Torna l’icona di san Michele sulla montagna della badessa
Nel 1658 Corno della Baessa, cioè «Montagna della badessa», perché dipendeva dal monastero benedettino femminile di San Michele in Campagna di Verona, fu organizzato come malga moderna e per l’occasione una statua di san Michele fu collocata sopra l’architrave della porta d’ingresso. Per rivivere la storia di quell’evento accaduto trecentocinquant’anni fa, domenica l’associazione «San Michele Valpantena-Lessinia» organizza una giornata a Malga Cornesel, come oggi è chiamato il Corno della Baessa, ricollocando sulla casara della malga un bassorilievo dell’arcangelo realizzato dall’artista Raffaello Tacchella di Lugo.
La cerimonia è inserita nel programma intitolato «Lessinia: una montagna di storie e di tradizioni» che si svilupperà anche nei prossimi anni con altre iniziative. Per chi desidera partecipare all’evento il ritrovo è alle 9.30 davanti alla chiesetta di località Maregge, sulla strada per San Giorgio, per poi proseguire in auto fino alla vecchia cava e di lì a piedi fino a Malga Cornesel, poco sotto Podestaria. Sul luogo sarà illustrata la storia della malga e dell’alpeggio sulla montagna veronese e ai presenti sarà regalato un libretto scritto per l’occasione su questo tema e pubblicato grazie al contributo della Comunità montana e del Parco della Lessinia, prima di procedere alla benedizione e alla posa del bassorilievo. Il tutto si concluderà con un breve rinfresco offerto dall’azienda Redoro con i suoi prodotti tipici.
Lo studioso Bruno Avesani ha svolto un’approfondita ricerca su questa porzione di alta montagna lessinica, trovando che a metà del Seicento era ancora per buona parte ricoperta di ampie zone boschive, ma che il paesaggio venne sconvolto dai grandi proprietari cittadini che ritennero di ottimizzare i profitti riducendo drasticamente gli spazi occupati dai boschi per ampliare le zone pascolive. Il materiale ligneo ottenuto con un feroce e fulmineo disboscamento non venne recuperato per lavori di falegnameria, carpenteria o per riscaldamento, ma bruciato sul posto.
Fu quanto accadde alla montagna Cornesel, una montagna che dal 1180 apparteneva al potente monastero femminile di San Michele in Campagna.
Da giugno ad agosto del 1657, in tre mesi, vennero inceneriti 150 campi veronesi di foresta. L’anno successivo, durante i sei mesi dell’autunno e dell’inverno, scomparvero anche quei non molti alberi presenti su altri 250 campi della montagna.
Malga Cornesel fu totalmente rimodellata per essere in grado di ospitare e nutrire il maggior numero possibile di capi di bestiame. In questa prospettiva vennero eseguiti anche i lavori di scavo per ricavare una grande pozza per l’abbeveraggio delle mandrie.
Il 22 febbraio 1648 furono versati 20 ducati a Lodovico Fumanello per aver scavato la pozza alla Podestaria. Tale somma era solo la parte che spettava al monastero, perché della pozza si servivano anche altre malghe.
Nel giugno del 1657 ad Andrea Conti di Arzerè fu affidato il compito di svolgere una radicale opera di deforestazione su 150 campi: avrebbe dovuto «tagliar tutti i legni et abbruciarli con prezzo di 100 ducati e otto sacchi di miglio». Ad agosto la ciclopica opera era già finita e infatti il giorno 20 di quel mese il monastero non solo versò il saldo, ma richiese a Conti di disboscare anche gli altri 250 campi della montagna e di sistemare la casara. Il 30 aprile 1658 il disboscamento era finito e i lavori alla casara ultimati. Il libro delle uscite del monastero registrava anche la spesa: «Per un san Michel improntato in pietra viva da meter sopra la porta della casara si sono spesi troni 15 e 10 marchetti».
(V.Z.)
[Fonte : L’Arena del 31 Luglio 2008]
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