Dentro la buca 36,4 gradi sotto zero

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È in una dolina, cioè in una depressione carsica, la Busa della Manna, a 2546 metri, sulle Pale di San Martino, in Trentino, la temperatura più fredda finora registrata in Italia: lì si sono raggiunti alle 3 di notte del 9 gennaio i meno 43,8 gradi centigradi, record che polverizza il precedente di meno 41 °C registrati alla Capanna Margherita, sulla cima del Monte Rosa, a 4559 metri nell’inverno del 1929. Freddo polare a est e a ovest, ma non è che a casa nostra si stia meglio. A due passi dalla stazione sciistica di Malga San Giorgio, nel Buco del Ciglione, 15 metri di profondità, a quota 1520, il termometro ha toccato nella notte del 4 gennaio i meno 36,4 °C, record per il Veronese in questa stagione. Almeno finora.
I dati li fornisce Filippo Mengotti, presidente dell’Associazione Meteo Triveneto, che in collaborazione con Arpa Veneto, Centro valanghe di Arabba e Unione Meteo Friuli Venezia Giulia, partecipa al progetto di monitoraggio dei siti freddi del Triveneto. «Nei mesi scorsi sono stati posizionati una quarantina di sensori di temperatura e datalogger, cioè registratori automatici di dati, in alcune località del Triveneto nelle quali già da tempo si sospettava che le temperature potessero scendere di molto. Così è arrivato il nuovo record italiano di temperatura minima mai registrata e si sono potuti collezionare altri dati dai diversi siti monitorati», spiega Mengotti.
«Va precisato che altre temperature in zona sono scese molto quella notte: tra tutte, sul fondo della Busa delle Sponde Alte, a quota 2393 metri, sulle Pale di San Martino, nel comune di Canale d’Agordo, alle due e un quarto di quella notte la colonnina di mercurio ha toccato i meno 42,6 gradi». Questo non significa che nell’intera zona ci fosse in quel momento una temperatura così rigida, anzi tutto attorno la temperatura dell’atmosfera in quello stesso istante si aggirava sui meno 5 – 6 °C, ma è significativo che l’altopiano e le sue doline abbiano abbassato la temperatura di una trentina di gradi rispetto all’atmosfera.
Altri siti freddi del Triveneto, monitorati dall’associazione, sono la Busa Novegno, a 1475 metri sull’Altopiano di Asiago con la minima a meno 35,5 °C alle 22.10 del 3 gennaio; Buse Maran sui Colli Berici vicentini ad appena 336 metri di altitudine con la minima a meno 23,4 °C, la notte del 4 gennaio; Campo di Sopra nella Foresta del Cansiglio (Treviso) a 1284 metri con minima a meno 31 °C, la stessa notte e Prai da Gom sopra Arco di Trento a 1047 metri, dove la minima ha registrato meno 29 °C la notte del 27 dicembre scorso.
«Il fenomeno si spiega con il fatto che le doline carsiche sono delle vere e proprie fabbriche del freddo, perché la loro natura geologica accentua l’irraggiamento notturno: in questo tipo di rocce l’acqua s’infiltra nel terreno, che non sfrutta più una certa capacità termica dell’acqua a trattenere calore, permettendo quindi al terreno di raffreddarsi molto velocemente. Questi picchi estremi di temperature negative si registrano in conche all’interno di altipiani, senza rilievi intorno o comunque con basso orizzonte orografico, in assenza di vento, quando l’umidità è molto bassa e c’è neve al suolo. Grazie a questi ulteriori fattori predisponenti, lì si formano veri e propri laghi di aria fredda», spiega Mengotti. Le temperatura record in realtà dipendono solo parzialmente dalle condizioni climatiche di questi giorni che si verificano quasi ogni inverno, ma più che altro dal luogo che è stato monitorato. Non ci sarebbe nulla di straordinario e nessuna anomalia nel clima, se non che questa volta il freddo è stato catturato dagli strumenti di misura degli appassionati di meteorologia e fatto conoscere a tutti attraverso il loro sito www.meteotriveneto.it.
(Vittorio Zambaldo)

[Fonte : L'Arena del 22 Gennaio 2009]

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