Sul Monte Baldo, «Hortus Italiae», non salgono solo gli amanti della natura. Ci sono i bracconieri che prendono di mira la fauna protetta. Ci sono i gitanti che prendono d’assalto narcisi e ciclamini. Si tratta di furto: appropriarsi di questi fiori protetti è, per la legge, sottrazione di bene collettivo, patrimonio indisponibile dello Stato. Ora si aggiunge un’altra forma, denunciano gli esperti, di sottrazione calcolata, mirata. Ne sono vittime le rare farfalle da Cima Telegrafo (2200 di quota), al Longino (2179) a Cima Valdritta (2218) che costituiscono un endemismo (un’isola, dove compaiono ben circoscritte), conosciuto dalla letteratura scientifica.
Le farfalle sono della specie Erebio pluto burmanni (nera con ocelli azzurri), Erebia ottomanna (il Baldo è l’unico sito italiano dove si trova questa specie balcanica), Psodos baldensis, Coenonympha tullia e Ottomana benacensis. Tutti lepidotteri che si stanno riducendo per fattori climatico-ambientali. A questo va aggiunta la vera e propria caccia che, con tanto di retino entomologico, non è raro vedere praticare da turisti, spesso esteri, appassionati collezionisti.
L’area rientra non nel mitico parco del Baldo, da 33 anni che se ne parla, invano, ma nella foresta regionale (ex demaniale) Lastoni-Selva Pezzi, ora amministrata da Veneto Agricoltura. La legge regionale veneta però non sanziona i cacciatori di farfalle e di tutta la fauna minore. Solo le api e le rane sono tutelate. Raffaello Boni è l’autore di un recente filmato in dvd sulle farfalle, dal titolo Ali, subito premiato al Baldo Film della Comunità montana. «Dopo le lucciole, stanno scomparendo anche le farfalle», denuncia Boni, «a causa delle monoculture pedemontane e collinari, la distruzione delle siepi, i campi da golf. I collezionisti di esemplari rari aggiungono il loro contributo dannosissimo alla distruzione degli habitat».
L’importanza delle farfalle baldensi è sottolineata dalla pubblicazione tedesca di Josef Wolfsberger «Die Macrolepidopteren Fauna der Monte Baldo in Oberitalien», edita dal Civico Museo Naturale di Verona nel 1971. Sono 165mila le specie di farfalle a oggi riconosciute e descritte. «All’occhio dell’ecologo», commenta Mauro Daccordi, già conservatore di zoologia del museo scaligero e di quello del Piemonte a Torino, «la farfalla appare un concentrato di bellezza e una miniera di notizie; ma allo studioso non serve catturarla per fissarlo con uno spillo incorniciato sulla parete del salotto buono».
Sandro Ruffo, entomologo, dell’accademia nazionale dei Lincei, 90 anni portati benissimo, ha più volte richiamato l’attenzione della Regione sulla assenza di tutela per la «fauna minore», farfalle incluse. Per incarico del ministro dell’Ambiente Ruffolo, nel 1989, Ruffo ha diretto la commissione tecnico-scientifica per la fauna. La proposta di legge sul patrimonio faunistico non ebbe seguito, così sono ora senza tutela numerissime specie. «Spero che quando si renderanno conto della loro importanza, non sarà troppo tardi», dice il naturalista.
(Bartolo Fracaroli)
[Fonte: L'Arena]
nov 06


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