1 ago 2008

Allevamenti e latte le armi dei monti

Festa della Comunità montana domani a Podestaria, abbinata alla festa di metà alpeggio e legata alla tradizione della Madonna della neve, ricorrenza liturgica che risale al quarto secolo dell’era cristiana per un miracolo della Vergine che avrebbe segnato con la neve, il 5 agosto, il perimetro dell’erigenda prima basilica della cristianità a lei dedicata a Roma, quella di Santa Maria Maggiore.
La consuetudine raduna a Podestaria, simbolo dell’antico controllo della Nobile Compagnia dei Lessini sulla montagna veronese, tutti gli allevatori che in questo periodo stanno “caricando” con il loro bestiame le malghe.
La festa, organizzata in collaborazione con la Provincia, il Bim Adige e l’Apa (Associazione provinciale allevatori) è anche occasione per mettere in mostra i migliori capi presenti all’alpeggio e affrontare i temi legati all’allevamento.
«Purtroppo è il momento di stringere i denti e forzare la mano perché i tagli rischiano di lasciare la montagna senza una sua rappresentanza», commenta Stefano Marcolini, presidente della Comunità della Lessinia e del Parco.
L’ipotesi regionale è di ridurre da 19 a 8 le Comunità montane venete, ma la materia è ancora in discussione: si parla di accorpare le comunità più piccole, o di ridurne i confini per escludere i Comuni di fondovalle. «Quello che importa è che sia garantita la rappresentanza della gente che vive e lavora in montagna», ribadisce Marcolini. Ricorda che se non si interviene con una politica di incentivi, non a pioggia ma mirati, si rischia di perdere il treno dello sviluppo: «Crescono le grandi stalle, che non sono stalle di montagna ma allevamenti intensivi che non portano nulla in più alla montagna, perché chi se ne occupa è troppo preso dall’azienda per interessarsi di prati da sistemare, muretti a secco da ripristinare, strade e carrarecce da tenere aperte, boschi da curare. Visto il lavoro fatto da Comunità e Parco in questi decenni, non vedo chi potrebbe curare gli interessi della montagna, sulla quale le risorse devono essere mantenute», conclude Marcolini.
Di questo si rifletterà, dopo la messa delle 10 nella chiesetta di san Bartolomeo, la rassegna del bestiame in alpeggio e la premiazione dei capi migliori.
A mezzogiorno ci sarà la tradizionale investitura dei nuovi “bacani”, sei personaggi che si sono distinti per l’attaccamento alla montagna espresso in campi diversi: da quello istituzionale a quello economico, culturale, sportivo e sociale.
Novità di quest’anno sarà anche la presenza di uno stand con il formaggio Monte Veronese Dop di malga, prodotto da sei aziende con il latte delle vacche in alpeggio e stagionato per circa 12 mesi. Grazie all’appoggio della Regione e del Consorzio di tutela del Monte Veronese Dop, un presidio Slow Food, nato nel 2004, ha riunito i caseifici e le malghe disponibili a produrre Monte Veronese d’allevo con latte d’alpeggio. «In questi dodici anni in cui i miei colleghi mi hanno dato l’incarico di presidente del Consorzio Monte Veronese dop (formaggio ancora oggi a latte crudo)», dichiara Giovanni Roncolato, «ho capito che ci si deve muovere per far conoscere alla gente la nostra grande cultura casearia, che purtroppo ancora oggi è un lavoro che remunera poco. Si deve salvaguardare questo settore importante per le aziende agricole del territorio, ma in particolare, nelle zone montane, con prodotti come questo di malga che possono valorizzare l’ambiente e dare valore aggiunto al lavoro di chi è nel settore».
(V.Z)

[Fonte : L’Arena del 01 Agosto 2008]

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