Restauro per la malga che racconta il passato
Tricolore, leone di San Marco della Regione e stellette dell’Unione Europea per inaugurare Malga Cerbiolo. Il Comune, con fondi messi in parte a disposizione dalla Comunità montana del Baldo tramite la Regione, ha infatti terminato un intervento di miglioramento del baito, del pascolo e della viabilità silvopastorale. Il taglio del nastro è domani con messa alle 11 seguita da «modesta agape fraterna», cui sono state invitate le autorità locali e l’assessore regionale all’ambiente, Giancarlo Conta.
Alla malga s’arriva passando tra i pascoli di Prazzagano e Malga Gambon di Ferrara di Monte Baldo, lasciandosi alle spalle l’Osservatorio astronomico del Baldo «Angelo Gelodi» ai piedi dell’Orto botanico, e addentrandosi in un tunnel che pare stregato tra faggi e noccioli. Un percorso invitante anche perché tutto in piano e non faticoso. «Il complesso di Malga Cerbiolo è sempre stato oggetto di cure particolari da parte del nostro Comune, dato che in passato fu fonte di sostentamento per molte famiglie che traevano reddito e lavoro dalla cura dei boschi e dalla pastorizia», premette il sindaco Virgilio Asileppi, ricordando altre ristrutturazioni nel 1960, nel 1985 e tra il 2005 e il 2006.
«Oggi è un luogo di grande valore ambientale, che può attrarre quel turismo qualificato che si sta affermando e che sta richiedendo strutture e percorsi sul Baldo». Un Baldo che qui è veronese solo per un soffio dato che, lassù a quota 1300, c’è il confine con Trento. Lavori «a puntino», su Malga Cerbiolo. Sistemati tetto e gronda, recuperate le cisterne per l’acqua di uso igienico. Sanati e tinteggiati i muri e rimessi a nuovo i servizi e installato un modesto impianto fotovoltaico. Nella sala centrale il vecchio camino è stato alzato dal pavimento per migliorarne il tiraggio cosicché ora si può usare per cucinare e per scaldare una stanza accogliente, con tavoli, sedie e credenza in abete massiccio, completa di fornello a gas e cucina a legna.
«È il minimo per chi potrebbe abitare qui da maggio a settembre facendo l’alpeggio e consentire l’uso in altri periodi al personale della forestale che controlla caccia, boschi e incendi», spiega Vittorio Mascagno che ha supervisionato il progetto e curato l’intervento esterno: «La strada di accesso è stata spianata e allargata. Le scarpate rinsaldate con copali e una piantagione di salici, pino mugo, ginepro, sorbo. Il fondo della stradina è stato caricato con materiale che consente il transito».
(Barbara Bertasi )
[Fonte: L’Arena]
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