Tutela delle colline? Ecologisti contro Mion
Una «occasione perduta per la Valpolicella» e il suo ambiente naturale che invoca invece protezione. Un «obiettivo politico mancato» per l’attuale amministrazione comunale di Negrar, che si accinge agli ultimi mesi di governo prima delle elezioni del 6 e 7 giugno. Le associazioni Lessinia Europa e Wwf sezione di Verona giudicano così, senza mezze misure, tra lo stupore e la delusione, la non accettazione delle proposte inviate al Comune come osservazioni al Piano di assetto del territorio e discusse animatamente insieme a molte altre nell’ultimo consiglio comunale del 2008, alla vigilia delle feste natalizie.
Alle due associazioni si aggiunge anche l’Archivio Piero Gazzola, guidato dalla figlia del soprintendente di Verona, scomparso nel 1979, Maria Pia Gazzola, che vive a Negrar e da tempo in Valpolicella si occupa della tutela di paesaggio e ambiente.
Lessinia Europa e Wwf scaligero chiedevano all’amministrazione comunale guidata da Alberto Mion di recepire alcune precise norme tecniche, suggerite passo passo nelle osservazioni, sulla scia di quanto già fatto dal limitrofo Comune di Verona, in modo tale da garantire la totale e armoniosa protezione di una fascia orientale di territorio che ricade sotto entrambi; nascerebbe così un corridoio naturale di straordinaria bellezza, sull’asse del Sentiero europeo E5, che dal centro città porterebbe direttamente nel cuore della Lessinia passando per il paesaggio tipico della Valpolicella.
Una bellezza che rischia di andare irrimediabilmente perduta, dicono gli esponenti di Lessinia Europa e Wwf, se «non protetta a dovere, all’interno del Pat, da incontrollata espansione edilizia o pesanti interventi fondiari» che qualche danno l’hanno già fatto nella valle negrarese.
«Crediamo che non accettare la nostra proposta, già recepita in toto a Verona, politicamente non sia al passo con i tempi», afferma Tomaso Bianchini per Lessinia Europa. «Se davvero nella dorsale collinare orientale s’intende perseguire una politica di tutela, è necessario armonizzare le norme del Pat con quelle del Comune scaligero», precisa ancora. «Non comprendiamo perché non possano essere usate le stesse norme stabilite dal Piano territoriale di Verona, che prevedono con inequivocabile chiarezza l’istituzione di ampie aree non edificabili».
Alle tre associazioni quello che sta a cuore sopra ogni cosa, infatti, è l’inconfutabile trasparenza dei vincoli. «Norme ambigue determinano interpretazioni ambigue», continua Emanuele Napolitano, sempre di Lessinia Europa, «in base alle quali qualunque appezzamento agricolo o rurale potrebbe essere a rischio di edificazione. Un fenomeno che, tra l’altro, allontana il nostro territorio dall’Europa, nella quale i nuovi interventi edilizi sono concentrati nei centri abitati al fine di preservare il territorio agricolo, rurale e forestale nella sua integrità».
Secondo Bianchini e Napolitano in Valpolicella, a partire da Negrar, non c’è più spazio per nuovi interventi edilizi e deve partire subito una radicale inversione di tendenza rispetto al passato.
«Di certo i 500 mila metri cubi di nuova edificazione tra residenziale, terziario e artigianale che Negrar prevede d’insediare sul proprio territorio nei prossimi dieci anni non vanno in questa direzione», conclude Napolitano.
Residuo dal precedente Piano regolatore generale? Diritti acquisiti dai privati impossibili ormai da estirpare in nome del buon senso e dell’ambiente? Quanto il sindaco Alberto Mion va dicendo da mesi per spiegare la cifra destinata all’edilizia non basta a Lessinia Europa, Wwf e Archivio Gazzola, che in nome del principio della perequazione urbanistica si aspettavano almeno un accoglimento della norme per la totale protezione della fascia orientale. Il che sarebbe, per loro, una sorta di piano per salvare il salvabile, per limitare i danni in una parte di territorio che ancora si può salvare.
E se Mion sottolinea che le norme, anche se non ricalcano pari pari quelle adottate da Verona, «ci sono, e sono pure più restrittive», le tre associazioni non nascondono amarezza e delusione.
«In questi termini non ha senso parlare di tutela», concludono, «perché non sono le intenzioni che contano, ma le norme tecniche».
(EMANUELE NAPOLITANO )
[Fonte : L’Arena del 14 Gennaio 2009]
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