«Ciaspolate, ma in sicurezza»
La tanta neve caduta ha fatto ulteriormente riscoprire una disciplina antica. E ora tutti sono «pazzi per le ciaspole». Meglio però non farsi trascinare dall’entusiasmo perché si rischia quasi come nella pratica dello scialpinismo. Incluso il rischio, mortale, delle valanghe. «Ciaspolare» non è un gioco, è una disciplina da imparare seguiti da guide esperte, qualificate e riconosciute. La montagna infatti accoglie tutti, ma va affrontata con coscienza delle proprie capacità e l’attrezzatura adatta.
«Questo delle ciaspole o “racchette da neve”, è il vero boom della stagione invernale 2008-2009, caratterizzata da tanta neve», esordisce Marco Heltaj, guida alpina di Xmountain, tecnico del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) di Verona, di cui è responsabile Marco Vignola. «Noi negozianti siamo stati presi d’assalto da chi ama fare escursioni anche d’inverno spesso per stare in compagnia», continua Beppe Pighi, alpinista veronese di fama non solo locale e titolare del negozio «Campo Base», specializzato in alpinismo. «Da anni vendiamo racchette da neve, ma quest’anno quella delle ciaspole s’è quasi trasformata in una sorta d’isterismo di massa. E’ un bene», nota, «perché la gente si muove, avvicinandosi alla natura e al territorio invernale, ma serve giudizio, ed è vietato confondere le ciaspole coi ramponi da alpinismo essendo le prime adatte solo ad escursioni».
Quindi passa al ruolo chiave d’abbigliamento e attrezzatura: «Vanno indossati capi con tessuti traspiranti, termici e idrorepellenti per restare asciutti e caldi anche se si suda. Le calzature devono essere pedule da montagna con suola scolpita, non doposci o “moonboot” che, alla caviglia, non hanno la tenuta dello scarpone. Infine», chiude, «le ciaspole devono avere lame sul puntale per la progressione in salita e punte d’acciaio per non scivolare su placche ghiacciate. Essenziali i bastoncini telescopici, a rotella larga, per l’equilibrio».
«Le ciaspole sono strumenti semplici da usare, ma la stragrande maggioranza dei modelli si presta a superare solo inclinazioni lievi e su neve farinosa e non ghiacciato», fa presente Vignola, che ai principianti raccomanda d’iniziare accompagnati da un esperto e conoscendo le principali norme di sicurezza. «La gita va progettata in funzione dell’esperienza del gruppo, adattata anzi a quella della persona che ha capacità minori», nota Heltaj. «E, prima di mettersi in marcia», incalza Vignola, «va lasciato detto a qualcuno l’itinerario che s’intende percorrere avendo sempre un margine di ore luce per non lasciarsi cogliere dal buio in montagna». Raccomandato anche un set d’emergenza minimo: «Telo termico e torcia elettrica che, in caso di incidente, permette ai soccorritori di individuare gli infortunati».
Si ribadisce a chi è alle prime armi o in condizioni fuori dalle proprie competenze tecniche di farsi accompagnare da professionisti qualificati. «È grave e pericoloso che, autodefinendosi guide, ci sia sempre più gente che conduce gruppi in escursione a volte anche a pagamento. Invece, in Italia, esistono le Guide alpine, le Guide ambientali e, in alcune regioni, gli Accompagnatori di media montagna», ragguaglia Heltaj. «Sono figure professionali, iscritte a albi pubblicati su internet (www.regione.it – www.guidealpine.it), in grado di garantire ampi margini di sicurezza. Se poi si desidera praticare la disciplina in modo continuo, ci si può iscrivere a un sezione del Club alpino italiano (Cai)».
(Barbara Bertasi)
[Fonte : L’Arena del 28 Gennaio 2008]
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