Apre la stagione in montagna, chilometri di auto parcheggiate
Una giornata di sole ha portato sul Carega il flusso turistico dei giorni migliori: già nella mattinata di ieri c’erano quattro chilometri di auto parcheggiate sul ciglio della stretta strada che sale nella Foresta di Giazza verso il rifugio Revolto e il via vai, nelle prime ore del pomeriggio, non accennava a diminuire.
Nella chiesetta dedicata a San Giovanni Battista si è aperta la stagione estiva con la festa degli alpinisti veronesi, presenti i presidenti Piero Bresaola del Cai Verona, Adriano Rancan e Roberto Piccoli, presidente e vice del Cai Tregnago e rappresentati del Cai Lessinia di Boscochiesanuova.
Don Flavio Gelmetti, della Pia Opera don Mazza e responsabile dell’Opera chiesette alpine ha aperto la celebrazione chiedendo il ricordo e il suffragio per Marco Guglielmi ed Enrico Fasoli, gli ultimi veronesi deceduti in incidenti di montagna e per i quali sono state collocate due targhe nella chiesetta, ma anche per Elisabetta e Nicolò Gugliemini e Sara Ravelli, i giovani di Roverè tragicamente scomparsi in Spagna in un incidente stradale. La schola cantorum San Nicolò di Roverè, diretta dal maestro Gianni Scardoni, non ha voluto rinunciare all’appuntamento di animare con i suoi canti la messa degli alpinisti, ma in segno di lutto ha rinunciato al concerto che avrebbe dovuto tenere al rifugio nel pomeriggio.
«Il cuore è pervaso da forti emozioni», ha esordito don Flavio, «dalla giornata di sole, dalla voglia di ricominciare la nostra attività alpinistica, ma anche dal grande dolore per i nostri amici che non ci sono più, chiamati da Dio più in alto. Enrico e Marco erano due persone che avevano fatto dell’altruismo una caratteristica della loro vita, l’uno impegnato nella protezione civile e nel soccorso alpino, l’altro nella ronda della carità. Di Elisabetta, Nicolò e Sara abbiamo visto in questi giorni i volti sorridenti sui giornali che parlano della loro tragica morte e siamo certi che oggi sorridono davanti a Dio».
Al rifugio e sulle montagne vicine sono saliti in tanti, a piedi ma anche in bici, come Mascia e Franco, arrivati da Badia Calavena in sella alle loro mountain bike e decisi a proseguire fino a Scalorbi: «Staremo via tutto il giorno, perché non abbiamo problemi di record o di orari, ma ci piace gustare la montagna, i suoi silenzi e i suoi paesaggi», hanno detto.
Fuggiti dal caos della città anche Federica e Tiziana, colleghe all’ospedale di Borgo Roma, che hanno lasciato a casa mariti e figli e hanno scelto la libertà della montagna. «Qui si scaricano le tensioni e ci si ricarica per tutta la settimana. Visto che loro non amano camminare, lo facciano frequentemente noi da sole, qui, ma anche sul Baldo o sulle Dolomiti, quando riusciamo ad avere qualche giorno in più», hanno rivelato.
Sabato sera in duecento hanno gustato la visione delle stelle con l’aiuto e la competenza dei Gruppo Gastrofili di San Giovanni Ilarione, che ha messo a disposizione nuovi e potenti telescopi: solo le nuvole, verso le due di notte, hanno chiuso l’osservazione che è continuata in amicizia attorno a un piatto di pasta offerto dal rifugio.
(V.Z.)
[Fonte : L’Arena del 30 giugno 2008]
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