Il «Tavela», un simbolo della montagna buona

Stampa (L'Arena)Tag:,

Non ci si può definire veri esperti o perfetti conoscitori del Gruppo del Carega se non si conosce il «Tavela».
È un dato di fatto, come è un dato di fatto che se andate a fare un’escursione sui monti dell’alta Val d’Illasi durante il fine settimana (non importa quale sia la stagione dell’anno) o comunque in un giorno di festa ed a maggior ragione se durante il periodo estivo, in uno dei cinque rifugi che s’incontrano lungo la via che da Giazza porta a Cima Carega, prima o poi lo incontrerete.
Chi? Ma il «Tavela», ovviamente, al secolo Stefano Viviani. Un personaggio tutto particolare, colorito, senza dubbio originale.
Forse lo troverete che vi serve un caffé al rifugio Revolto, oppure al «Pertica» a spinare la birra dietro il bancone o, più probabilmente, a rimestare minestroni o scolare la pastasciutta al «Fraccaroli».
Non cercatelo però sulle vie ferrate o sui sentieri più impervi e neppure negli angoli più appartati e silenziosi del Carega.
Cercatelo invece dove c’è gente, dove si chiacchiera e si fa baldoria, dove si mangia bene.
Ma chi è questo personaggio che incarna forse meglio di chiunque altro lo spirito più genuino della cordialità montanara e che riesce a trasformare ogni rifugio dell’alta Val d’Illasi in un «Bar sport» dove ci si ritrova fra vecchi amici?
Il «Tavela» (l’articolo «il» va preposto di regola) nasce nel 1960 in quel d’Illasi ed ancora bambino gli viene affibbiato in famiglia un soprannome, «Tavela» appunto, in onore di un noto giocatore dell’Hellas Verona di quegli anni.
Le prime uscite in montagna le fa nei dintorni di Giazza poi, poco più che ventenne, con gli amici si allontana dalla sua valle per frequentare anche altre montagne, soprattutto le Dolomiti.
Però la scintilla dell’innamoramento non scocca per i Monti Pallidi, come non scocca nemmeno per il Monte Baldo, che visita due volte e che subito abbandona per dedicare tutto il proprio tempo libero al suo vero, unico grande amore: il Gruppo del Carega.
Un rapporto privilegiato il «Tavela» lo instaura fin da giovane con la famiglia Baschera, gestori storici del rifugio Mario Fraccaroli: dapprima con Franco, poi con i figli cui è attualmente affidata la gestione e con i quali praticamente il Tavela trascorre il periodo estivo lavorandovi assieme un mese intero.
«Per me», racconta il Tavela – «il rifugio Fraccaroli è il rifugio di montagna per eccellenza.
Piccolo, accogliente ed essenziale, incarna meglio di qualunque altro lo spirito dell’ospitalità in alta quota. Soprattutto è il classico rifugio dove è impossibile non comunicare con chi ti è attorno e dove è inevitabile tirare tardi a chiacchierare, anche se poi ti aspettano almeno due ore di discesa».
Nonostante il legame particolare con il «Fraccaroli» ed i suoi gestori, il «Tavela» non trascura però gli altri rifugi, e se c’è da fermarsi a dare una mano per un giorno o per una occasione particolare come un capodanno o un plenilunio da «tutto esaurito», lui c’è.
Insomma, la sua presenza e la sua disponibilità sono una certezza sia per i gestori che per gli escursionisti. Quella di «attaccare bottone» con tutti per lui è un’arte elevata a regola di vita. Negli approcci la sua preferenza sembra andare al gentil sesso, ma in ossequio al principio delle pari opportunità non lesina la sua facondia agli escursionisti di sesso maschile. La sua naturale simpatia lo porta a comunicare con tutti, a favorire l’incontro tra persone. Il Tavela conosce e fa conoscere.
È riuscito persino, naturalmente al Fraccaroli, a far incontrare due persone, un ragazzo ed una ragazza, che un anno dopo si sono sposati. Tanta la riconoscenza dei novelli sposi che a nozze avvenute sono saliti sino al rifugio a portargli i confetti!
Insomma, se esistesse un ufficio pubbliche relazioni del Gruppo del Carega, il Tavela ne sarebbe certamente il titolare. Un tipo assolutamente fuori dal Comune, questo Tavela.
Simpaticissimo ed originale al punto che bisognerebbe inserirlo fra le «specie endemiche» presenti in alta Val d’Illasi e, come tale, considerarlo «specie protetta».
D’altronde dove lo trovate, altrove, uno che a quarantotto anni non soltanto non possiede la patente perché non la vuole (e non perché gliel’abbiano ritirata) e che non ha nemmeno il telefono cellulare? Solo per queste due ragioni meriterebbe che gli venisse intitolato un rifugio.
Dove? Naturalmente sul Carega!
(Eugenio Cipriani)

[Fonte : L'Arena del 31 Agosto 2008]

WP Theme & Icons by N.Design Studio
Entries RSS   email E-mail