Si avvicina la scadenza del 30 settembre, termine prorogato dal governo, dopo il nulla di fatto del 30 giugno scorso, entro il quale decidere la sorte delle Comunità montane italiane. In questi mesi alla Regione, che dal Governo ha la delega al riordino degli enti montani, si sono accavallate le ipotesi e possibili soluzioni, ma ancora nulla è stato deciso.
Poco chiara in realtà, al di là della volontà di tagliare e risparmiare è la legge Finanziaria 2008, che aveva dettato i criteri secondo i quali un Comune può essere considerato montano: l’80 per cento del suo territorio a una altitudine superiore ai 600 metri oppure il 50 per cento del territorio al di sopra di tale quota, ma con un dislivello di almeno 600 metri.
Se il principio generale è questo, poi sono cominciate le eccezioni e i distinguo: esclusi i capoluoghi di provincia e i paesi costieri, mentre delle comunità esistenti restano in piedi solo quelle dove almeno metà dei Comuni aderenti rispettino questi parametri. In base a questi criteri la Comunità montana del Baldo sarebbe destinata a sparire e quella della Lessinia avrebbe nove Comuni che rientrano nei parametri, quindi esattamente la metà degli attuali 18. Ma siamo ancora nel campo delle ipotesi se anche per tutte le 19 Comunità montane venete è previsto un taglio che le ridurrebbe a otto.
In molte altre regioni, secondo i dati Uncem (Unione delle Comunità ed enti montani) la scure è già calata: sarebbero stati cancellati 89 enti, con picco drastico in Piemonte, dove le Comunità sono scese da 48 a 31. Su 13 Regioni che hanno già deliberato, il conto degli enti cancellati ammonta a 105 ed è prevedibile che alla fine le 355 comunità montane italiane saranno poco più di 200.
Interventi sono stati fatti anche sul numero dei consiglieri, con la mannaia in mano alla Lombardia che li ha ridotti a una quarto, da 2000 a 500. Un calo è previsto anche per le indennità di carica: i gettoni di presidenti e assessori delle Comunità montane della Campania saranno tagliati del 40 per cento e azzerati quelli dei consiglieri, mentre in Lombardia la riduzione sarà del 70 per cento.
E per il Veneto? Il governatore Giancarlo Galan ha annunciato tagli per la metà degli enti attualmente in servizio, ma dovrà fare i conti con la Lega che nel suo progetto di legge ne sopprime solo uno.
«C’è ancora spazio per il dialogo e il confronto, anche se i tempi per la verità sono molto stretti», riconosce Stefano Marcolini, presidente della Comunità montana della Lessinia. La nostra Comunità e anche quella del Baldo devono essere mantenute, meglio se separate perché i territori e i problemi sono troppi diversi. Accetto che si possa fare un ragionamento sui Comuni che vi possono aderire ed eliminare quelli non strettamente montani. Se il problema sono i costi, l’indennità degli amministratori è un falso problema. Come presidente prendo 600 euro al mese netti. Un mio assessore arriva a 250 euro netti e i consiglieri hanno un gettone di presenza di 20 euro per ogni Consiglio, ma non ne facciamo più di tre all’anno. Sarebbero questi i costi?»
«La Comunità montana svolge un compito importante sul territorio soprattutto quando è provvista di un ufficio tecnico che programma e dirige lavori pubblici indispensabili che i piccoli Comuni da soli non sarebbero in grado di sostenere», conclude il presidente. «Non credo che tutto quanto proposto dalla riforma governativa sia da considerare negativo. Rifiuto solo che si faccia di ogni erba un fascio senza aver prima effettuato accurata indagine su cosa rappresenti una data Comunità montana per un territorio e se la sua soppressione porti vantaggi o altri disagi per cittadini già penalizzati».
Dopo un colloquio con Galdino Zanchetta. presidente della delegazione regionale Uncem, Cipriano Castellani, presidente della Comunità del Baldo aveva sottolineato come «Comuni anche parzialmente montani sono funzionali alla conservazione della montagna e i nostri organi istituzionali sono di gran lunga al di sotto dei costi previsti per gli enti locali. Questo non mi impedisce di accettare una giusta riduzione dei consiglieri», aveva precisato.
È ottimista sulla soluzione che uscirà dalla Regione l’assessore nella comunità baldense Ferdinando Sbizzera, che non teme i tagli annunciati.
«Cinque nostri Comuni», precisa Sbizzera, «sono indiscutibilmente montani e l’identità delle due Comunità veronesi va conservata separata: è evidente la netta prevalenza ambientale e turistica, per quanto riguarda il Baldo e su questa direzione da anni stiamo lavorando anche con i Comuni confinanti del Trentino».
(Vittorio Zambaldo)
[Fonte : L'Arena del 4 settembre 2008]


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