Senza più treni che passano sotto, ora gli alpinisti in cerca di emozioni scalano le pareti orientali della Chiusa di Ceraino. Oggettivamente il ragionamento non fa una grinza: perché spendere centinaia di euro (visti anche i costi attuali dei carburanti) e macinare un’infinità di chilometri per andare ad arrampicare in località «esotiche» quando, a due passi da casa, si aprono numerose possibilità per mettere alla prova capacità ed esperienza alpinistiche su terreno vergine?
È senza dubbio questa la molla che ha spinto recentemente un nutrito gruppo di arrampicatori di Caprino veronese ad affrontare le pareti orientali della gola di Ceraino realizzando, negli ultimi mesi, splendidi percorsi di arrampicata. E’ evidente come 32 mila metri di scalate fra Adige e Garda, così recita il sottotitolo della guida alpinistica dell’entroterra baldense recentemente realizzata proprio da due protagonisti dell’arrampicata nel caprinese, Sergio Coltri e Beppe Vidali, non sono bastati a saziare la «fame» di roccia che contraddistingue questo manipolo di appassionati.
E così sono nate, a cavallo fra l’autunno scorso e questa primavera, nuove vie di arrampicata in quella che è una delle zone più suggestive (e non solo sotto il profilo alpinistico) di tutto il Veronese: la gola (o Chiusa) di Ceraino. Per non ingenerare confusione va precisato come a Ceraino si arrampicasse già da decenni. Però sull’altro lato, quello della sponda occidentale.
Il settore orientale della gola o, per usare un terminologia geografica più corretta, le pareti della sinistra idrografica dell’Adige (sinistra e destra di un fiume, convenzionalmente sono riferiti al senso della corrente) erano infatti interdette agli scalatori per ovvi motivi di sicurezza, legati alla presenza della sottostante linea ferroviaria. Eppure, anche dietro copertura di anonimato, molti hanno confessato il «peccato» di avere sfidato i divieti, effettuando tentativi di salita «fuorilegge» quanto arditi e affascinanti; quelle pareti, dai fatto, vennero «sondate» in più punti anche negli anni Settanta e Ottanta da due o tre cordate locali, ma senza che venisse mai realizzato un itinerario completo dalla base alle cima.
Da alcuni anni, però e, più precisamente in seguito alla realizzazione del traforo ferroviario Volargne-Dolcè e alla conseguente dismissione da parte delle Ferrovie della linea e della massicciata sottostanti le pareti e venuti meno pericoli e divieti, gli occhi degli appassionato hanno cominciato a guardare con rinnovato interesse quelle lisce e verticali muraglie, alte fino a 200 metri. La prima realizzazione completa, dalla base sino all’uscita sui boschi sommitali, di un itinerario sulla sinistra idrografica risale al 2003 (quindi a ferrovia già rimossa) ad opera della cordata composta dal veronese Eugenio Cipriani e dal trentino Flavio Cainelli che, con arrampicata prevalentemente artificiale, approfittando di un prolungato ed eccezionale periodo di siccità, risalirono integralmente l’evidente colatoio che scende dal paese di Monte e che incide profondamente la gola. Un colatoio che, in seguito a forti piogge, nella parte bassa presenta una spettacolare cascata. I primi salitori, però, realizzata l’ascensione ridiscesero per la stessa via di salita schiodandola completamente e lasciando solo le soste in quanto giudicarono pericoloso indurre eventuali ripetitori ad affidarsi a punti di sicurezza che i frequenti, forti getti d’acqua avrebbero corroso sino a renderli fragili ed inaffidabili
«Caratteristica di questi percorsi», precisa uno degli autori di queste vie, Beppe Vidali, «è di essere ben differenti dalla maggior parte di quelle aperte, per fare un esempio conosciuto, sulle pareti del vicino Monte Cimo. Lì, infatti, i percorsi presentano caratteristiche, diciamo così, sportive e possono essere ripetuti anche da chi non possiede esperienza, capacità e attrezzatura alpinistiche. Su questo lato della gola di Ceraino, invece, le vie sono state salite riducendo al massimo l’uso delle protezioni fisse piazzate forando la roccia col trapano, mentre grande spazio è stato dato all’uso dei “friends” (assicurazioni con “dadi” a incastro, ndr) e dei chiodi. Quindi, chi le voglia ripetere deve fare i conti con protezioni fisse molto distanti le une dalle altre e la necessità di doverle integrare usando protezioni proprie che poi dovrà levare e riportarsi a casa».
Scalatore avvisato, quindi, mezzo salvato. Ma per chi volesse praticare della pura e semplice arrampicata sportiva e quindi scalare senza portarsi chiodi, martello ed altra ferraglia? «Per l’arrampicata sportiva», continua Vidali, «bisogna aspettare un po’ ma abbiamo un progetto, di cui abbiamo messo al corrente anche il sindaco di Dolcé che si è dimostrato assai interessato. Prevede la realizzazione di una interessante palestra di roccia con monotiri fino a 30 metri sulla fascia bassa della parete adiacente al ristorante».
Se quindi questa zona della gola di Ceraino divenisse un valido centro di arrampicata e se, come in molti si augurano, la massicciata venisse trasformata finalmente in pista ciclabile, le gole di Ceraino non sarebbero più un semplice luogo di transito che si ammira di sfuggita dal finestrino dell’auto. Al contrario potrebbero diventare invece un’ottima mèta per trascorrere una giornata a contatto con la natura, tra il fiume e le rocce.
(Eugenio Cipriani)
[Fonte : L'Arena del 07 Giugno 2008]


E-mail
Archivio