un sopralluogo, pur costatando che la strada non è stata interessata, ha predisposto un’ordinanza di chiusura al traffico dal Bivio Cacciatore a Cavallo di Novezza. Dovrebbe essere firmata stamattina, ma già ieri la protezione civile comunale consigliava di non passare. L’interdizione potrebbe durare fino a quando durerà il pericolo valanghe che è molto alto, a livello 4 su 5, come diceva ieri il bollettino dell’Arpav. Significa «rischio marcato» di «stacchi spontanei» ed è causato dai rialzi termici (in quota siamo passati dai 2 gradi di mercoledì ai 5-6 di ieri) e dai pesanti spessori di neve.
Sul posto sono giunti anche i vigili del fuoco di Bardolino che, confermata la pericolosità della situazione, hanno dato parere positivo alla chiusura temporanea. La Provincia aveva pure chiesto l’intervento dell’elicottero, che non è però decollato a causa della scarsa visibilità. Sempre sul Baldo in queste ore ci sono stati altri stacchi visibili sul versante di Ferrara di M. Baldo sempre dalla provinciale 8. Collassi come quello di ieri sono frequenti nel Canalone Osanna che, come le Valbrutte e i ripidi versanti orientali e occidentali scaricano pure in inverni miti.
«Chi va in montagna ora», raccomandano gli esperti della Provincia e del Corpo nazionale soccorso alpino speleologico (Cnsas) Verona, «non deve abbandonare le piste per lo sci alpinismo o le ciaspolate e deve evitare gli accumuli sui pendii e i canaloni ripidi, dove le slavine possono travolgere i meno accorti». Eppure solo sabato, nonostante le raccomandazioni del Cnsas, c’era chi sciava proprio sul Canalone.
Marco Vignola, il responsabile, nota: «Sul Baldo c’è uno spessore notevole che, a causa dei rialzi termici, si sta inumidendo e appesantendo», ricorda. «La neve fresca aggiuntasi ha provocato un ulteriore appesantimento del manto che, perdendo coesione, può staccarsi al passaggio di animali».
Raccontano al Rifugio Cedron (1380), sempre aperto: «La valanga è stata verso le 3,30 di ieri. Abbiamo sentito le vibrazioni dei muri e dei vetri come se ci fosse il terremoto. Fuori nevicava intensamente e non si vedeva nulla. Alle prime luci dell’alba ci siamo resi conto che era caduta una slavina con un fronte di circa 40 metri, uno spessore di circa 5 e lunga quasi 500. È una fortuna che si sia fermata prima della strada», spiega il gestore Emanuel Alberti che ha barricato porte e finestre: «Se ne scendesse una più grande il solo spostamento d’aria potrebbe provocare danni alla struttura: anziani del posto ci hanno raccontato che una valanga, caduta mezzo secolo fa a 50 metri da un baito, lo spazzò via».
Intanto sul Baldo resta chiuso anche un tratto della Strada Graziani (provinciale 8), ma è tutta da evitare poiché passa tra le Valbrutte a rischio valanghe.
(Barbara Bertasi)
[Fonte : L'Arena del 06 Marzo 2009]

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