Tre «basi» per l’avventura
Se ai laghi di San Giuliano, nel cuore delle Dolomiti di Brenta, trovate a gestire la malga due docenti dell’Accademia di Brera e nell’Ottocento sui ghiacciai svizzeri del Maloja, in Engadina, c’era la baita del pittore Giovanni Segantini, qui sul Baldo eccoti un ingegnere elettonico contitolare di una agenzia di informatica e un editore a gestire i rifugi.
RIFUGIO MONDINI A 1550 metri sul livello del mare, telefono 045.728.5728, è all’arrivo della prima tratta della funivia da Prada, nei pascoli appena sopra la faggeta di Ortigara e Valvaccara. Lo gestisce Paolo Gamberoni, ingegnere che ha il Baldo nel sangue: è di Caprino e conosce fin da bambino ogni sentiero del versante meridionale; 52 anni, gode dell’aiuto di figli e loro fidanzatine e della moglie, Daniela Grimaldi, sempre in cucina per coniglio al vino rosso, gulasch, polenta salsiccia e crauti, canederli, lasagne ai funghi, torte perfette. Lui serve in tavola, coordina, è sempre esauriente per panorami, itinerari, orizzonti e, se rimanete anche a cena (dopo ci sarà da discendere a piedi con la pila), eccolo diventare astrofilo sul grande terrazzo, od ornitologo a riconoscere stridii di uccelli nel buio. Li assiste Baldo, un botolo bianco simpaticissimo, amico dei bambini. Per il gestore del Mondini il bel tempo ha assestato la montagna di neve, non ci sono rischi dalle Due Pozze, dove però il Comune di San Zeno non ha aperto la strada, quindi si parte dal Casòn, un’ora in più da valle (in tutto saranno quasi tre per la magica foresta di Ortigara). Si può scendere a Ortigaretta e Valvaccara, salire anche da Prada con le ciaspole sotto la funivia, evitando però i canaloni ripidi verso baito Buse. Alle comitive con 15-18 euro dà un pasto completo, caffè compreso. Dice che il Baldo bisogna farlo conoscere anche d’inverno, «la stagione ambasciatrice dell’estate».
RIFUGIO FIORI DEL BALDO A 1815 m, telefono 045.686.2477, è all’arrivo della seggiovia. È gestito dalla famiglia Oliboni (L’Arena, 24 dicembre), si è fatto ha un nome quanto alla ristorazione e ha una clientela affezionata. Se uno dei versanti cui affaccia ha delle nubi, l’altro sarà lindo di panorami sconfinati. Da notare il tradizionale corno di neve creato dal vento sulla cresta appena a valle del rifugio: quest’anno è alto sette metri e mezzo, una meringa di gelo.
RIFUGIO CHIEREGO A 1910 m, sulla cresta di Costabella, telefono 045.803.0555, è gestito dall’editore Massimo Bertoldi, 54 anni, che curò il Mondini negli anni Settanta con il fratello don Flavio, ora parroco di Sona e responsabile diocesano della pastorale per il turismo. Bertoldi è il riferimento per gli alpinisti che affrontano le creste. «Dei tre rifugi lungo l’impianto», dice, «il Chierego è il più alto, quello degli alpinisti. Gli ho dato un’impronta forse fuori moda, da vero rifugio: trattamento fraterno ma spartano, pasta, minestroni di orzo e farro, piatti semplici, genuini, mai cibi in scatola, più la torta Chierego, ben affermata».
I posti letto sono 25, già tutti prenotati per Capodanno da una comitiva di Cremona, più una seconda di 35 persone che poi scenderanno a piedi nella neve a Prada, digerendo di sicuro il cenone. È l’unico rifugio alpino — già del Cai, ora della Comunità montana in via di soppressione — che non ha obbligo di consumazione per chi vi entra, che ospita mostre di fotografia e vanta una biblioteca specializzata sul Baldo. È opportuno telefonare per prenotare. Al ponte dell’Immacolata, spiega il gestore, «si vedevano non solo il Monviso e il Rosa, ma il Cervino e il monte Bianco, mentre, dalle nebbie, spuntavano le ciminiere mantovane di Revere e Ostiglia e rodigine di Porto Tolle; sembrava di essere tornati all’ultima glaciazione». Bertoldi ha anche aperto nella neve lo stradello per l’adiacente chiesetta degli alpini, ex baita dei conti Albertini di Garda nell’Ottocento, dove fu ospitato anche il loro parente tale Luigi Albertini, il grande direttore del Corriere della Sera dal 1900 al 1925, fatto poi dimettere dal fascismo.
PRADA La nostra Prada, una delle tre località con questo nome del Baldo veronese-trentino, ha sempre avuto fama per la villeggiatura e le trattorie. Alberghi e ristoranti continuano la tradizione: Edelwaiss, Baita Rosa, Sole e Neve, Capriolo, Genziana, Cacciatore, Narciso, Palazzina, monte Baldo. Tutti economici e di buona cucina veneta, qualcuno eccellente. Serena ed Enrico Simonelli del Genziana fanno cucina nazionale e piatti tradizionali del Baldo; Pietro Zamperini dell’Edelwaiss propone pasta fresca, canederli, formaggi con miele del Baldo.
(B.F.)
[Fonte : L’Arena del 02 Gennaio 2009]
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